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8 Settembre 2015

Luino, intervista a Liardo: “Cambiare una politica che preferisce l’immagine alla sostanza”

Tempo medio di lettura: 14 minuti

Vincenzo Liardo ha deciso di non candidarsi alle scorse elezioni amministrative del 31 maggio a Luino. Dopo diciassettenne anni, nei quali ha ricoperto ruoli amministrativi sia come consigliere di maggioranza che di minoranza, sia di assessore e vicesindaco, non è più seduto tra i banchi del consiglio comunale. Liardo è entrato in politica nei primi anni Novanta: dal 1993 al 1995 è stato segretario della Dc-Partito Popolare, con ruoli nella direzione provinciale, mentre dal 1995 al 2000 ha ricoperto incarichi locali e provinciali all’interno del Partito Popolare. Dal 2000 al 2005, inoltre, è stato nominato assessore alle Finanze e allo Sport dell’amministrazione Mentasti e dal 2005 al 2010, nel Mentasti Bis, è stato vicesindaco e ha proseguito il suo lavoro al bilancio. Con l’esperienza maturata nella politica dell’Alto Varesotto abbiamo voluto intervistarlo, chiedendogli qualche parere sulle tante questioni attuali che riguardano il Comune di Luino.

liardo

Vincenzo Liardo

Per quale ragione non si è ricandidato alle scorse amministrative luinesi del 31 maggio?

Non mi sono ricandidato perchè il clima politico luinese era troppo incerto e frastagliato. Nell’ambito nel centro-destra, inoltre, c’erano ben tre candidati sindaci. Non è stata neanche possibile la proposta di una lista civica sullo stile di quella del 2010 anche perchè non ho trovato degli interlocutori con cui potermi confrontare a partire dal Pd, con il quale invece non ho mai potuto avere alcun incontro per parlare di politica locale.

Con quali candidati si è confrontato?

Sono stato interpellato da tutti i gruppi, ma non ho trovato in nessuno di essi un discorso condivisibile. Le proposte e i personaggi, visto che tutto marcia sulle gambe degli uomini, non mi hanno convinto. Non ho neanche voluto essere un elemento di ulteriore conflitto, non volevo inserirmi in una campagna così conflittuale e molto lunga. Non volevo essere per nessuno un elemento di negatività da questo punto di vista.

Vedendola da “fuori”, da “cittadino”, che tipo di campagna elettorale è stata?

Se dalla parte della maggioranza credo sia stata una campagna elettorale molto condizionata dai personalismi dall’altra, quella minoranza, è stata condizionata dall’incapacità del Pd di proporre un’alternativa valida e credibile. Non è credibile proporre l’ex vicesindaco della giunta contestato per cinque anni in opposizione con noi.

E a livello di contenuti invece?

I programmi si assomigliavano tutti perchè sugli obiettivi non ci sono grandi discussioni o grandi differenze. Pongo l’accento sulle soluzioni: gli obiettivi sono una cosa, come realizzarli sono un’altra. Trovo una grande carenza sulle modalità di realizzazione di questi obiettivi. Dire che dobbiamo sistemare l’area dell’ex campo sportivo e l’area Ratti penso sia condiviso da tutti, ma il problema sorge quando bisogna dare indicazioni politiche oppure capire quali sono le scelte e come si arriva alle soluzioni.

Però ha partecipato ad alcuni Info-Point di Giuseppe Taldone. Ha pensato di candidarsi nella sua lista?

No, ho solo ottimi rapporti personali con tutti i candidati. Sono stato chiamato da una persona con cui ho amministrato: io e Giuseppe abbiamo amministrato insieme per cinque anni. Ho partecipato a quella fase perchè l’ho giudicata interessante, erano stati creati dei momenti informativi per cercare di spiegare alcuni aspetti della vita socio-politica. Ho dato il mio contributo a un amico, che darei ancora oggi. Mi è anche servito capire cosa ci fosse all’interno di quel gruppo e devo dire la verità… non mi ha convinto. Comunque ho parlato anche con Andrea Pellicini. Ci siamo confrontati seriamente sui problemi, sulle prospettive. Però ho preso atto che lui ha scelto di continuare con collaboratori e gruppi su cui avevo e ho delle riserve.

