29 agosto 2016

XXV anniversario della morte di Libero Grassi, ucciso dalla mafia per aver avuto il coraggio di ribellarsi

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Venticinquesimo anniversario della morte dell’imprenditore Libero Grassi, ucciso per mano della mafia, “reo” di aver avuto il coraggio di ribellarsi, denunciando pubblicamente i soprusi e le richieste di estorsioni con cui ogni giorno gli imprenditori erano costretti a scendere a patti.

XXV anniversario della morte di Libero Grassi, ucciso dalla mafia per aver avuto il coraggio di ribellarsi

Ricorre oggi il XXV anniversario della morte di Libero Grassi, l’imprenditore italiano ucciso da cosa nostra dopo aver intrapreso un’azione solitaria contro una richiesta di pizzo senza ricevere alcun appoggio da parte delle associazioni di categoria. Libero, nato a Catania ma trasferitosi a 8 anni a Palermo, deve il suo nome ai genitori che decisero di chiamarlo così in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti. La sua famiglia era antifascista ed anche Libero maturò una posizione avversa al regime di Benito Mussolini. Nel 1942 si trasferì a Roma, dove studiò scienze politiche durante la seconda guerra mondiale. A seguire la scelta di entrare in seminario per opporre un fermo rifiuto a combattere una guerra da lui giudicata ingiusta al fianco di fascisti e nazisti, salvo poi uscirne per continuare i suoi studi presso la facoltà di giurisprudenza all’ Università di Palermo, dopo la liberazione. Malgrado l’intenzione di divenire diplomatico, decise di proseguire l’attività del padre come commerciante. Negli anni cinquanta trasferitosi a Gallarate,entra nel meccanismo dell’imprenditoria; per poi tornare successivamente nel capoluogo siciliano per aprire uno stabilimento tessile. Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, viene anche preso di mira da Cosa nostra, che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia, e di uscire allo scoperto denunciando gli estorsori. I suoi dipendenti lo aiutano facendo scoprire degli emissari, ma la situazione peggiora. L’imprenditore Libero Grassi venne assassinato nel 1991 “reo” di aver denunciato tramite una lettera sul Giornale di Sicilia le richieste di pizzo che gli furono avanzate e per essersi rifiutato di scendere a compromessi con la mafia.

Nonostante il suo coraggio, Libero fu lasciato solo sia dai suoi colleghi ma soprattutto dalle istituzioni fino al giorno della sua morte, avvenuta il 29 agosto 1991, mentre si recava a piedi a lavoro. “Oggi sarebbe affiancato da molti colleghi che in questi anni, con l’ausilio del movimento antiracket, si sono finalmente liberati da ogni forma di taglieggiamento, oltre che da migliaia di cittadini pronti a sostenere la sua scelta”, osserva il Comitato di Addiopizzo che invita i cittadini e le istituzioni a partecipare alle giornate di commemorazione del 28 e 29 agosto, che si articoleranno in vari appuntamenti, uno dei quali dedicato anche alla memoria della vedova di Libero, Pina Maisano Grassi, scomparsa lo scorso giugno.

In occasione del XXV anniversario della morte di Libero Grassi, la famiglia dell’imprenditore assassinato da Cosa nostra e Addiopizzo promuovono per il 28 e 29 agosto una serie di iniziative in suo ricordo. “Mio padre era troppo avanti nel tempo in molte cose. Quando ha fatto la sua denuncia pubblica e televisiva era sicuro di avere consenso e invece è stato lasciato solo. Non aveva certo manie di protagonismo come disse l’associazione industriali di Palermo. Quello che è cambiato, 25 anni dopo, è il fatto che se ne parla, che Rai e Mediaset trasmettono documenti e informazioni. Ci sono più mezzi, le associazioni antiracket e la possibilità di denunciare” dice Alice Grassi, la figlia dell’imprenditore siciliano ucciso 25 anni fa perchè ha avuto il coraggio di rendere pubblico il suo rifiuto di pagare il pizzo alla mafia.

