E’ Domenico Lucano, da tre mandati sindaco di Riace (Reggio Calabria), l’unico italiano presente nella classifica dei 50 leader più influenti del mondo stilata da “Fortune”, la famosa rivista americana. Il primo cittadino del comune calabrese è al 40esimo posto per l’impegno profuso nell’ambito dell’immigrazione nella classifica che vede nelle prime 5 posizioni Jeff Bezos, ceo di Amazon, la cancelliera Angela Merkel, la premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, Papa Francesco e Tim Cook, amministratore delegato di Apple. Qui è consultabile l’intera classifica.

Domenico Lucano, sindaco di Riace (Foto © gianlucacongiusta.org
Migranti, “Fortune”: il sindaco di Riace Domenico Lucano tra i 50 leader più influenti al mondo. “Per decenni l’emigrazione ha prosciugato la vita a Riace, un villaggio di 2.000 abitanti sulla costa calabrese – si legge su ‘Fortune’ -. Quando una barca di profughi curdi ha raggiunto le sue coste nel 1998, Lucano, che all’epoca faceva l’insegnante, ha visto un’opportunità. Ha offerto loro appartamenti abbandonati di Riace insieme alla formazione per il lavoro”. “Diciotto anni dopo, il sindaco Lucano è salutato come colui che ha salvato la città, la cui popolazione oggi include migranti provenienti da 20 nazioni, ringiovanendo l’economia del comune (Riace ha ospitato più di 6.000 richiedenti asilo in tutto). Anche se la sua posizione pro-rifugiati lo ha messo contro la mafia e lo Stato, il modello di Lucano – conclude la rivista americana – è stato studiato e adottato come esempio nell’ambito della crisi dei rifugiati in Europa”.
Il sindaco di Riace, in un’intervista a “La Repubblica”, commenta così il suo 40esimo posto nella classifica di “Fortune”: “Non so neanche chi mi abbia candidato. Forse una studentessa statunitense che ha lavorato su Riace, o una tv che si è occupata di noi. Io l’ho saputo da chi mi chiamava per farmi i complimenti, ma per me non è cambiato niente. Sono solo un sindaco che ci mette l’anima”. Tutto è cominciato nel ’98 quando sulle coste di Riace è arrivata una barca pieno di richiedenti asilo curdi: “Quell’esperienza ha cambiato tutto”. “Ci venne l’idea di usare le case abbandonate del centro storico per ospitare un popolo in fuga – spiega al quotidiano – In paese non erano rimaste più di 400 persone, una comunità che si spegneva giorno dopo giorno. Poi, Riace ha aderito al Programma nazionale asilo ed è diventata luogo di transito di tantissimi migranti”. “Sono stato anche io un emigrante – racconta a ‘La Repubblica’- a Torino, a Roma. Tornare in Calabria è stata la scelta più difficile: come tanti, avrei potuto costruire la mia vita al Nord, ma la voglia di tornare era troppo forte”. Una scelta di cui non si è mai pentito. “Quest’esperienza, per quanto non pretenda di risolvere i problemi del Sud, dà un contributo. Dimostra che un altro modo di agire è possibile”, conclude.
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