22 Settembre 2016

Le legge contro gli sprechi alimentari spiegata dalla promotrice Maria Chiara Gadda. Ecco l’intervista

Tempo medio di lettura: 8 minuti

E’ entrata in vigore il 14 settembre, la legge 19 agosto 2016 n. 166 contro gli sprechi alimentari, detta “Legge Gadda” dal nome della deputata varesina Maria Chiara Gadda del Pd, prima firmataria e promotrice di questa nuova e importante normativa. Sono 18 gli articoli di cui si compone e toccano svariati ambiti, da quelli più semplici a quelli più complessi, come quello fiscale. Obiettivo primario: limitare gli sprechi alimentari favorendo il recupero e semplificando le procedure per la donazione delle eccedenze lungo tutta la filiera economica.

(Foto © Pietro Di Bari - Partito Democratico Varese)

(Foto © Pietro Di Bari – Partito Democratico Varese)

Dalla sua prima stesura diversi sono stati gli emendamenti atti ad apportare migliorie al testo di legge. Tra le novità rispetto al testo base, troviamo due emendamenti del Pd approvati dall’Aula: il primo prevede che anche gli enti pubblici, e dunque non solo le Onlus, potranno essere considerati “soggetti donatori”. Il secondo stabilisce che si possono donare anche i cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché le irregolarità non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Non sarà poi richiesta la forma scritta per le donazioni gratuite di cibo, farmaci e altri prodotti, secondo quanto prevede un altro emendamento della Commissione approvato dall’Aula. Nella prevenzione dello spreco sono state coinvolte anche le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere, e inoltre è stato dato più spazio alle cosiddette produzioni a “chilometro zero”, che dovranno essere promosse dal ministero delle Politiche agricole nel quadro di azioni mirate alla riduzione degli sprechi. Il testo alla Camera ha incassato 277 sì, nessun voto contrario e 106 astensioni. E’ arrivata successivamente l’approvazione anche del Senato con 181 sì, 2 no e 16 astenuti, con cui l’Italia si è dotata di una legge organica in materia di recupero delle eccedenze e sulla loro donazione per finalità solidali.

Ci può tracciare un quadro generale di quella che era  la situazione in Italia prima dell’approvazione della legge?

Possiamo dire che l’Italia è uno dei paesi migliori in termini di recupero delle eccedenze. Già esistevano, infatti, tante esperienze positive che si sono sviluppate in questi anni grazie ad una legge, la legge n.155 2003, chiamata “Del buon samaritano”, che ha consentito le donazioni in questi anni. Questa legge era però generica, quindi le associazioni e gli altri enti intenzionati a donare hanno incontrato delle difficoltà che, con questa nuova normativa, abbiamo voluto colmare e semplificare. Questa legge, non vuole andare a sommarsi alle tante altre già esistenti, ma vuole essere una semplificazione, perché mette assieme tutte le normative legate al tema, armonizzandole. Aiuta a capire il quadro normativo di riferimento e scrive “chi può fare, cosa, e con quali responsabilità”. Quindi oggi chi vuole donare ha un unico punto di riferimento. Era necessaria una legge nazionale riguardante questa tematiche in quanto in precedenza, essendoci diverse iniziative e tanti buoni esempi positivi, esistevano anche diverse interpretazioni. Ad esempio in alcune regioni il pane non si riusciva a donare: noi abbiamo invece scritto in questa legge che il pane, lungo tutta la filiera, si può donare nell’arco delle 24 ore dalla sua produzione. Una buona pratica che in alcune realtà già si fa per scelta, oggi è contenuta in una legge e non vogliamo più regioni in cui non sia possibile farlo. Donare ovviamente è e rimane una scelta, possiamo però dire che oggi non esiste più la scusa riguardante l’incertezza che derivava dall’ambiguità delle interpretazione delle leggi esistenti.

Quali sono nel dettaglio le problematiche che vi erano in questo campo prima dell’approvazione della legge?

Il provvedimento definisce per la prima volta nell’ordinamento italiano i termini di “eccedenza” e “spreco” alimentari, fa maggiore chiarezza tra il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, e punta semplificare le procedure per la donazione, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della tracciabilità. Sarà ad esempio consentita la raccolta dei prodotti agricoli che sarebbero altrimenti rimasti nel campo e la loro cessione a titolo gratuito; per quanto riguarda il pane, su cui in precedenza esistevano interpretazioni diverse tra le varie regioni, si dice in modo chiaro che il pane potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione; per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, è permesso ai clienti l’asporto dei propri avanzi con la “family bag”. Queste ovviamente sono solo alcune delle “abitudini” su cui questa legge va ad operare, cercando di armonizzare tutte le normative esistenti in precedenza. L’Italia è la prima in Europa ad essersi dotata di una legge organica riguardante il recupero e la donazione delle eccedenze per solidarietà sociale. E’ vero che c’è stata anche in Francia, ma in realtà la legge francese è più limitata allo spreco della grande distribuzione. Quella italiana è l’unica legge organica, anche a detta dei giornali stranieri, perché attiene a tutto lo spreco che avviene lungo la filiera agroalimentare. Lo spreco avviene. infatti, per il 57% nella filiera economica e per il 43% in casa del consumatore. Dove quel 57% va dall’agricoltura alla produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione.

