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11 Settembre 2016

Luino, “Il consumo di cannabis? E’ controllato dalle mafie”. Riflessioni dopo il dibattito sulla legalizzazione

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(emmepi) – “Conoscere per deliberare”. Con questa frase di Luigi Einaudi si potrebbe sintetizzare l’incontro/dibattito sul Progetto di Legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della produzione, del consumo e del commercio della cannabis e dei suoi derivati che si è svolto venerdì 9 settembre in piazza Libertà a Luino.

(blog.officialfattone.it)

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Luino, “Il consumo di cannabis? E’ controllato dalle mafie”. Riflessioni sul tema della legalizzazione. L’evento è stato organizzato da “Radicali Italiani”, in collaborazione con il movimento “Possibile”, promotori della campagna “Legalizziamo”. Relatori d’eccezione, “per una città come Luino non abituata a trattare questi temi”, Edgardo Vieira (agronomo e canapicoltore, membro di Assocanapa), Marco Cappato (tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e presidente di Radicali Italiani), Andrea Cazzolaro (comitato Alex Langer). Moderatore della serata Alessandro Franzetti (PhD Student in Diritto e Scienze Umane – Dipartimento di Diritto, Economia  e Culture – Università degli Studi dell’ Insubria, Rappresentante dei dottorandi in Consiglio di Dipartimento, Coordinatore ADI Varese-Como, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani).

Nella sua introduzione, Franzetti ha ringraziato l’Assessore Alessandra Miglio, unica tra i 18 amministratori del Comune, ad essersi resa disponibile per l’autenticazione delle firme che si stanno raccogliendo a Luino, ricordando però, che è anche possibile recarsi in Comune durante gli orari di apertura dell’Ufficio Anagrafe; Gianfranco Cipriano (Movimento 5 Stelle) per aver aiutato a pubblicizzare l’incontro e il Presidente della Pro Loco Mario Gambato per aver messo a disposizione le panche e il gazebo.

Chiari, documentati e concisi gli interventi dei due relatori, che hanno affrontato l’argomento sia analizzando gli aspetti industriali, alimentari e medico terapeutici della coltivazione e uso della canapa, sia spiegando il punto di vista dei promotori del Sì. Il dott. Vieira ha esordito con un breve excursus storico sulla canapa, “prima coltura che l’uomo ha addomesticato e coltivato per tutta una serie di usi, tra i quali la più nota è la fibra, utilizzata per le vele delle navi”. È poi passato ad illustrare il prezioso contributo di questa pianta nelle diete moderne, povere di Omega 3 e Omega 6, nelle quali fornisce un supporto proteico e di elementi nutrizionali che non si trovano in alcun altro vegetale. La canapa contiene però circa 120 cannabinoidi, tra i quali alcuni con ottimi effetti terapeutici, come il CBD e i cui usi officinali, in combinazione con differenti percentuali di THC, supera quelli di qualsiasi altro cannabinoide noto: favoriscono la riduzione o la prevenzione d’infiammazione e nausea, diabete, schizofrenia, alcolismo, artrite reumatoide, epilessia, patologie cardiovascolari; è usato anche come antipsicotico, ansiolitico e antidolorifico per gli spasmi muscolari o i dolori neuropatici.  È indubbia anche l’efficacia della cannabis contro certe patologie, come quelle dei malati cronici in chemioterapia e contro la loro debilitazione fisica, favorendo il recupero fisico del paziente, o in malattie degenerative come l’AIDS. Purtroppo, però, la THC è una molecola il cui uso è proibito dall’attuale legislazione nel nostro Paese. Ecco perché “In un’ottica moderna, è necessario dare la possibilità di coltivare la canapa non solo a scopi industriali, legalizzando e regolamentandone la coltivazione per uso terapeutico, anche se contiene percentuali di THC superiori a quelli consentiti”. Del resto, un tempo in Italia 100 mila ettari erano coltivati a canapa: secondo paese al mondo per produzione e il primo per qualità.

Ma se attualmente non si può coltivare e invece si può consumare, dove viene acquistata la cannabis? Al mercato nero, controllato dalle mafie. Allora l’unico modo per contrastare questa pratica è realizzare una filiera competitiva rispetto ad altri paesi, anche europei, come Spagna e Portogallo, nei quali esiste già una Legge che ne regolamenta l’uso. Con l’approvazione di una Legge si favorirebbe altresì la ricerca e i pazienti potrebbero accedere ad una somministrazione controllata dal Sistema Sanitario Nazionale, che invece attualmente è molto costosa (si parla di 30/35 € al grammo).

“La coltivazione e l’auto coltivazione devono però essere controllate, regolamentate e certificate, garantite dallo Stato, in funzione dell’uso che se ne deve fare”. Ha concluso il dott. Vieira. Marco Cappato ha invece puntualizzato alcuni aspetti politici del disegno di Legge: “Parliamo di legalizzazione e non di liberalizzazione, perché il dibattito non deve essere impostato su quanto la cannabis faccia male. Infatti droghe legali come l’alcool e il tabacco producono rispettivamente 30 mila e 90 mila morti l’anno. Per quanto riguarda la cannabis, stiamo parlando di circa 3 milioni di consumatori, anche saltuari: qui si tratta evidentemente di un comportamento che, se fino a 50 anni fa poteva darci l’illusione di poter essere cancellato, ora è impensabile che possa essere estirpato. È lo spacciatore criminale, ad avere l’interesse di far passare dal consumo della cannabis a quello di sostanze più pericolose, ma anche più redditizie”.

Questa battaglia per l’approvazione del Disegno di Legge è un problema di democrazia, perché “il Parlamento italiano non ha mai discusso di questo e altri temi (vedi l’eutanasia), gli stessi di cui si dibatte negli altri paesi. Bisognerebbe favorire il dibattito sui temi sociali”. Cappato ha spiegato il motivo per cui si stanno raccogliendo le firme: “Il nostro vero avversario non sono coloro che la pensano in modo diverso: i nostri avversari sono gli indifferenti”. Ha puntualizzato, citando Marco Pannella e facendo notare come sia scandaloso che ancora non si sia organizzato un dibattito televisivo, affinché i cittadini possano conoscere le ragioni di coloro che sono favorevoli alla liberalizzazione e di coloro che sono contrari. “Basterebbe un dibattito parlamentare seguito dalla TV, perché il ruolo dello Stato è quello di fornire tutte le informazioni utili per capire che cosa ingeriamo, dare regole e invitare alla prevenzione: tutto questo si può fare solo quando una sostanza è regolamentata”.

Ecco perché la campagna “Legalizziamo” intende raccogliere 50 mila firme: “Per combattere contro la disillusione e la repulsione maturata nei confronti della politica, con l’umiltà di cercare un dibattito in piazza su questi temi. Un’impresa come questa passa dalla disponibilità e dalla buona volontà di tutti, anche di coloro che vogliono pensarci ancora, prima di decidere”.

E il dibattito, al termine degli interventi, c’è stato: puntuale, preciso, diversificato, competente e mai sopra le righe, da parte di cittadini che hanno voluto esprimere la loro opinione, aggiungere informazioni sul tema e ponendo delle domande ai relatori.

Bilancio della serata, dunque, più che positivo, ma soprattutto, segno di civile confronto e reciproco rispetto tra le parti.

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