18 Gennaio 2016

La storia di Giorgio, da Luino in Francia: un ragazzo alla pari che vive vicino a San Raphael

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Un articolo di Davide Ballinari) – Giorgio, ragazzo luinese di 19 anni, ha voluto condividere la sua esperienza di ragazzo alla pari. Il lavoro alla pari è uno dei modi più diffusi fra i giovani europei per trascorrere un periodo all’estero. Le prime giovani au pair che si riscontrano nella storia risalgono ai primi del 1900: alcune ragazze inglesi, provenienti da Londra, decisero di andare a vivere in Francia per un anno (a Parigi) per migliorare il loro francese. Dal 1920 al 1940, quest’idea divenne sempre più popolare nell’Europa occidentale. La formula generale del lavoro alla pari è questa: ci si inserisce all’interno del nucleo famigliare con gli stessi diritti, ma anche con gli stessi doveri, degli altri componenti. Alla pari, appunto. L’Au pair è diventato ormai una figura specifica che si distingue sia dallo studente che dal lavoratore. Di seguito l’intervista a Giorgio che da novembre è ospite di una famiglia che vive vicino a San Raphael, in Francia.

La storia di Giorgio: un ragazzo luinese alla pari, per un nuovo modo di viaggiare e lavorare

La storia di Giorgio: un ragazzo luinese alla pari, per un nuovo modo di viaggiare e lavorare

Che cos’è uno scambio alla pari?

Uno scambio alla pari è quando un ragazzo o ragazza si mette in gioco e va a vivere a casa di altre persone all’estero che hanno semplicemente bisogno un aiuto, per un tempo prestabilito: fare le pulizie, accudire e occuparsi dei bambini e altri lavori domestici. In cambio il ragazzo o la ragazza riceve vitto e alloggio gratis e, in alcune occasione, viene pagato settimanalmente, ma cosa più importante ha la grande occasione di imparare una lingua straniera.

Avresti mai pensato che saresti finito all’estero a fare un’esperienza di questo tipo?

No, mai. Finita la maturità francamente non sapevo cosa fare. Ho conosciuto questa possibilità di fare esperienza all’estero tramite un’amica e ho sentito che era ciò che avrei voluto fare, così mi sono registrato al sito, ho preso i contatti con la famiglia presso cui mi trovo e ho iniziato questa avventura che considero una delle migliori della mia vita. Sono ospite di una signora in Francia, vicino a San Raphael, che ha una bimba di quasi 4 anni e due gemellini di poche settimane. Mi sento un po’ come se fossi il loro papà: prendermi cura di questi bambini, mi fa sentire grande e mi da la possibilità di crescere, insieme a loro.

Da quanto dura il tuo scambio?

Da circa tre mesi, e si concluderà fino a questa estate. All’inizio è stato strano: insomma, svegliarsi e non trovare le persone che normalmente vedi in casa, sentirti un po’ ospite, ma la cosa che mi è mancata di più è il contatto fisico: un abbraccio, un bacio, una carezza. Adesso va decisamente meglio: con Nelly e i suoi bambini abbiamo creato una bellissima armonia, come una vera famiglia e posso dire di sentirmi a casa.

Alla fine di questa estate, cosa pensi possa lasciarti questa esperienza?

Già ora mi ha fatto venir voglia di mettermi in gioco, cercare un lavoro, costruire qualcosa di mio, andare a vivere da solo. Sembra scontato, ma situazioni come queste ti permettono di renderti conto che hai le capacità di poter fare davvero quello che vuoi. L’unica nota negativa è che ogni tanto sento la mancanza degli amici che ho in Italia, anche se spesso ci telefoniamo.

A chi consiglieresti questo tipo di viaggio?

A chiunque abbia voglia di voltare pagina o di fare qualcosa di nuovo: alla fine questo tipo di esperienza ti fa capire meglio chi sei e cosa vuoi. Se una persona ha voglia di cambiare qualcosa nella propria vita ma ha paura, consiglierei di provare questa strada.

Della serie “l’azione aumenta il coraggio, l’attesa aumenta la paura”…

Esattamente: molli tutto e vai, che poi, dove vai, non lo sai bene nemmeno tu, ma è anche questo il bello! Trovarti in un posto che non conosci, con degli estranei con cui fai anche fatica a comunicare per via della lingua diversa, ti mette in condizioni di dover affrontare queste barriere che, una volta superate, ti rendi conto non essere così grandi.

Se dovessi dare un consiglio tuo personale, a chi vorrebbe fare un’esperienza di questo tipo, cosa diresti?

Partite e buttatevi, potreste trovare davvero qualcosa di bello al di fuori della porta di casa.

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