24 giugno 2016

Tra Agra e Colmegna si sono spente per sempre le luci sul set per il “solitario regista Langini

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(Invenzio Imolini) – In paese lo chiamavano tutti il regista. Ed in realtà regista era stato Osvaldo Langini, che il 18 giugno scorso ci ha lasciato in silenzio come aveva vissuto, specie negli ultimi anni, autoconfinatosi nella casetta avita, immersa nella pace ritemprante dei boschi, tra Colmegna ed Agra, in località Reséc.

Langini nel 1956 aveva diretto un film dal titolo “Ciao Pais”, con Mario De Simone, Mirko Ellis, Toni Geri, Maria Grazia Francia, Armando Guarneri, Leda Gloria, Philippe Hersent, Franco Balducci, Nino Marchesini, Carlo Ninchi, Nino Nini, Eleonora Ruffo, Lula Rocco, Ulisse Brunod. Una vicenda ambientata in Piemonte nel 1940 quando un certo numero di richiamati viene ad ingrossare le file di un reggimento di alpini, di stanza in Val d’Aosta. Alcuni dei nuovi arrivati formano una pattuglia di esploratori, il cui addestramento viene affidato ad un anziano sergente. Sono tra loro: Gerolamo, un maturo impiegato, che ha già combattuto in Africa; Toni, un prestante giovanotto, che sbarca il lunario facendo il contrabbandiere di sigarette; Pinin, che è ancora quasi un ragazzo ed e cresciuto all’ombra della canonica del suo paese; Amleto, uno spaccone, che è stato in prigione per furto e ne è uscito da poco; Gianni, un figlio di papà, campione di tiro a volo. La formazione di questo nucleo di alpini non è certo un’impresa facile. L’addestramento di elementi tra loro così diversi è estenuante, i mezzi a disposizione insufficienti. Tuttavia in poche settimane l’impresa, contro ogni previsione, approda a risultati insperati: le varie difformità si stemperano. Gli eventi precipitano, il reggimento traslocato in Grecia dove la situazione si è fatta critica, giunge sul terreno delle operazioni. Al sergente viene affidato l’incarico di occupare col suo reparto una posizione di copertura, che dovrà essere difesa saldamente per consentire alle truppe italiane libertà di movimenti. Il maltempo infuria, le artiglierie nemiche sottopongono la posizione ad un continuo martellamento; tuttavia gli alpini resistono fino al momento in cui giunge l’ordine di ritirarsi. Al reparto viene ora assegnata un’ardua e pericolosa missione: far saltare un ponte per ritardare l’avanzata del nemico. Benché provati dalla fatica e dalle privazioni sofferte, gli alpini si dedicano con entusiasmo all’impresa, che viene condotta a buon fine, ma costa la vita a Gerolamo, a Toni e a Gianni: i loro corpi, portati a spalla dai commilitoni in ritirata, avranno degna sepoltura.

Osvaldo Langini era un uomo che aveva viaggiato molto ed aveva raccontato le sue avventure in Africa anche in antologie per le scuole. La sua capacità narrativa era avvincente. Ricordo che passava intere serate nella casa degli amici Iolanda e Nino Ratti, la Ca’ di Lúf, incatenando i suoi interlocutori con la malia di avventurosi racconti. Nel 1952, aveva esordito con “Il Richiamo del Ghiaccio” nella veste di attore, di regista e di sceneggiatore, insieme con Marius Lisard, Loisette Laurent, Edy Della Valle, Antimo Reyner, Tino Roberti.

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