All’interno, però, secondo me, ci sono state tante dinamiche di posizionamenti pre-elettorali, come ruoli da assegnare. Secondo lei a Luino quanto incide questa dinamica?

Fanno parte del gioco della politica. In questa tornata elettorale sarei dovuto essere assessore esterno a tutti, della lista Taldone, della lista Pellicini, qualcuno diceva anche della lista Compagnoni. E’ evidente che nei paesi possano accadere simili dinamiche. Qualcuno ha fatto anche delle scommesse per cui è chiaro che la mia è stata una scelta anche provocatoria, visto che nessuno ci credeva. Ho preso questa decisione per lanciare un segnale: o si riporta una certa competenza all’interno della politica per lavorare al meglio o si continua a mettere insieme gruppi “senza fondamenta”, ma non credo che porti da nessuna parte.

Come giudica la prima amministrazione Pellicini da consigliere di minoranza?

I miei giudizi sono quelli che ho sempre portato in consiglio comunale. Una critica sui risultati non tanto sugli obiettivi. Per prima cosa penso non ci sia stato il coraggio di fare un Piano di Governo del Territorio inserendo le scelte politiche di un’amministrazione. Ha preferito sentire tutti, fare dei gruppi con una pseudo-democrazia per poi non scegliere mai. Il problema è che la scelta crea divisione. Secondo me non ha avuto la forza politica o il coraggio di dettare una linea sull’urbanistica. Il PGT che è uscito non risolve i problemi che ci sono a Luino, basta guardare la situazione nelle aree centrali. In secondo luogo ho criticato diverse scelte fiscali, nei vari bilanci, soprattutto quelle relative alle famiglie, relative alla parte sociale. Ricordo quelle scaramucce sull’esenzione dei buoni della mensa scolastica (cliccare qui). Terza cosa credo ci sia stata una scarsissima attenzione alle associazioni locali, che non vuol dire finanziamenti ma significa attenzione e sostegno vero. Sulle opere pubbliche, invece, riconosco l’oggettiva difficoltà. Una situazione finanziaria molto difficile che però ha mancato di coraggio in alcune scelte. Tengo a precisare che amministrare oggi è molto più complesso di ieri: fare il sindaco nel 2015 è più difficile che farlo nel 2000.

Anche se è prematuro, questi primi mesi di secondo mandato come li giudica da cittadino?

Nei primi consigli comunali ho letto solamente di una continua diatriba tra il consigliere Agostinelli e alcuni esponenti della maggioranza. Una sua scelta, un modo di fare politica che non mi appartiene, ma per il resto aspetto. I primi consigli sono stati tecnici. Adesso ci sarà la presentazione del bilancio e la discussione sarà il primo confronto forte. Ho letto posizioni di consiglieri dell’opposizione simpatiche anche perchè c’è una particolarità: tranne due consiglieri, gli altri fanno parte dell’ex maggioranza.

Pietro Agostinelli, però, riesce ad intercettare il sentore e le istanze dei cittadini. Battaglie che a livello politico sono umili, ma a livello pratico, nei bisogni del cittadino, sono sentite…

Agostinelli ha avuto un riconoscimento elettorale importante per questo suo ruolo. Lo svolge proprio in questo senso. Anche con lui ho un buon rapporto di amicizia e credo che interpreti la politica in questo senso. La politica è fatta anche delle sue battaglie, ma non solo. Io, invece, vedo la politica come un confronto e non mi è mai venuto in mente di fare un esposto o una denuncia, che si deve fare se si contestano dei reati. Siamo d’accordo sul fatto che serva il suo ruolo anche come stimolo a fare meglio. Temo di sbagliarmi… però vedo un’opposizione un po’ troppo morbida.

A questo proposito, secondo lei, come dovrà lavorare la minoranza anche in base alla sua esperienza?

