21 Agosto 2016

Anche su Twitter il lutto diventa social, sempre più un argomento pubblico

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Una vita sotto i riflettori. Nelle piazze virtuali ormai si condivide tutto: matrimoni, vacanze, routine quotidiana e non solo. Oggi anche il lutto diventa “social”. Se nel 20esimo secolo la morte e la sofferenza per la perdita di una persona cara sono stati in gran parte considerati “affari privati” – da vivere a porte chiuse, nell’intimità di chiese e case di famiglia – ora i social network stanno ridefinendo i confini e il modo stesso in cui la gente “si addolora”. In particolare Twitter sta ampliando la conversazione sulla morte e il lutto. E’ quanto evidenziano due ricercatori, sociologi dell’università di Washington, con uno studio presentato a Seattle in occasione del Meeting annuale dell’American Sociological Association (Asa).

(datamanager.it)

(datamanager.it)

Anche su Twitter il lutto diventa social, sempre più un argomento pubblico. Per trovare utenti Twitter deceduti, Nina Cesare e Jennifer Branstad hanno utilizzato “mydeathspace.com”, un sito web che collega le pagine social dei morti ai loro necrologi online. Hanno passato al setaccio quasi 21 mila necrologi e identificato 39 persone morte con account Twitter (la stragrande maggioranza delle voci sono collegate a profili Facebook o MySpace).Le cause note più comuni di morte tra le persone del campione sono state, nell’ordine, suicidi, incidenti automobilistici e sparatorie. Analizzando i profili i ricercatori hanno scoperto che in questo social media le persone si accostano al tema della morte in un mix di comportamenti pubblici e privati che risulta diverso rispetto agli altri social network.

Le differenze tra Facebook e Twitter. Mentre i post su Facebook riguardanti la morte di qualcuno tendono a essere più personali e a coinvolgere chi ha conosciuto il defunto, gli utenti Twitter possono addirittura non conoscerlo, tendono a twittare commenti personali e generali, a legare la morte a questioni sociali più ampi, per esempio la malattia mentale o il suicidio. “Il modo in cui le persone anche estranee si trovano in questo spazio per condividere preoccupazioni comuni e aprire conversazioni sulla morte è davvero unico”, riflette Cesare. Twitter, secondo quanto emerso dallo studio, viene usato “per discutere, dibattere, e anche canonizzare o condannare”.

C’è chi mantiene un legame immaginario con la persona morta attraverso la condivisione di ricordi e gli aggiornamenti di vita e chi pubblica messaggi intimi – “Ti amo”, “Mi manchi tanto” – mentre altri commentano la natura della morte (“Così triste leggere i tweet della ragazza che è stata uccisa”), esprimono pensieri sulla vita in generale o inseriscono commenti con giudizi sul defunto. La natura espansiva dei commenti, dicono i ricercatori, riflette il fatto che la morte viene messa più sul generale su Twitter, rispetto a quanto avviene su Facebook. Se gli utenti di Facebook infatti spesso si conoscono fra loro e possono scegliere chi vede i loro profili, al contrario gli utenti Twitter possono “cinguettare” con chiunque e il limite dei caratteri li spinge a postare pensieri concisi, nudi e crudi.

I social media, riflettono i sociologi, hanno portato la morte di nuovo nella sfera pubblica. “Dieci, venti anni fa, era molto più privata e vincolata all’interno di una comunità”, spiega Branstad. “Ora, con i social media, stiamo vedendo abbattere alcune di quelle gerarchie e si amplia la platea di chi si sente a suo agio a esprimere commenti sul defunto”. “Nuove norme dovranno essere stabilite per definire ciò che è e non è opportuno condividere all’interno di questo spazio – conclude Cesare – Ma penso che la capacità di Twitter di portare il lutto al di fuori della sfera intima è un grande contributo, e la creazione di questo spazio dove le persone possono incontrarsi e parlare della morte è qualcosa di nuovo”. (ADNKRONOS)

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