27 Ottobre 2015

L’Italia riparte e il 2015 “segna la riscossa per le prospettive del Bel Paese”

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La crisi morde ancora ma, sebbene l’80% degli italiani continui a percepirla come grave e ritenga che durerà almeno altri 5 anni, spaventa sempre meno. Il tradizionale rapporto curato da Acri e Ipsos per la 91esima Giornata mondiale del risparmio, dipinge un Paese dove ritorna la fiducia, soprattutto tra i giovani, e le prospettive personali e nazionali migliorano sensibilmente.

(milano.fanpage.it)

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L’Italia riparte e il 2015 “segna la riscossa per le prospettive del Bel Paese”. “La crisi c’è, ma non per me”, sembrano insomma dire gli italiani, un po’ per esorcizzare la paura degli ultimi anni, un po’ perchè il 2015 appare sempre più come un anno di svolta: un cambiamento vissuto nel proprio quotidiano, piuttosto che riconosciuto a livello collettivo. Il rapporto conferma inoltre la tendenza degli italiani a saper risparmiare e investire (soprattutto nel mercato immobiliare) quando quando le condizioni socio-economiche lo consentono. Abbiamo, però, poca fiducia nell’Europa e nelle sue istituzioni.

Risparmiare si può e gli italiani sono bravi a farlo. Cresce per il terzo anno consecutivo la quota di italiani capaci di risparmiare: nel 2015 sono stati il 37%, in aumento dal 33% del 2014 e dato più alto dal 2010. Allo stesso tempo si riducono per il terzo anno di fila le famiglie in saldo negativo di risparmio: scendono dal 25 al 22%, dato più basso dal 2005. Sostanzialmente costanti al 41% le famiglie in pareggio tra guadagni e consumi.

Riparte il “mattone”, è l’investimento ideale. Torna a crescere, dopo anni di declino, la “voglia di mattone” degli italiani. Nel 2015 sale al 29% la quota di italiani che definisce ideale l’investimento nell’immobiliare. Un dato in netta ripresa dopo anni di tracollo: dal 70% del 2006 al 24% del 2014. La casa torna a essere l’investimento “principe” al Centro e al Sud. In maggioranza relativa (35%) rimangono comunque coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato). Sale al 9% anche il numero degli amanti dei prodotti più a rischio. Perde invece 5 punti al 27% il gruppo di quanti ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma.

Torna la voglia di consumare, auto nuova e telefonia. Torna la voglia di consumare, soprattutto presso le classi medie e più abbienti, che paiono voler festeggiare la fine della crisi e la ritrovata fiducia nel futuro concedendosi qualche lusso. In particolare le spese si indirizzano soprattutto verso: telefonia, con un saldo tra chi ha incrementato e chi ha ridotto i consumi positivo di 8 punti contro il -7 del 2014; elettronica dove la forbice si restringe da -18 a -3; prodotti alimentari, che passano da -18 a -5; auto, dove il -22 dell’anno scorso diventa -6. Ancora in difficoltà, sebbene anch’esso in miglioramento, il comparto del “fuori casa” con bar e ristoranti a -45, viaggi e vacanze a -43 come cinema e teatri. Non c’è crisi che tenga invece per i medicinali che continuano a essere acquistati sempre di più: coloro che ne hanno incrementato il consumo sono il 29% contro il 10% che lo ha ridotto, con un sdaldo di +19 in linea con il 2014.

Una famiglia su 4 a rischio per le spese impreviste. Gli anni di crisi hanno ridotto le riserve di denaro di molte famiglie e, ancora oggi, quasi un nucleo su 4 (23%) non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. Se la spesa imprevista fosse poi di 10.000 euro potrebbe affrontarla con le sole proprie forze appena poco più di una famiglia su 3 (35%). Questi dati “fanno comprendere come i segni di miglioramento riguardino solo coloro che hanno ridotto i timori legati alla crisi”, mentre “chi è in difficoltà rimane in difficoltà” e “un’importante fetta di famiglie” resta “al limite delle proprie forze economiche”.

Solo il 51% degli italiani si fida dell’Europa. L’Europa perde sempre più appeal tra gli italiani: coloro che hanno fiducia nell’Unione europea rimangono maggioritari, ma sono appena il 51% a fronte di un 49% che dichiara tutto il suo scetticismo verso Bruxelles. Inoltre quelli che hanno una bassa fiducia (24%) sono molti di più di coloro che hanno grande fiducia (15%) e, dal 2009 a oggi, coloro che hanno fiducia sono arretrati di ben 18 punti percentuali.

Anche il giudizio sull’euro è negativo. Quasi 3 italiani su 4 ne sono insoddisfatti (71% contro il 74% del 2014), sebbene la maggior parte degli italiani resti convinta della sua utilità nel lungo periodo. Appena il 4% degli intervistati attribuisce però  le colpe della crisi all’Europa, mentre il 48% ritiene che la situazione attuale sia causata dal malgoverno del paese negli ultimi anni e dalle mancate riforme. (AGI)

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