(Recensione di Francesco Ruzzier per “storiadeifilm.it“) – “Anomalisa” è un film di Charlie Kaufman e Duke Johnson, con Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan. E’ stato presentato alla 72esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia lo scorso 8 settembre.

Uno scatto rubato sulla pagina “Facebook” del film Anomalisa
Il destabilizzante incontro tra un trainer motivazionale ed una ragazza insicura in un hotel di Cincinnati.
Alla notizia che la cervellotica e straripante mente di Charlie Kaufman – sceneggiatore di Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello – avrebbe partorito un nuovo film da regista girato interamente in stop motion, quasi tutti si saranno figurati un’opera narrativamente strabordante, un’esperienza mistica e folle, una vera e propria materializzazione visiva delle ossessioni metalinguistiche dell’autore newyorkese. In realtà, come suggerisce in parte il titolo, Anomalisa è la concretizzazione di una serie di inaspettate “anomalie” narrative che fanno dell’opera seconda di Kaufman un film dall’andamento quasi classico, dalla messa in scena semplice e lineare, che sfruttando il meticoloso processo dell’animazione in stop-motion assume una dimensione magica che gli consente di esplorare gli aspetti minimi, intimi e insignificanti dell’esistenza umana con un’attenzione per il dettaglio che riempie il cuore di emozioni.
La storia è quella di Michael Stone, un autore di libri di costumer service, che durante un viaggio d’affari incontra un’estranea che cambia completamente la sua visione della vita, caratterizzata fino a quel momento da una continua riflessione sulla solitudine e sull’incapacità dell’uomo ad avere rapporti con gli altri. In Anomalisa viene quindi inscenato l’incontro tra due persone normali, che pensano di avere trovato l’uno nell’altro l’anima gemella, di essersi imbattuti in quella voce e in quel volto che appaiono diversi – e per questo speciali – rispetto alla massa indistinta di persone che semplicemente fanno da comparse nelle loro vite.
I momenti e i dettagli su cui viene costruito questo incontro spiazzano continuamente per efficacia e umanità ed è semplicemente esaltante trovarsi di fronte a dei pupazzi artigianali che si mostrano in tutta la loro fragilità – comprese le commoventi scene di nudo – ed il modo con cui Kaufman riesce a restituire la disperazione, la solitudine e i tenui e fragili rapporti. Con Anomalisa ci troviamo davanti all’ennesima riprova che, benchè ogni tanto lo si dimentichi, l’animazione non è un genere cinematografico, ma semplicemente un mezzo in grado di adattarsi perfettamente a qualsiasi tipologia di racconto, di stile narrativo e, quando sfruttato a dovere, capace di regalare momenti di Cinema di rara bellezza. L’atmosfera ricreata dalle fantastiche location avvolge lo spettatore in uno… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).
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