Partendo dal presupposto che donare non è un obbligo, avete pensato ad incentivi da dare a coloro che donano? In fin dei conti è un gesto che porta un beneficio all’intera collettività…

Obbligo e donazione sono due cose differenti. Ad esempio la legge francese ha utilizzato questo approccio ma è rimasta inapplicata. Noi quello che invece vogliamo è che si crei un percorso virtuoso e tutelato, che faccia sì che prima che i prodotti scadano o vadano a male vengano donati alle persone in difficoltà. L’obbligo è stato osteggiato dalle associazioni di volontariato ancora prima che dagli attori economici. Abbiamo infatti pensato di mettere a punto un sistema che valorizza ciò che i vari enti sono in grado di fare. In ogni caso, in Italia, anche prima dell’entrata in vigore della legge, si riuscivano a recuperare circa 5 tonnellate di generi alimentari che dunque non diventavano spreco. Molti avevano già fatto questa scelta indipendentemente dalla legge. Poi è chiaro che donare conviene più che buttare. Quindi a parte il tema della semplificazione burocratica innovativa, bisogna tenere presente che ciò che viene donato è esente IVA. Un altro elemento che è contenuto nella legge, che resta però una scelta locale… è stata data facoltà ai comuni che lo desiderano, e i cui bilanci lo consentano, di applicare un coefficiente di riduzione alla tariffa sui rifiuti proporzionalmente a quanto è stato donato. Ha un valore certamente simbolico, ma ci è sembrato giusto mostrare la differenza tra coloro che donano e coloro che non lo fanno, poiché donare è un vantaggio per la collettività oltre che per le aziende stesse. In un anno e mezzo di dibattito l’aspetto economico è quello che è emerso meno perché comunque è maturata la consapevolezza, e ciò è stato provato da alcune ricerche che sono state fatte: le aziende che donano, infatti, migliorano la loro stessa gestione, ad esempio della gestione del magazzino che diventa più efficiente o riguardante un migliore controllo delle merci. Donare ha dunque un vantaggio indiretto proprio sulla struttura gestionale dell’impresa stessa.

In Italia, iniziative di questo tipo possono portare al verificarsi di episodi come l’evasione fiscale o il mercato nero. Quali sono gli strumenti, se ce ne sono, di cui si è dotata questa legge per arginare questi rischi? Qual’è la documentazione attraverso cui è possibile dimostrare che un determinato quantitativo di merci è stato donato e non indirizzato a altrove?

Per quanto riguarda la documentazione diciamo che abbiamo tolto la burocrazia ridondante. Vogliamo che la donazione sia strutturale, quotidiana, ogni volta che si genera eccedenza la via maestra è quella di togliere burocrazia inutile come ad esempio la dichiarazione preventiva cinque giorni prima della consegna. Ora basterà un documento di trasporto, o un documento equipollente, in grado di consentire la tracciabilità del prodotto o una dichiarazione riepilogativa a fine mese, solo nel caso l’importo della donazione superi i 15.000 euro. Il documento di trasporto garantisce la tracciabilità, perché dimostra “chi ha donato cosa, a chi, quanto, quando”. La tracciabilità inoltre ha una doppia valenza, poiché oltre alla questione fiscale tutela anche la qualità, in quanto noi dobbiamo essere certi che ciò che viene donato deve essere buono e sicuro. Certamente questa è una forma di tutela riguardante le persone che ricevono la donazione. In relazione a questo abbiamo ribadito la differenza tra la data di scadenza e il termine minimo di conservazione (ovvero la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il…”). I due concetti sono molto diversi perché la data di scadenza che vale ad esempio per lo yogurt, i formaggi freschi e altri prodotti di questo tipo, non può essere superata, in quanto potrebbe essere pericoloso per la salute. Mentre ci sono tantissimi prodotti che non hanno la data di scadenza ma hanno il termine minimo di conservazione e sono fondamentalmente i prodotti in scatola come la pasta, lo zucchero ed altri. Questi prodotti possono essere consumati oltre quel termine perché ciò non comporta rischi per la salute, in quanto quella data indica semplicemente che il produttore garantisce entro quell’arco temporale e che il prodotto conserva le caratteristiche con cui è stato venduto, dunque friabilità, profumo, ecc. Ma se lo consumiamo un mese dopo non succede nulla, anzi mediamente il prodotto è uguale. Quindi noi abbiamo ribadito la differenza tra questi due concetti affinché i cittadini sappiano che i prodotti che hanno superato il termine minimo di conservazione possono essere consumati o comunque donati.

