23 Marzo 2016

Nazionale: anche Donadoni si ritira per la corsa alla panchina

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Il ct sulla panchina che scotta. Dopo Ancellotti, Ranieri e Capello, anche il mister bolognese ribadisce la sua posizione. Non è Antonio Conte, che all’insegna della “trasparenza” ha annunciato a Tavecchio e spiegato al pubblico le motivazioni dei suo addio post Europei, ma l’identikit per ora ancora senza volto del suo successore.

(itasportpress.it)

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“Penso di rimanere al Bologna”, ha ribadito oggi Roberto Donadoni, uno che nella lista di Tavecchio sembra avere posizioni alte. Ma a conti fatti quella panchina appare davvero bollente. Anche se il dribbling del tecnico del Bologna non è un no netto come quello pronunciato nell’ordine da Ancelotti prima dell’accasamento al Bayern e da Ranieri e Capello poi, è comunque il segnale che non sono più i tempi in cui alla voce di ingaggio azzurro si rispondeva col classico: orgoglioso dell’accostamento, un giorno chissà… D’altra parte se la Figc ha ben chiaro il quadro e aspetta il momento giusto per muoversi, e se alla fine il fascino dell’azzurro avrà di sicuro il suo peso, anche i papabili hanno sotto gli occhi la realtà.

Conte ha denunciato lo scarso sostegno della Lega e dei club ricordando le lamentele di Prandelli, ma il primo a parlare di poco spazio dato all’azzurro e di difficoltà a “selezionare” senza poter allenare fu proprio Donadoni, ct dal 2006 al 2008. D’altra parte, il ricambio generazionale e la crisi di talenti, abbinato al girone con la Spagna, rende alto il rischio flop nelle qualificazioni mondiali al via da settembre prossimo. Niente di più naturale dunque che Ranieri spieghi il suo sorprendente no con la dura vita del ct (“l’ho già sperimentata con la Grecia”) piuttosto che con le sirene Leicester.

E nulla di possibile che qualcuno ci ripensi. In Spagna continuano a sostenere che la presenza di Capello a Udine domani servirà a Tavecchio per sondare il terreno di un possibile cambio di idea del tecnico di Pieris, per altro già scottato dalle esperienze di Londra e Mosca. Stando così le cose, da Mancini a Mazzarri, da Ventura a Tardelli, da Cannavaro a Di Biagio, la rosa non è mai stata così ampia. E l’identikit così difficile da decifrare. (ANSA)

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