22 Settembre 2016

Roma, “Fertility Day”: manifestazione e proteste per chiedere le dimissioni del ministro Lorenzin

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Una protesta, quella che si sta svolgendo a Roma, proprio dove è in corso una tavola rotonda del Fertility Day. Circa una settantina di persone si sono riunite per chiedere le dimissioni del ministro Lorenzin e di essere ricevuti per poter parlare.

Fertiliy Fake, una manifestazione per chiedere le dimissioni del ministro Lorenzin

Foto © ANSA)

Molti gli slogan con l’hashtag #sonoinattesa, ma in attesa di altro. Le proteste dei manifestanti girano intorno ad un’attesa che perdura da più di nove mesi: sono in attesa di diritti, welfare, diritto allo studio, ambiente sano, asili nido nelle università e molto altro. La loro protesta, partita sul web, ha visto l’adesione di varie organizzazioni e associazioni, come Cgil, Arci, Artemisia, Anddos, Unite in rete, Libere tutte, Unione donne in Italia, solo per citarne alcune. Sono, inoltre, in previsione altre manifestazioni in altre città d’Italia. Proteste forti, in cui si richiede che a tutte e tutti sia garantita la possibilità di scelta su se e quando diventare genitori “Le polemiche non devono distogliere dal problema e dall’emergenza denatalità in Italia: non si deve oscurare il significato di questa iniziativa”. Queste sono le dichiarazioni dei presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, in occasione dell’iniziativa a Roma per il Fertility Day, promosso dal ministero della Salute, finito nel mirino per un presunto messaggio razzista nella copertina di uno degli otto opuscoli della campagna.

Una campagna per tutelare e proteggere e per sensibilizzare, soprattutto i maschi. “Ci sono 700.000 persone che stanno provando ad avere figli e che non ci riescono per vari motivi, spesso per patologie che potevano essere curate. E molti non sanno che c’erano delle terapie, oggi gratuite. Spero sia una grande giornata che possa dare almeno un primo spunto di informazione sulla propria salute e che se ne esca con molte nozioni in più”. Lo afferma il ministro della Salute,Beatrice Lorenzin, aprendo i lavori del Fertility Day a Roma, dopo le nuove polemiche legate alla campagna di informazione basata su immagini che sono state accusate di razzismo e ritirate ieri dal ministro. “Le campagne – spiega – vanno fatte in maniera continuativa. Abbiamo un aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmesse fra i giovani, che si devono tutelare e proteggere, e di questo abbiamo fatto una delle issues della campagna. Puntiamo poi particolarmente a sensibilizzare i maschi: le donne sono più attente alla loro salute. Ci siamo battuti per inserire nei Lea alcune malattie come l’endometriosi, ma ci stiamo anche focalizzando sulla salute maschile e c’è una grande azione di informazione sul varicocele, un disturbo che colpisce i giovanissimi, che non vanno dall’andrologo. Mentre è importante che si sottopongano agli screening”.

“Insomma questo è il Fertility Day – prosegue Lorenzin – Il nostro Piano nazionale fertilità è pienamente in linea con gli obiettivi posti dall’OMS. L’Italia è in prima linea, era tanto che in questo Paese non si parlava di questi temi. Siamo in un Paese abbastanza particolare – ribadisce – stiamo parlando di salute e di un problema che riguarda milioni di persone. Poi c’è la politica e la strumentalizzazione, c’è un sacco di gente che aspira a fare il ministro. Benissimo, io intanto mi occupo delle cose concrete‎: Lea, nomenclatore, fondo sanitario”. Lorenzin è poi tornata sulla campagna del Fertility Day: “Che io debba passare giornate facendo speculazioni su delle foto, lo faccio un giorno, poi chi è responsabile se ne deve andare. C’era una foto diversa da quella che abbiamo vidimato. Bisogna che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità, per il resto vorrei che si affrontassero i problemi di salute. Diciamolo – ha sottolineato il ministro a margine dell’apertura della giornata sulla fertilità – la prima campagna sul Fertility Day era proprio brutta; ma io faccio il ministro e non il comunicatore. Io ho verificato la nuova campagna e il motivo per cui ho rimosso il direttore è che la foto che ho autorizzato ‎non era quella poi passata. Credo ci sia stato un errore tecnico – conclude Lorenzin – ci hanno portato un documento cartaceo, che poi a livello digitale era diverso. Io mi prendo carico di tutto, purché lo abbia deciso io. In questo caso non è stato così. Al di là di tutto nessuno aveva intenzioni razziste, e non si può accusare il ministero di razzismo quando ‎lavoriamo tutti i giorni a favore della salute per tutti”.

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