In relazione al 43% di cui parlavamo prima, dunque, per quanto riguarda gli sprechi che avvengono direttamente nelle case dei consumatore, si è pensato a organizzare campagne di sensibilizzazione?

Nella legge sono previste diverse cose, anche le campagne di sensibilizzazione. Auspichiamo che anche la televisione e i media prevedano delle trasmissioni dove ci si occupi di come si conservano i cibi o di come si legge un’etichetta per aiutare il consumatore ad orientarsi. Così come, allo stesso modo, crediamo che sia importante e fondamentale creare delle iniziative nelle scuole su questi temi. Penso poi ad un’altra cosa, contenuta nella legge, alla quale noi non siamo abituati ma che in moltissimi altri paesi è consuetudine: la promozione presso i ristoranti delle cosiddette “Family bag”, per consentire ai clienti di portare a casa gli avanzi. Ciò che purtroppo non permette di andare in questa direzione nel nostro paese è un elemento di tipo culturale, per cui associamo questa cosa a un senso di vergogna, qualcosa di disdicevole, mentre invece è una cosa normalissima e civile, che consente di non gettare via qualcosa che può essere tranquillamente consumata il giorno successivo.

Come pensa possano cambiare le abitudini e le modalità di approccio alla donazione da ora in avanti?

Ora per quanto riguarda la legge dobbiamo innanzitutto conoscerla bene noi e le associazioni di volontariato, perché deve essere capita ed interpretata bene. Non vogliamo più vedere brutte interpretazioni delle norme come è successo in passato. Noi tutto questo lo abbiamo fatto perché le cose funzionino e questo è il primo aspetto. L’altro aspetto riguarda politiche a medio o lungo termine di tipo culturale, perché, come è stato fatto negli anni passati per la raccolta differenziata, è necessario entrare nell’ottica che il cibo non si deve buttare. Quindi ci dobbiamo abituare a fare politiche di sensibilizzazione nei comuni, in televisione, sui giornali, a scuola, affinché sia possibile parlare di queste tematiche e farle conoscere in modo approfondito. Perché non buttare il cibo non significa soltanto produrre meno rifiuti. Se noi recuperiamo qualcosa non recuperiamo scarti ma prodotti buoni che quindi essendo buoni possono essere destinati a tante persone che sono magari in una situazione di difficoltà, ed è il tema più importante della legge.

L’idea, dunque, è che donare a coloro che ne hanno bisogno è solo una parte di un circolo virtuoso che porterebbe vantaggi a 360 gradi…

Esattamente. Questo è proprio il senso di un’economia circolare, concetto di cui si parla molto, ma erroneamente lo si associa solo alla gestione ottimale dei rifiuti. Invece l’economia circolare permette di mettere assieme il sociale, l’ambiente, le attività economiche. Infatti questo percorso è stato possibile anche grazie ad una comunione d’intenti esistente tra diversi enti.

Lo abbiamo potuto vedere anche semplicemente dalla modalità con cui la legge è stata accolta sia alla Camera che al Senato, positiva in entrambi i casi…

Si è stato positivo anche perché inizialmente questa legge è stata costruita con coloro che questa legge sarebbero andati poi ad utilizzarla. Il confronto in questo senso c’è stato sia con le associazioni di volontariato che con le imprese, grandi o piccole che fossero. Tra l’altro questa legge è immediatamente applicabile e non necessita di regolamenti aggiuntivi.

Quanto ha contato secondo lei l’eredità di Expo in termini di sensibilizzazione del pubblico?

La legge è cambiata moltissimo nel corso del tempo, la prima stesura è precedete ad Expo di qualche mese. Diciamo che inizialmente, quando ho fatto la conferenza stampa alla Camera per la presentazione del testo, è stato faticoso portare persone e giornalisti perché è un tema che è sempre rimasto un po’ marginale. Ad esempio il Banco alimentare esiste da anni, il punto è che moltissime persone hanno portato avanti queste iniziative strutturate e bellissime, ma sempre nel silenzio. Invece Expo ha messo sul tavolo, insieme alle parole del Presidente della Repubblica, all’enciclica del Papa, queste tematiche facendole diventare argomenti di discussione comune, che esistevano già in precedenza, ma alle quali non era data la medesima importanza.

Una legge molto importante per la quotidianità degli italiani, promossa e firmata dalla deputata varesina Maria Chiara Gadda.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127