25 Marzo 2016

Bruxelles come Parigi, Salah doveva sparare in città. Sventato altro attentato nella capitale francese

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Filtrano nuove ipotesi dalle indagini sulle stragi: i jihadisti dell’Isis stavano preparando un attacco multiplo a Bruxelles in stile Parigi, in cui Salah avrebbe dovuto sparare in città. Ieri sera in alcuni blitz nella capitale belga sono state fermate 6 persone. C’è un nuovo ricercato per gli attacchi, è un siriano. Sventato, invece, un altro attentato in Francia: un arresto nella banlieue a nord di Parigi. Intanto si viene a sapere che un poliziotto aveva l’indirizzo di Abdeslam da 3 mesi. Sono stabili le condizioni della donna la cui foto è diventata uno dei simbolo degli attacchi.

APTOPIX Belgium AttacksPolizia aveva indirizzo Abdeslam da 3 mesi. Un poliziotto di Mechelen (nord) aveva l’indirizzo di Salah Abdeslam, uno dei responsabili degli attentati di Parigi, dal sette dicembre scorso ma non lo ha segnalato a Bruxelles per tre mesi: lo scrive oggi il quotidiano belga DH nella sua edizione online. Secondo quanto riferito, l’ufficiale di polizia aveva ottenuto le informazioni a Mechelen e aveva inserito l’indirizzo in un rapporto confidenziale destinato alla cellula antiterrorismo della polizia giudiziaria federale di Bruxelles: rue des Quatre Vents numero 79, a Molenbeek, dove Abdeslam é stato trovato venerdì scorso. Tuttavia, il rapporto non é stato trasmesso alla capitale ed é rimasto sotto chiave per tre mesi presso la polizia di Mechelen.

Nuovo ricercato per attacchi, è siriano. C’è un nuovo ricercato per gli attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles, si tratta di Naim Al Hamed, siriano di Hama, di 28 anni. Il nome compare su una lista di cinque principali sospettati introvabili, che si presume siano stati coinvolti negli attentati del 13 novembre a Parigi e in quelli di martedì a Bruxelles. La notizia era stata pubblicata ieri dai media spagnoli e ripresa oggi dalla Dh. L’uomo viene descritto come “molto pericoloso e forse armato”.

Attentato sventato, arrestato era legato ad Abaaoud. Reda Kriket, l’uomo arrestato ieri ad Argenteuil, nella banlieue nord di Parigi, mentre era arrivato allo “stadio avanzato” della preparazione di un attentato in Francia, era stato condannato in contumacia in Belgio insieme ad Abdelhamid Abaaoud, la “mente” degli attentati di Parigi. Lo si apprende da fonti della polizia francese. Nella sua abitazione sono stati ritrovati ieri sera esplosivi e, contrariamente a quanto dichiarato ieri sera dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, gli inquirenti avrebbero ricostruito un legame dell’attività di Reda Kriket con gli attentati di Bruxelles e Parigi. Lo scorso mese di luglio, Reda Kriket era stato condannato a 10 anni di carcere dal tribunale di Bruxelles nel processo della “filiera siriana” nota come “Zerkani”. Nell’ambito di questa rete, Kriket – originario della banlieue sud-ovest di Parigi, un passato di rapinatore – aveva fatto partire per la Siria una trentina di persone. Fra queste, Abaaoud.

Stabili condizioni donna in foto simbolo attacchi. Una hostess indiana ferita nell’attentato all’aeroporto di Bruxelles, è “in condizioni stabili e si sta riprendendo”. Lo ha riferito oggi la compagnia aerea Jet Airways in un comunicato. Nidhi Chaphekar, 40 anni e madre di due figli, è diventata uno dei ‘simboli’ dell’attacco terroristico dopo che la sua foto, che la ritrae accasciata su una panchina con il viso coperto di sangue e l’uniforme gialla lacerata, è stata pubblicata su tutti i giornali. La donna ha ustioni sul 15% del corpo e un piede fratturato. In un primo momento era circolata la notizia che era in coma, ma la compagnia aerea privata ha poi smentito precisando che non è in pericolo di vita. Intanto, dopo un giorno e mezzo, 241 indiani che erano stati bloccati nella capitale belga sono tornati con un volo speciale partito da Amsterdam e atterrato a New Delhi. Sono stati trasportati con un bus nello scalo olandese. Tra di loro ci sono anche 28 dipendenti dei due voli Jet Airways che erano atterrati a Bruxelles poco prima dell’attentato. Un secondo volo che era diretto a Mumbai è stato cancellato a causa di problemi tecnici e i passeggeri sono stati imbarcati sullo stesso aereo per la capitale indiana.

