13 Luglio 2016

Amnesty: “In Egitto gli ‘scomparsi’ vengono torturati”. Citato il caso di Giulio Regeni

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Diverse centinaia di egiziani scompaiono per periodi di tempo variabili e vengono torturati dall’Agenzia Nazionale di Sicurezza (Nsa) nell’ambito delle operazioni di repressione del dissenso. La denuncia giunge da un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, che cita anche il caso di Giulio Regeni.

Una manifestazione per Regeni - ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Una manifestazione per Regeni – ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Amnesty: “In Egitto gli ‘scomparsi’ vengono torturati”. Citato il caso di Giulio Regeni. Secondo il rapporto dell’organizzazione per i diritti umani, a partire dall’inizio del 2015 “almeno diverse centinaia” di egiziani sono scomparsi per un minimo di 48 ore, e in alcuni casi per mesi, prima che si sapesse che erano stati arrestati. Gruppi locali per i diritti umani, si legge, riferiscono che “ogni giorno una media di tre o quattro persone è soggetto a sparizione forzata sin dall’inizio del 2015”. La sparizione delle persone “permette all’Nsa di torturare i detenuti impunemente” ed è usata “come deterrente per il dissenso”.

Fra le vittime della repressione vi sono anche due 14enni. La madre di uno dei ragazzini, Mazen Mohamed Abdallah, ha raccontato ad Amnesty che il figlio, scomparso lo scorso 30 settembre, è stato torturato con scariche elettriche e sodomizzato con un bastone dopo essere stato accusato di far parte della Fratellanza Musulmana. Rilasciato il 31 gennaio, è ora in attesa di processo.

Gran parte delle vittime, riferisce il rapporto, sono sostenitori del deposto presidente islamista Mohammed Morsi, ma vi sono anche attivisti laici e persone apparentemente arrestate solo per i loro legami familiari. Secondo Amnesty è impossibile fornire numeri precisi perché le autorità mantengono la segretezza e i parenti delle vittime temono che le denunce possano ulteriormente mettere in pericolo i loro familiari.

Il rapporto accusa di complicità le procure egiziane, che non indagano sugli abusi e basano le loro accuse su confessioni estorte con la tortura. Mentre i governi europei e gli Stati Uniti, si legge, “forniscono ciecamente equipaggiamento di sicurezza e per la polizia all’Egitto” e “appaiono apertamente riluttanti a criticare il deterioramento delle condizioni dei diritti umani in Egitto”.

Intanto, dal Cairo è arrivato un secco “no comment” al rapporto di Amnesty International. Il portavoce della diplomazia egiziana, Ahmad Abu Zayd, ha fatto sapere in una nota che “l’Egitto ha già dichiarato più volte di rifiutare i rapporti di questa organizzazione non neutrale, che si muove in base a posizioni politiche e che ha un suo interesse specifico nel deformare l’immagine dell’Egitto. Di conseguenza – ha precisato – la questione non necessita di ulteriori commenti”.

Accuse pesantissime, che per il portavoce degli Esteri egiziano si basano su presupposti parziali. “Qualsiasi lettore obiettivo che legga i rapporti di Amnesty International sull’Egitto scoprirà sin dal primo momento come essi si basino su fonti che esprimono l’opinione di una sola parte e su persone ed enti che nutrono ostilità verso lo Stato egiziano, mentre ignorano che la magistratura si sta occupando dei casi citati in conformità con le leggi e i chiari principi sanciti dal diritto e dalla costituzione egiziani”, ha affermato Abu Zayd.

Anche il ministero dell’Interno del Cairo, responsabile per l’Nsa, ha finora negato che vi siano persone detenute illegalmente. Tuttavia, in gennaio, in risposta alle denunce delle famiglie presso il Consiglio Nazionale per i Diritti umani, ente nominato dal governo, il ministero ha ammesso la detenzione di 100 persone di cui era stata denunciata la scomparsa, affermando tuttavia che si trattava di detenzione legale. (ADNKRONOS)

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