24 Giugno 2016

A Varese l’incontro per riorganizzare gli enti locali. Lavena Ponte Tresa ed altri nove comuni presentano un documento

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Il presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, ha presieduto ieri a Varese il tavolo territoriale di confronto: “Riforma autonomie richiede massima partecipazione e consapevolezza del territorio”. Entro il 30 luglio Regione Lombardia formulerà proposta su Aree Vaste. Presentato un documento condiviso e sottoscitto dai sindaci di Marchirolo, Lavena Ponte Tresa, Cremenaga, Marzio, Cadegliano Viconago, Cunardo, Brusimpiano, Valganna, Cugliate Fabiasco e Bedero Valcuvia. Ecco il testo.

A Varese l'incontro per riorganizzare gli enti locali. Lavena Ponte Tresa ed altri nove comuni presentano un documento

A Varese ieri l’incontro per riorganizzare gli enti locali. “Regione Lombardia, di fronte alla necessità di riorganizzare l’assetto delle amministrazioni locali, prima di formulare una proposta, ha scelto di ascoltare il territorio. E’ la fase più importante del percorso che porterà alla costituzione di enti di area vasta che dovranno avere confini diversi, e probabilmente più ampi, e aree omogenee con la funzione di erogare servizi che alla scala comunale non reggono più”. Lo ha detto ieri il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo nella sede dell’Ufficio territoriale di Regione Lombardia a Varese alla presenza di numerosi amministratori locali. Il Presidente ha infatti coordinato ieri il Tavolo territoriale di confronto della provincia di Varese sul tema dell’Area vasta e del riordino degli enti locali. Cattaneo ha sottolineato come questo lavoro sia “imposto dalla riforma della Costituzione, da norme nazionali e da risorse sempre più scarse. Dobbiamo fare questa riflessione – ha proseguito – per ragione di necessità. Oggi è stata una riunione importante per ascoltare i comuni anche nell’esperienza positiva di alcune realtà che hanno già effettuato la fusione e che hanno dimostrato di saper funzionare”.

Entro la fine del mese di giugno verranno raccolti i contributi da parte degli enti locali ed entro 30 di luglio verrà formulata la proposta regionale. “I tempi della riforma costituzionale – ha detto ancora Cattaneo – consentono di riflettere e di fare una proposta ben meditata perché il riassetto del sistema delle autonomie richiede la massima partecipazione e consapevolezza del territorio”. La Regione ha suggerito di partire con la riforma delle ATS (Agenzie di tutela della salute). All’incontro hanno partecipato anche i consiglieri regionali Luca Marsico, Giampiero Reguzzoni, Paola Macchi e Alessandro Alfieri.

Presentato ieri, inoltre, il documento condiviso da dieci comuni dell’alto Varesotto. A firmarlo i sindaci di Marchirolo, Pietro Cetrangolo, di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, di Cremenaga, Domenico Rigazzi, di Marzio, Maurizio Frontali, di Cadegliano Viconago, Arnaldo Tordi, di Cunardo, Angelo Morisi, di Brusimpiano, Fabio Zucconelli, di Valganna, Bruna Jardini, di Cugliate Fabiasco, Angelo Filippini, e infine quello di Bedero Valcuvia ing. Carlo Galli.

Ecco il testo.

La determinazione dei confini dell’Area Vasta – si legge nel documento -, non può prescindere da osservazioni e considerazioni inerenti la particolare conformazione della Provincia di Varese, che riproduce lo schema presente in tutte le province dell’arco alpino e prealpino, con disposizione nord-sud, ad eccezione della Valtellina, valle chiusa disposta sull’asse est-ovest. La Provincia di Varese è sbilanciata nel rapporto abitanti/territorio tra due parti molto diverse tra loro, con il 16 % della popolazione (150.000 su 900.000) che abita il 40 % del territorio e, di converso, l’84% che abita il restante 60%. È del tutto evidente che tale sbilanciamento renda necessaria un’architettura istituzionale in grado di adeguarsi alla realtà ed interpretarne le dinamiche territoriali e sociali.