I terroristi dell’Isis stavano preparando un attacco multiplo a Bruxelles in stile Parigi. Una parte della cellula jihadista – quella di cui avrebbe dovuto far parte clamorosamente anche Salah Abdeslam – doveva sparare alla gente con i kalashnikov per le strade della città, mentre l’altra si doveva far saltare in aria in aeroporto e in metro, come poi è effettivamente avvenuto. Questa l’ultima ipotesi filtrata dalle indagini in corso sulle stragi di Bruxelles e ritenuta – secondo i media – assai plausibile, anche se non certa, dagli inquirenti. Del gruppo di fuoco di Adbeslam, secondo la ricostruzione, facevano parte anche Mohamed Belkaid e Amine Choukri. Ma prima la sparatoria avvenuta nel covo di Forest – e nel corso della quale la polizia ha ucciso Belkaid – e poi l’arresto di Salah hanno impedito che il piano venisse attuato nella sua interezza. Lasciando al gruppo dei kamikaze partito dal covo di Schaerbeek il compito di portare a termine la loro missione di morte.

L’inchiesta comunque procede senza sosta e riserva ogni giorno novità, alimentando anche le polemiche sull’efficienza dei servizi d’informazione e della polizia belga. Nonostante ciò, il centro di crisi ha deciso di far scendere da 4 a 3 il livello di allerta, il che significa che la minaccia di attacchi terroristici non è più “imminente” anche se resta “grave”. Gli investigatori hanno individuato un secondo uomo, grazie alle telecamere di sorveglianza presenti nelle stazioni della metropolitana, accanto a Khalid El Bakraoui, che è ora ricercato dalla polizia, sempre che non sia già saltato in aria insieme al kamikaze. Il quale era ricercato dall’Interpol, ma non dalla polizia federale belga, fin dal dicembre scorso. E intanto continua la caccia all’uomo con il cappello e la giacca chiara che compare nella foto presa all’aeroporto poco prima della doppia esplosione. Gli arresti compiuti in serata hanno riguardato tre persone arrestate proprio “davanti alla procura”, che si trova in pieno centro di Bruxelles a fianco del palazzo di giustizia, ha detto un portavoce della procura Eric Van Der Sypt. Altre due sono stati fermate sul territorio di Bruxelles e una persone a Jette. Nelle prossime ore si deciderà se formalizzare il provvedimento di arresto. Perquisizioni sono state effettuate anche a Schaerbeek, il quartiere dove c’era il covo degli attentatori, ma non è stato effettuato alcun fermo.

Ma l’altra ipotesi inquietante emersa nelle ultime ore è che i terroristi stessero progettando un’azione che doveva avere a che fare con l’energia nucleare: una bomba “sporca” oppure un attacco a una delle molte centrali presenti nel Paese. Uno scenario, quest’ultimo, sul quale la procura federale ha sentito l’esigenza di intervenire affermando, in una nota, di “non poter confermare” che i fratelli jihadisti El Bakaoui avessero elaborato un simile piano. Tuttavia, è un fatto che nel covo di Mohammed Bakkali – altro terrorista coinvolto negli attacchi di Parigi insieme ad Abdeslam e citato nel “testamento” video di Kalid El Bakraoui – sia stato trovato un filmato della durata complessiva di 17 ore da cui appare evidente che un importante ingegnere nucleare operante in Belgio veniva spiato. Del resto, l’ipotesi che i fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui avessero fra l’altro l’ambizione di provare a costruire per l’Isis una “bomba sporca”, cioè un ordigno radioattivo, è stata rilanciata oggi anche dal sito dell’emittente Usa Nbc. La quale ha citato un ex agente dell’intelligence francese che ha avuto l’incarico di indagare su potenziali minacce al settore nucleare europeo. Secondo Claude Monique, questo il nome dell’ex agente, i due fratelli jihadisti volevano forse studiare la fattibilità di un piano, definito “un po’ ingenuo”, per rapire l’ingegnere nucleare ed estorcergli la tecnica per fabbricare un ordigno radioattivo. Ma a mettere in evidenza il ‘rischio’ siti nucleari c’è anche il fatto che nelle ultime due settimane ben undici persone sono state allontanate per motivi di sicurezza dal loro posto di lavoro nella centrale di Tihange. Dopo la sparatoria di Forest, sette persone sono state private del diritto di accedere al sito e la stessa sorte è toccata ad altri quattro individui dopo gli attentati di martedì. (ANSA)

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