4 Novembre 2015

“Grazie Foo Fighters, grazie Cesena, grazie Rockin1000”

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(Un articolo di Martino Iacchetti) – Questa sera si vive. È chiaro fin da subito, mentre entriamo in questo palazzetto troppo piccolo per essere vero, o perlomeno difficile da associare ad un luogo di esibizione abituale dei Foo Fighters.

Alzando le braccia al cielo puoi quasi toccare il soffitto, si distinguono con inaspettata chiarezza vestiti, facce ed espressioni degli ancor più fortunati spettatori di un parterre non più grande della superficie della palestra del mio vecchio Liceo. Il palco, montato per il lungo, praticamente, non ci sta. Siamo stretti, fa caldo, c’è nell’aria un’attesa genuina, si canta “Romagna Mia”, si beve birra e ci si immagina un inizio di grande impatto visivo, un inizio da star, un inizio con un botto assordante.

Ci sbagliamo, ed è forse la sorpresa più bella della serata. Alle 20.30 svizzerissime, mentre i tecnici sono ancora sul palco a sistemare le ultime cose, i Foo Fighters appaiono all’improvviso, quasi in sordina, in silenzio. Si guardano intorno come se stessero vivendo anche loro un momento nuovo ed inesplorato. Niente proseliti, niente spataffiate da rockstar, ci siamo noi e loro.

Davide saluta, sorride come un bambino davanti ad un giocattolo mai visto prima, cammina con fatica sulla sua gamba ancora immobile, ma quel tanto che basta per arrivare al trono. Si siede, caccia i primi scream per scaldare un pubblico che è già incandescente e attacca, nemmeno a dirlo, con “Learn to fly”, alla fine della quale urla più volte “That’s why we’re here!!” Si, sono qui per questo.

Perché i Rockin1000 quest’estate hanno fatto qualcosa di raro, una cosa che è stata una fortuna veder succedere e che può farci prendere, per una volta, una pillolina di orgoglio verso il nostro paese. Tralasciamo i commenti di rito e di “trito” sulla scelta della scaletta, sull’acustica rimbombante e sicuramente non perfetta, sulle luci ridotte al minimo, sull’organizzazione, sulla durata e su tutto ciò che più ci allontana dalla fruizione vera ed intima di uno show musicale. Tutti questi praticismi sprofondano sottoterra quando davanti hai i Foo Fighters che ti stanno regalando loro stessi in un puro atto di riconoscenza e amore.

Chiamatemi romantico e/o sentimentalista, ma questo è ciò che ho sentito dentro di me in ogni secondo delle due ore e mezza senza bis alcuno e senza soste a cui ho assistito. Davide chiacchiera tantissimo, fa battute, fa i complimenti al Sig. Moretti per la birra e su quel trono non sta fermo un secondo. Una generosità rara ma sicuramente giustificata, anche quando fa salire sul palco Fabio Zaffagnini (ndr, la mente del progetto dei Rockin1000), oppure quando invita a suonare con loro il batterista più giovane dei 1000 “Fucking Crazy Motherfuckers” (così li chiama più volte).

Alla fine, mentre le ultime battute di “Everlong” si lavorano e muovono ancora una volta, le anime di noi spettatori capiscono in modo più profondo concetti come l’intimità, la passione ed il senso del dovere. Questo concerto è stato voluto così, è stato pensato così ed è stato fatto così. Era l’unico modo. Solo quando sei davanti ad un oggetto imperfetto trovi il coraggio di toccarlo, di modellarlo, di trasformarlo come più ti piace. È una cosa vera… che diventa tua.

Quei bastardi ci hanno fatto un bellissimo regalo ma forse, questa volta, il regalo più grande l’hanno ricevuto loro. E se lo sono meritato. Grazie Foo Fighters, Grazie Cesena, Grazie Rockin1000.

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