15 Settembre 2015

Cinema: recensione di “Anomalisa”, l’animazione in stop-motion che assume una dimensione magica

Tempo medio di lettura: 2 minuti

(Recensione di Francesco Ruzzier per “storiadeifilm.it“) – “Anomalisa” è un film di Charlie Kaufman e Duke Johnson, con Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan. E’ stato presentato alla 72esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia lo scorso 8 settembre.

Uno scatto rubato sulla pagina "Facebook" del film Anomalisa

Uno scatto rubato sulla pagina “Facebook” del film Anomalisa

Il de­sta­bi­liz­zan­te in­con­tro tra un trai­ner mo­ti­va­zio­na­le ed una ra­gaz­za in­si­cu­ra in un hotel di Cin­cin­na­ti.

Alla no­ti­zia che la cer­vel­lo­ti­ca e stra­ri­pan­te mente di Char­lie Kau­f­man – sce­neg­gia­to­re di Es­se­re John Mal­ko­vi­ch, Il ladro di or­chi­dee e Se mi lasci ti can­cel­lo – avreb­be par­to­ri­to un nuovo film da re­gi­sta gi­ra­to in­te­ra­men­te in stop mo­tion, quasi tutti si sa­ran­no fi­gu­ra­ti un’o­pe­ra nar­ra­ti­va­men­te stra­bor­dan­te, un’e­spe­rien­za mi­sti­ca e folle, una vera e pro­pria ma­te­ria­liz­za­zio­ne vi­si­va delle os­ses­sio­ni me­ta­lin­gui­sti­che del­l’au­to­re new­yor­ke­se. In real­tà, come sug­ge­ri­sce in parte il ti­to­lo, Ano­ma­li­sa è la con­cre­tiz­za­zio­ne di una serie di ina­spet­ta­te “ano­ma­lie” nar­ra­ti­ve che fanno del­l’o­pe­ra se­con­da di Kau­f­man un film dal­l’an­da­men­to quasi clas­si­co, dalla messa in scena sem­pli­ce e li­nea­re, che sfrut­tan­do il me­ti­co­lo­so pro­ces­so del­l’a­ni­ma­zio­ne in stop-mo­tion as­su­me una di­men­sio­ne ma­gi­ca che gli con­sen­te di esplo­ra­re gli aspet­ti mi­ni­mi, in­ti­mi e in­si­gni­fi­can­ti del­l’e­si­sten­za umana con un’at­ten­zio­ne per il det­ta­glio che riem­pie il cuore di emo­zio­ni.

La sto­ria è quel­la di Mi­chael Stone, un au­to­re di libri di co­stu­mer ser­vi­ce, che du­ran­te un viag­gio d’af­fa­ri in­con­tra un’e­stra­nea che cam­bia com­ple­ta­men­te la sua vi­sio­ne della vita, ca­rat­te­riz­za­ta fino a quel mo­men­to da una con­ti­nua ri­fles­sio­ne sulla so­li­tu­di­ne e sul­l’in­ca­pa­ci­tà del­l’uo­mo ad avere rap­por­ti con gli altri. In Ano­ma­li­sa viene quin­di in­sce­na­to l’in­con­tro tra due per­so­ne nor­ma­li, che pen­sa­no di avere tro­va­to l’uno nel­l’al­tro l’a­ni­ma ge­mel­la, di es­ser­si im­bat­tu­ti in quel­la voce e in quel volto che ap­pa­io­no di­ver­si – e per que­sto spe­cia­li – ri­spet­to alla massa in­di­stin­ta di per­so­ne che sem­pli­ce­men­te fanno da com­par­se nelle loro vite.

I mo­men­ti e i det­ta­gli su cui viene co­strui­to que­sto in­con­tro spiaz­za­no con­ti­nua­men­te per ef­fi­ca­cia e uma­ni­tà ed è sem­pli­ce­men­te esal­tan­te tro­var­si di fron­te a dei pu­paz­zi ar­ti­gia­na­li che si mo­stra­no in tutta la loro fra­gi­li­tà – com­pre­se le com­mo­ven­ti scene di nudo – ed il modo con cui Kau­f­man rie­sce a re­sti­tui­re la di­spe­ra­zio­ne, la so­li­tu­di­ne e i tenui e fra­gi­li rap­por­ti. Con Ano­ma­li­sa ci tro­via­mo da­van­ti al­l’en­ne­si­ma ri­pro­va che, ben­chè ogni tanto lo si di­men­ti­chi, l’a­ni­ma­zio­ne non è un ge­ne­re ci­ne­ma­to­gra­fi­co, ma sem­pli­ce­men­te un mezzo in grado di adat­tar­si per­fet­ta­men­te a qual­sia­si ti­po­lo­gia di rac­con­to, di stile nar­ra­ti­vo e, quan­do sfrut­ta­to a do­ve­re, ca­pa­ce di re­ga­la­re mo­men­ti di Ci­ne­ma di rara bel­lez­za. L’at­mo­sfe­ra ri­crea­ta dalle fan­ta­sti­che lo­ca­tion av­vol­ge lo spet­ta­to­re in uno… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).

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