Sono stato sette anni in minoranza e dieci in maggioranza nella mia esperienza amministrativa. Credo che la minoranza serva poco, anche perchè con questo sistema ha pochi strumenti. Negli ultimi cinque anni come consigliere di minoranza credo di esser stato assente solo una volta, quando sono andato via per il 25esimo anniversario di matrimonio. Ho sempre detto e dato dei suggerimenti costruttivi. Forse sono stato uno dei pochi consiglieri di minoranza a presentare degli emendamenti al bilancio del Comune. Questo significa che esprimevo il mio parere facendo presente dove vi erano mancanze e proponendo una soluzione. Poche volte i consigli dati alla maggioranza sono stati presi in considerazione. Nell’attuale sistema il consiglio comunale è un po’ come il derby. Ognuno arriva con le sue posizioni precostituite ed è difficile creare una discussione costruttiva: la maggioranza dovrebbe lavorare e costruire ogni punto, viverlo molto di più, e l’opposizione non si troverebbe già una proposta preconfezionata. Ci sono dinamiche complesse. Sarebbe utile l’abolizione dei consigli comunali almeno nei comuni fino una certa dimensione, con l’allargamento delle giunte a rappresentanti delle opposizioni e ai sindaci non eletti. Una cosa che già funziona in Svizzera nelle realtà locali più piccole, che crea sicuramente meno contenzioso e maggiore collaborazione. E’ più facile portare un contributo di questo tipo in giunta che visionare un progetto in commissione già finito. Partecipare alla giunta potrebbe essere da una parte più propositivo e dall’altra più ricettivo. Credo che il consiglio comunale sia come lo stadio: se io sono nella Curva dell’Inter e il mio avversario politico in quella del Milan non cambierà mai nulla. Sono convinto che sarebbe più utile fare una giunta di 10 persone, con i rappresentanti delle minoranze, che indire consigli comunali.

Intende una giunta aperta a tutti i cittadini?

Ovviamente sui temi come bilancio e quelli più sociali fare delle sedute pubbliche, ma optare anche per alcune sedute private a secondo della discussione.

Ma una decisione da prendere in giunta, in questo ipotetico sistema, dovrebbe essere sempre aperta ai cittadini… Non crede?

Certo, siamo d’accordo, regolamentandole però. Adesso siamo nel mondo della partecipazione a 360°, quindi assolutamente.

Tornando alla politica locale reale è stata un’estate abbastanza intensa già da fine giugno con la situazione dell’Ospedale di Luino, partendo dalla decisione di ridurre alcuni posti letto per il periodo estivo. Da lì sono nate proteste, incontri, spiegazioni, riunioni privati, conferenze stampe, nelle quali si è detto che la struttura veniva potenziata. Credo che con il passare degli anni, invece, l’ospedale si stia sempre più depotenziando e che in futuro rimarrà solo un presidio di pronto intervento. Secondo lei c’è una reale preoccupazione della politica locale o si attendono sempre direttive regionali? Quale sarà il futuro dell’Ospedale di Luino? Quali le problematiche e le possibili soluzioni?

