22 Marzo 2016

Intervista a Matteo Rocca: da Luino alla “Clinica Mobile” nel Mondiale Superbike

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Matteo Rocca, luinese d’origine, da alcuni anni è entrato a far parte della squadra “Clinica Mobile” impegnata a seguire il Mondiale Superbike. Si disputa dal 1988: è conosciuto anche come World Superbike Championship (WSBK) ed è il più importante campionato per moto derivate dalla produzione di serie, ovvero dalle moto normalmente realizzate per la circolazione stradale. Ecco l’intervista.

Di cosa ti occupi?

Come fisioterapista mi occupo dei miei pazienti nel mio studio di Luino e poi seguo il Mondiale Superbike, inoltre faccio parte dello staff tecnico della serie D del Luino Volley e più precisamente mi occupo della preparazione fisica della squadra per questa stagione.

Da dove nasce la tua passione per la fisioterapia?

Un po’ nasce da mio nonno, essendo un massaggiatore e un operatore shiatsu, successivamente quando ho completato gli studi di scienze motorie vedevo che mi mancava qualcosa a livello culturale personale, perché quando dovevo riatletizzare un giocatore non avevo le basi per comprendere come fosse stato operato e quale percorso riabilitativo avesse svolto. Così per “completarmi” ho deciso di intraprendere la strada della fisioterapia.

In che modo sei riuscito a lavorare per la “Clinica Mobile”, impegnata in Superbike e nel Motomondiale?

Nel periodo in cui dopo gli studi lavoravo a Bologna, grazie a due miei carissimi amici e colleghi che lavoravano già all’interno della “Clinica Mobile”, sono stato chiamato ad una gara, per essere messo alla “prova”. Era un periodo dove la “Clinica Mobile” cercava nuovi terapisti e da li è iniziata la mia avventura.

Come si struttura il tuo lavoro?

Il weekend di gara per noi parte il giovedì e finisce la domenica alla conclusione dell’ultima gara. Tutti i giorni ci rechiamo in circuito alle 7.30-8 e mediamente finiamo alle 20 (eccezion fatta per la domenica dove si finisce verso le 16-17) Durante tutto l’arco della giornata noi fisioterapisti trattiamo principalmente i piloti, e qualsiasi persona abbia bisogno del nostro aiuto, avendo al seguito anche l’ortopedico e l’anestesista (in Europa anche il radiologo, avendo la radiologia sul camion), la gente del paddock viene anche per problemi di salute (raffreddore, febbre, etc).

Che rapporto hai con i tuoi colleghi ed il dottor Costa?

Con i miei colleghi ho un ottimo rapporto, siamo un team molto affiatato. E’ giusto che sia così perché quando passi diverse settimane all’anno insieme e, sei a contatto con loro tutto il giorno, il proprio lavoro diventerebbe pesante e non vedresti l’ora di tornare a casa. Purtroppo il dottor Costa ho avuto modo di conoscerlo poco perché dopo la mia prima stagione in “Clinica Mobile” ha ceduto ai nuovi proprietari la sua società e si è ritirato dalle corse. Posso solo dire che è un “personaggio” molto istrionico e scaramantico.

Quale, invece, quello con piloti?

Con i piloti ho un ottimo rapporto, anche perché in questo momento, essendo abbastanza giovane, alcuni sono miei coetanei, altri sono più piccoli. E’ come avere tanti amici sparsi in giro per il mondo, puoi porti in maniera disinvolta come lo si farebbe con i propri amici. 

Quante persone seguite durante un weekend di corsa?

Mediamente ogni fisioterapista tratta quotidianamente dalle 20 alle 30 persone. Nelle gare europee siamo in quattro, perciò è facile intuire la mole di lavoro che abbiamo. Il trattamento può essere più o meno lungo, più o meno impegnativo, però siamo impegnati molto.

In quali gare, questa stagione, sarai impegnato?

Quest’anno sono già stato impegnato a febbraio nella trasferta australiana. Il mese prossimo, ad aprile, andrò ad Aragon in Spagna e ad Assen in Olanda. A maggio, poi, sarò a Sepang in Malesia, a luglio farò la trasferta che sostituirà Monza (non sono riusciti ad effettuare i lavori per poter avere l’omologazione per correre), e infine a settembre andrò al Lausitzring in Germania.

Con quali piloti ha stretto un’amicizia più profonda?

Devo dire che vado d’accordo un po’ con tutti. Da noi nei vari campionati c’è una nutrita pattuglia italiana nelle varie classi e, forse per la provenienza geografica e per le abitudini simili, ho legato un po’ con i ragazzi italiani, ma alla fine ho un bel rapporto con tutti.

Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci? Si sfogano mentre tratti i loro muscoli?

Per i piloti il momento in cui vengono in clinica è quello dove possono stare tranquilli. Qualcuno parla di come è andata la giornata, qualcuno si isola con le cuffie, altri parlano tra di loro… bisogna essere bravi ad assecondare il carattere di ognuno e cercare di farli rimanere tranquilli in quel momento. Di aneddoti, invece, ce ne potrebbero essere un sacco anche perché tra di noi e comunque con i piloti ridiamo e scherziamo molto. Vi racconto questo: lo scorso anno, durante il weekend di gara della Thailandia, è entrato un pilota che ha detto che assomigliavo ad un tizio che conduceva un programma televisivo in Inghilterra. A quel punto ha tirato fuori il cellulare e si è voluto fare un selfie con me.

Quali progetti hai per il futuro?

In questo momento sto studiando Osteopatia perciò il mio primo pensiero è di finire questo percorso di studi (sono al 2° anno su 6). Mi piacerebbe aprire uno studio, però fatto come dico io, perché avendo girato molto sia in Italia che all’estero per lavoro, ho visto che qui in zona manca una struttura che possa offrire la riabilitazione a 360°, partendo dal primo giorno dopo l’intervento per arrivare fino al pieno recupero funzionale.

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