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6 Luglio 2016

Maccagno Inferiore, “Borgo, portoni e arte: logiche di valorizzazione?”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Diego Intraina) – E’ una pena che l’iniziativa “Porte dipinte per Borgo – Camminando nell’Arte”, che non mi permetto di giudicare dal punto di vista artistico ma solo per la loro intuizione culturale, su cui si potrebbe scrivere libri interi di riflessione critica, possa essere ritenuta dall’amministrazione maccagnese un possibile strumento di rivitalizzazione di un borgo medioevale.

La rinascita della comunità di Maccagno Inferiore riprende vita grazie all'arte?

Non so come mai la Sovraintendenza, giustamente tanto scrupolosa quando si deve intervenire a modificare o tinteggiare una semplice facciata, non si esprima su interventi ridondanti che vanno ad alterare la peculiarità tipica dei nuclei: l’unitarietà e l’armonia silenziosa. Non stiamo parlando solo di pitturare impropriamente dei portoni (alcuni importanti quanto le murature), ma si è intervenuti anche su delle pareti e, bisogna proprio dirlo, non proprio con logiche analoghe che possono richiamare l’allora e mai casuale localizzazione dei vecchi affreschi. Logiche che, oltretutto, non possono nemmeno essere giustificate anche quando cercano la loro legittimazione nella “risoluzione” di interventi contraddittori e poco sensibili permessi dai predisposti Uffici di controllo.

Insomma, se vogliamo rinverdire la tradizione degli affreschi e delle pitture murali dovremmo perlomeno porci in quella condizione di senso simbolico che portava ad affrescare o a decorare una facciata e che non mi pare possa essere ritrovata sopra a dei portoni e nemmeno attraverso soggetti liberamente espressi. Se così invece fosse, e su questo lascio ad ognuno una personale riflessione, dovremmo metterci il cuore in pace e accettare che su delle murature di antica storia, un giorno, ci si possa ritrovare delle opere, di non minore qualità e “senso”, dei graffittari.

Dunque, è d’obbligo porci delle domande: che fine farà la bellezza “in sé” dei nostri nuclei? Chi potrà mai più dire quali saranno i limiti non sconfinabili del (buon) senso? Voglio ricordare che un eventuale rigenerazione della vitalità di questi luoghi unici e preziosi la si deve ricercare in politiche sicuramente diverse, attenzioni che vanno ben oltre al semplice e molto spesso improprio estetismo o strategia del fare. Il Centro di solidarietà, voluto da Corrini e dall’ex sindaco Giani, la Cittadella, voluta da Don Franco e, perché no, l’ospitabile integrazione “consigliata” dal mercato immobiliare che si sta verificando all’interno del nucleo, erano e sono ancora gli strumenti strutturali giusti che, qualora venissero affiancati e magari messi in rete con mirate politiche d’incentivo e di contributi mirati (per esempio la sistemazione delle facciate decorate, dei portoni e degli scuri originali ecc.) potrebbero, e questa è una scommessa giusta che condivido e auspico, forse riaprire le “case vuote”, le “cantine” e le “botteghe artigianali”.

È il patrimonio costruito e costudito, nella sua complessità stratificata e nella sua integrità qualitativa e quantitativa, l’unico e solo capitale a disposizione. Solo se questo capitale patrimoniale verrà messo in attività attraverso strumenti di relazione quotidiane (qui e ora) con strutturali e sussidiate politiche d’intervento, non con iniziative fittizie e puntuali, potremmo vedere nei prossimi anni dei risultati dinamici di rivitalizzazione.

Personalmente sono convinto che si possa fare molto, oltre quello che fanno già molti uomini di buona volontà, ma risulta necessario che in realtà piccole come la nostra (Maccagno con Pino e Veddasca) questa volontà la si debba necessariamente ritrovare nel virtuosismo dei comportamenti politici. Non dobbiamo dimenticarci che, in ogni circostanza, l’importanza e il successo di una buona politica la si valuta principalmente per la volontà immessa nel predisporsi alla ricerca di stimolo e sedimentazione delle relazioni umane, a loro volta capaci di rinforzare la coesione e la creatività comunitaria, e non nella possibilità di accumulare opere che molto spesso non possono funzionare e non fanno altro che consumare territorio (ne è un esempio eclatante il centro feste).

Finisco rubando alcune frasi dall’illuminante Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco di cui non mi stancherò mai di consigliare la lettura per il suo spirito critico cullato da profonda saggezza: “Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco. An­che per questo è tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all’analisi della pianificazione urbanistica”.

Colgo l’occasione per anticipare che il giorno 16 luglio si svolgerà un’innovata “Festa dei Popoli delle Contrade”, organizzata dalla Comunità Pastorale Maccagno e Valli che non a caso ha sede nella Cittadella di Maccagno Inferiore.

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