20 Ottobre 2015

Cinema, recensione e trailer di “Suburra”: sul set la politica e la criminalità romana

Tempo medio di lettura: 2 minuti

(Recensione di Giulia Betti per “storiadeifilm.it“) – “Suburra” è un film di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi e Greta Scarano. E’ uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 14 ottobre.

Su­bur­ra è una “sto­ria cri­mi­na­le” che si svol­ge in un in­ter­val­lo di tempo molto breve. Sette gior­ni in cui si sca­te­ne­rà una guer­ra senza quar­tie­re che fi­ni­rà per coin­vol­ge­re col­pe­vo­li e in­no­cen­ti, cri­mi­na­li e sem­pli­ci cit­ta­di­ni, po­li­ti­ci e car­di­na­li. Sette gior­ni in cui no­stri pro­ta­go­ni­sti cer­che­ran­no ognu­no di an­ti­ci­pa­re le mosse del­l’al­tro, per sfug­gi­re al crol­lo del go­ver­no. O per rea­liz­zar­lo. Al cen­tro di tutto il li­to­ra­le ro­ma­no, che la mag­gio­ran­za di go­ver­no vuole tra­sfor­ma­re in una sorta di Las Vegas al­l’i­ta­lia­na.

Lo scorso 14 ottobre è uscito in cin­que­cen­to sale ita­lia­ne uno dei film più at­te­si della sta­gio­ne. A po­ter­si go­de­re Su­bur­ra però, ul­ti­mo la­vo­ro del gran­de re­gi­sta che è Sol­li­ma, non sa­ran­no solo gli Ita­lia­ni ma anche i cin­quan­ta­cin­que mi­lio­ni di ab­bo­na­ti a Net­flix, la so­cie­tà sta­tu­ni­ten­se, ap­pe­na mag­gio­ren­ne, nota per il no­leg­gio dei DVD, dei vi­deo­gio­chi e per il re­cen­te e get­to­na­to ser­vi­zio di strea­ming. Mi sono per­ciò vo­lu­ta pren­de­re qual­che mi­nu­to per im­ma­gi­na­re que­sti ipo­te­ti­ci spet­ta­to­ri di Broo­klyn, se­du­ti sul di­va­no, in­dos­san­do tute enor­mi e oc­chia­li da ri­po­so, in­gur­gi­tan­do quin­ta­la­te di co­sciet­te di pollo frit­te o im­pro­ba­bi­li pizze a do­mi­ci­lio con­di­te di ana­nas e for­mag­gio, mo­stran­do senza ver­go­gna facce per­ples­se e ra­pi­te fruen­do di quel­lo spet­ta­co­lo tutto ita­lia­no.

Ma come? E la Roma de La Gran­de Bel­lez­za, dov’è fi­ni­ta? Quel sole e quei co­lo­ri in­ten­si, l’ar­te su­bli­me, le fon­ta­ne, il cu­po­lo­ne, i se­dut­to­ri la­ti­ni? Dov’è la mano li­ri­ca di Sor­ren­ti­no che tanto era pia­ciu­ta a noi ame­ri­ca­ni fi­lo­fel­li­nia­ni?

Ba­ste­rà loro in­fat­ti con­ce­de­re pochi mi­nu­ti a Su­bur­ra per ca­pi­re che la Roma de­scrit­ta dal re­gi­sta del co­rag­gio­so ACAB e delle due ce­le­bri e for­tu­na­tis­si­me serie tv, Ro­man­zo Cri­mi­na­le e Go­mor­ra, è una città “ne­cro­po­li­ta­na”, una Sin City molto più ve­ro­si­mi­le ri­spet­to a quel­la mil­le­ria­na, una ter­re­no fer­ti­le per la ma­la­vi­ta con­ci­ma­to a san­gue, sper­ma e pi­scio.

Il fango della Ca­pi­ta­le, quel­lo reale e quel­lo me­ta­fo­ri­co è il vero pro­ta­go­ni­sta del lun­go­me­trag­gio del Sol­li­ma fi­glio d’ar­te. Una città per­pe­tua­men­te vio­len­ta­ta dalla piog­gia, quel­la che si fa largo fra i tom­bi­ni e che ri­sor­ge dalle fogne. Una melma, al­le­go­ria del mar­cio, lu­ri­do e vi­sci­do che scor­re nelle vene delle tre gran­di Ma­tro­ne ita­lia­ne: la Po­li­ti­ca, la Chie­sa e la Mafia.

Ri­mar­ran­no af­fa­sci­na­ti i no­stri cu­gi­ni ame­ri­ca­ni ri­tro­van­do­si sullo scher­mo cri­mi­na­li ben di­ver­si ri­spet­to a quel­li che tanto amano da sem­pre ste­reo­ti­pa­re nei loro ca­po­la­vo­ri Hol­ly­woo­dia­ni. Nien­te of­fer­te ir­ri­fiu­ta­bi­li, nien­te… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).

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