EMERGENZA CORONAVIRUS (ATTIVITÀ APERTE E CONSEGNE A DOMICILIO ) Segnalaci la tua attività Guarda tutte le attività
9 Luglio 2016

Unicef: “Abbiamo dovuto interrompere l’esperimento. La sofferenza della piccola Anano era troppa”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Immaginate un esperimento, uno di quelli sociologici, uno di quegli esperimenti che spesso e volentieri si fanno per comprendere ciò che, al di là del chiacchiericcio e delle dichiarazioni di buoni intenti, si propone di testare se esiste una qualche coerenza tra le affermazioni dei benpensanti e quelli che sono i comportamenti che adottano nella vita. Ecco l’esperimento che Unicef ha deciso di condurre con la piccola Anano, una bimba attrice di soli 6 anni.

Come? Unicef ha dapprima fatto passeggiare la piccola Anano da sola per le strade di Tbilisi in Georgia vestita bene e pulita, situazione nella quale nessuno ha omesso di fermarsi, regalarle una carezza, chiederle con dolcezza se stesse bene, dove fossero i suoi genitori, se si fosse persa. Qualcuno addirittura le ha offerto del denaro. Ovvio no? Una bimba di soli 6 anni da sola nella strada di una qualche città desta dei sospetti, e preoccuparsene, che diamine, viene spontaneo!

Moltissimo peccato che quella stessa bimba una volta fatta vestire in modo differente non va incontro alla medesima sorte. Stiamo parlando sempre della piccola Anano, una bimba che continua ad avere 6 anni che però questa volta viene vestita male e lasciata sulla medesima strada con il volto sporco. Una bimba che a questo punto ha certamente bisogno d’aiuto. Ha sempre 6 anni, è sempre sola, è sempre su quella grande strada di passaggio ma questa volta nessuno la guarda. Gli occhietti della piccola non riescono a trovare lo sguardo di nessun passante, la sua presenza non sorprende più, non desta più alcuna preoccupazione. Nessuna premura o carezza le viene rivolta da quella stessa “umanità” che solo poco tempo prima era uscita vincitrice da quella che era diventata quasi una gara al gesto più compassionevole.

Anano è perplessa ma l’esperimento prosegue.

Unicef questa volta sceglie come location un ristorante affollato e la piccola Anano ben vestita inizia a passeggiare tra i tavoli. Incontra sorrisi, carezze, inviti a sedersi, dolcezza. Fa sorridere almeno in un primo momento una bimba che gira tra i tavoli da sola e la preoccupazione per il fatto che la piccola potesse essersi persa o che potesse aver bisogno di aiuto, non tardano certo ad arrivare. Reazioni che ancora una volta etichetteremmo come spontanee insomma.

Ma sempre di Anano, la bimba di 6 anni, parliamo quando in quello stesso ristorante fiorde di uomini e donne la allontanano dal tavolo dove stanno pranzando, perché vestita male e con il visetto sporco di fuliggine. Suvvia un po’ di decenza! è mai possibile che mentre questi gentil signori pranzano devono essere importunati dalla sua presenza? Giammai. Al passaggio della piccola Anano la reazione migliore che riusciamo a cogliere è quella che le riservano delle signore “per bene” che vista la bimba avvicinarsi mettono al riparo le loro preziose borse. Ma la discesa verso gli istinti più bassi dell’umanità prosegue con parole poco gentili che hanno come unico intento l’allontanamento della “fastidiosa presenza” di questa bimba che è bene ricordarlo continua ad avere 6 anni ed è sempre sola. Nessuna carezza, nessun sorriso, nessuna offerta d’aiuto.

Timore, diffidenza, indifferenza. La piccola Anano non comprende ma qualcosa la porta a fuggire dal ristorante con il viso coperto di lacrime, che nel loro scendere impetuose sciolgono quel poco di fuliggine nera che per qualche momento l’ha resa, agli occhi di un mondo indifferente, un fastidio di cui alla fine non è propriamente necessario occuparsi.

Questo esperimento agghiacciante viene interrotto, perché agghiacciante si rivela la natura dell’essere umano. La sofferenza, che qualche pennellata di trucco scuro in volto, provoca alla piccola Anano è eccessiva. Troppo è il peso che i suoi esigui 6 anni si trovano a portare sulle spalle. Il peso di un’umanità che le ha negato una carezza nel momento in cui ne aveva più bisogno, quando a ricoprire il suo corpicino c’erano abiti vecchi e dismessi. La piccola Anano di soli 6 anni si chiede perché, non capisce.

“Because my face covered in soot and my clothes were all dirty. This made me sad. I don’t know”.

Non capisce perché nulla c’è da capire. Nulla c’è da spiegare.

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127