Il concetto di Area Vasta è indubbiamente ottimale per lo svolgimento di alcuni servizi e funzioni: si pensi, ad esempio, al Traporto Pubblico Locale, alla Sanità ed alla Pianificazione Territoriale, difficilmente concepibili né ipotizzabili su scala diversa. Per altri servizi e tematiche, l’Area Vasta è sicuramente non rappresentativa, non funzionale né rispondente ai bisogni di popolazione e territorio.

Si pensi, a titolo esemplificativo, ai servizi sociali, trattati dai Piani di Zona, all’organizzazione territoriale dei piccoli e medi comuni, oggi rappresentati dall’Ente Comunità Montana, cui è demandata la gestione del territorio montano, a livello idrogeologico, agricolo e forestale, nonché tutta una serie di servizi delegati dai Comuni (Protezione Civile, Sportello Unico Attività Produttive – SUAP, Reticolo Idrico Minore, Funzione e Servizi Sociali, depurazione acque, prevenzione randagismo canino, Amministratore di Sistema, Catasto, Polizia Locale, servizio di Raccolta e Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani, ….)

L’esistenza di enti intermedi che rappresentino Ambiti Ottimali per zone omogenee è non solo auspicabile, ma irrinunciabile; la geometria di tali enti può anche assumere il carattere della variabilità: beninteso, tale variabilità non deve costituire una regola, né la consuetudine, poiché, se è vero che servizi molto diversi possono configurare aree molto diverse, è logico che, ove si verifica la compatibilità dimensionale, vi sia anche congruenza dell’omogeneità territoriale. Se la strada tracciata sarà quella di disegnare l’Area Vasta, si ritiene che il riordino e la strutturazione delle Sub Aree (Ambiti Ottimali – Zone Omogenee) debba essere di competenza del territorio, e portare le gestioni a livello locale, vicino al Cittadino fruitore del servizio. In sintesi, si crede che confini ed aggregazioni non debbano avere come obiettivo il governo del territorio nell’ottica della dimensione ottimale massima, ma il soddisfacimento del bisogno pubblico.

Riteniamo debba essere un compito specifico del territorio studiare ed individuare i sottoinsiemi più idonei al raggiungimento di tale obiettivo, riassumibile nel concetto di vicinanza dei servizi al Cittadino, secondo i criteri di efficienza ed efficacia, per cui ci assumiamo l’impegno di studiare un documento di analisi dettagliata con proposta di sintesi, che per complessità non può essere redatto nei tempi ristretti di questa convocazione, per cui, ad oggi, siamo comunque già in grado di dare un titolo, che prende le mosse dalla riunione convocata per discutere della nostra partecipazione al tavolo istituzionale odierno: Documento di Ponte Tresa – insieme e appartenenza, i concetti basilari della teoria degli insiemi. 

Al proposito è utile ricordare che gli esempi e le sperimentazioni più significative di collaborazione intercomunale in Provincia di Varese sono riferibili alle Comunità Montane; ad esempio, la Comunità Montana del Piambello, fondata liberamente dai Comuni nel 1957 quale forma aggregativa, separata per legge regionale nel 1973 tra Valceresio e Valganna Valmarchirolo, riunificata per legge regionale nel 2009, vanta ormai 60 anni di tradizione vocata alla collaborazione tra Enti. Questa tradizione e vocazione alla sperimentazione di forme collaborative, ci danno l’esperienza per poter dire che i processi aggregativi per funzionare devono essere condivisi, nascere da esigenze e bisogni effettivi, non teorizzati da modelli matematici standardizzati, avulsi dalla realtà, calati ed imposti dall’alto. Si è sentito parlare di Unioni obbligatorie, fusioni obbligatorie, gestioni associate obbligatorie… e non si è mai avuta alcuna prova, se non in negativo, che ciò porti a risparmi effettivi. Sempre a titolo esemplificativo, toccando un tema delicato sull’operatività dei Comuni, abbiamo motivo di ritenere che la strada più intelligente ed efficace da seguire sia un’altra: quella delle Convenzioni per l’utilizzo congiunto del personale, che consente flessibilità, mutuo soccorso, specializzazione professionale, agilità operativa, miglioramento del livello dei servizi e nessun aumento di costi. Ci riserviamo pertanto di inviare il Documento sopra richiamato, integrato con gli elementi tecnici, economici e socio culturali del caso, a fondamento della linea proposta”.

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