Viene ricordato, nel giorno del suo omicidio, nella docufiction di Rai1 ‘Io sono Libero’, con la regia di Francesco Miccichè e Giovanni Filippetto, in onda in prima serata oggi. Coprodotta da Rai Fiction e Aurora Tv di Giannandrea Pecorelli, la docufiction ripercorre, attraverso ricostruzioni e immagini di repertorio, gli ultimi 8 mesi di vita di Libero Grassi, dal 10 gennaio 1991, giorno di pubblicazione sul ‘Giornale di Sicilia, della lettera al ‘Caro estorsore’, alla partecipazione alla trasmissione ‘Samarcanda’ di Santoro al giorno della sua uccisione, il 29 agosto dello stesso anno. Ci sono anche le testimonianze di coloro che conobbero Grassi, i protagonisti della scena pubblica di allora fra i quali Felice Cavallaro, Tano Grasso, Nando Dalla Chiesa, Leoluca Orlando, Giuseppe Ayala, Umberto Santino e anche i ragazzi di “Addio Pizzo” e di “Libero Futuro”. Il punto di vista è quello del giovane giornalista Marco (Alessio Vassallo) che segue la vicenda. Nel ruolo di Libero Grassi l’attore Pietro Chiaramida, in quello della moglie Pina Alessandra Costanzo. Nel cast anche Stella Egitto. Sempre il 29 agosto verrà trasmesso in seconda serata su Canale 5, all’interno di ‘Top secret’, il documentario ‘Libero nel nome’ realizzato sei anni fa da Pietro Durante di cui la Taodue ha acquisito i diritti di trasmissione. E sempre la Taodue, come spiega Pietro Valsecchi, sta “ultimando la sceneggiatura del film tv che con la regia di Graziano Diana vedrà Giorgio Tirabassi interpretare il ruolo di Libero Grassi. Questo, dedicato all’imprenditore siciliano sarà uno dei quattro film tv del ciclo ‘Liberi sognatori’ che, insieme alle storie di altri eroi civili come Renata Fonte, Mario Francese, Emanuela Loi, andrà in onda su Canale 5 nella primavera del 2017”.

“Sono due documenti diversi. Quello di Durante è un documentario molto bello, abbiamo lavorato insieme con i giovani di ‘Addio Pizzo’ che mia madre considerava dei nipoti” dice Alice Grassi ricordando così anche la mamma Pina scomparsa a giugno.

“Mio padre non è stato ucciso perchè non dava i soldi alla mafia ma per la sua denuncia pubblica. Si sa dalle intercettazioni che il motivo è questo e che non tutti erano d’accordo, è stata una decisione autonoma del clan Madonia” spiega la figlia di Grassi. “Chi comincia oggi l’attività imprenditoriale non è costretto a scendere a patti con la mafia. Nella Palermo di 25 anni fa l’80% pagava e questo non piaceva certo a tutti. C’era un accordo, pagare tutti per pagare meno e non bisognava rompere gli equilibri, mio padre li ha rotti” sottolinea Alice Grassi che ha visto ‘Io Sono Libero’ prima che fosse pronta per la messa in onda. “Il messaggio è corretto, spiega bene come sono andate le cose. A me in generale non piacciono le fiction ma ho trovato molto carina l’idea del giovane giornalista che segue la vicenda e poi ho scoperto che Vassallo è una persona deliziosa, uno che ci crede veramente in quello che fa”. “Anche oggi – aggiunge – la nostra famiglia non ha voglia di protagonismo. Abbiamo detto no per tanti anni ma quando mio figlio che ha vent’anni, mi ha raccontato che i suoi amici di scuola non sapevano nulla del nonno ho capito che alcuni fatti erano diventati storia ed era giusto farli conoscere. Mi auguro che Rai e Mediaset diano questo materiale alle scuole. Dover ricordare sempre persone uccise è molto triste. Dobbiamo imparare a fare qualcosa perchè questa gente per bene non muoia. La cosa fondamentale è avere appoggio e sostegno dai cittadini quando si è vivi. In un paese corrotto non funziona nulla e ci stupiamo che crollino le case con i terremoti”. (ANSA)

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