Sull’Ospedale ho un’idea molto chiara. La prima critica da  fare è indirizzata non solo alla politica regionale, ma anche a quella nazionale: contesto il fatto che la politica locale sia stata estromessa dal governo della sanità. Quando ho iniziato a far politica ricordo che il nostro Ospedale era governato dai sindaci, aveva un comitato di gestione, espressione dei sindaci, e le scelte di governo della nostra U.S.S.L. erano espressione della politica. Con la riforma del 1993 gli amministratori locali sono stati estromessi e si è passati alla gestione dei manager, su indicazione della regione. Da quel momento la politica locale non ha più avuto gli strumenti per influire sulle decisioni sanitarie nelle strutture di competenza territoriale. Questo è un problema che non ha una matrice di responsabilità di uno o dell’altro sindaco, ma è solo una situazione che stiamo vivendo. Il secondo errore, invece, credo sia da attribuire proprio alla politica locale ed è stato quello di dire no a prescindere al nuovo Ospedale (ndr, a Cassano Valcuvia). Lì è stato detto un “no” ideologico che ci ha fatto perdere la vera opportunità di mantenere nel nostro territorio un presidio di medio livello, che avrebbe garantito davvero un’assistenza sanitaria dignitosa dal punto di vista dell’organizzazione a tutta questa zona. Quello fu un errore per rincorrere il popolo, come fa la politica oggi molte volte. Si è voluto dire di “no” per tenere alta la bandiera dei difensori e dei paladini del territorio con l’obiettivo di portare a casa qualche voto in più. Questo è stato un errore fatto dalla Lega Nord, dai rappresentanti di allora del centro-destra, in particolar modo di AN, dell’UDC. Non conta niente, ma posso dire che la nostra amministrazione, con il sindaco Mentasti, era molto favorevole a quella proposta che sarebbe stata da approfondire. Era necessario proseguire quel percorso compatti con la regione per capire le diverse visioni.

Anche in base a quello che mi sta dicendo, in questo territorio, come immagino capiti anche in altri comuni, non crede che ci sia troppo poca lungimiranza da parte della politica locale?

Sono d’accordo, assolutamente. Per riscuotere voti ed essere i primi della classe, fare il paladino dell’Ospedale è stato molto più importante che andare ad analizzare cosa serviva realmente. Nella lettera che ha scritto Intraina, che affronta con il suo stile le problematiche dell’Ospedale, c’è del vero. Ha senso mantenere un Ospedale come quello di oggi, dove quotidianamente dobbiamo fare barricate per difendere una volta 5 posti letto, una volta combattere per la pulizia delle strade, con una battaglia di sindaci senza quartiere, oppure aveva più senso mettersi intorno ad un tavolo ed organizzare una struttura nuova degna di tale nome? Noi allora, come Comune di Luino e come amministrazione, avevamo preso questa posizione, che fu minoritaria perchè tutte le forze dicevano che era necessario dire di no e mantenere l’Ospedale. Ne abbiamo preso atto allora, fu un grandissimo errore perchè quel treno non ritornerà più. Credo che i prossimi anni saranno così: continueremo a fare sempre queste battaglie di retroguardia e temo che avverrà quello che dicevi. Un presidio, speriamo almeno per le urgenze, ma sicuramente non ci sarà mai più l’Ospedale dove siamo nati. Quella è una storia passata. Chi pensa che Luino rimanga un’Ospedale completo, come in parte lo è oggi, si sbaglia.

Come giudica la scelta di indire il “Concorso di Idee”? Quali le critiche e quali le potenzialità?

Sono una persona molto pragmatica, anche per il lavoro che faccio. L’urbanistica, dopo 17 anni di esperienza amministrativa, è il campo più bello che ho trovato. Parlo quindi di una cosa che mi piace moltissimo ed è il vero cuore di fare l’amministratore. Detto questo dirò quello che penso: secondo me il “Concorso di Idee” non serve a nulla. Sarà una cosa molto bella dal punto di vista dell’immagine, ma alla fine concretamente porterà zero. Primo: la politica deve dire che cosa vuole, la critica che ho fatto al PGT riguardava le scelte, nelle quali la politica deve dire che cosa vuole, mentre a Luino l’amministrazione ha detto “lasciamo che ce lo dica qualcun altro”. Per cui io mi ribello al fatto che debba essere qualcuno dall’esterno a dire cosa fare. Qualcuno dall’esterno mi può dare delle soluzioni a realizzare quello che gli viene indicato. Che poi la politica per scegliere debba confrontarsi con la popolazione è chiaro, non dovrà mai scegliere da “una stanza chiusa, facendo quello che vuole”. Se, come amministrazione, le aree centrali volessi utilizzarle per il commercio, piuttosto che per fare un giardino, è chiaro che cambiano le carte in tavola. Sicuramente il quadro è complesso, ma noi a Luino abbiamo tre buchi neri che sono complessi da risolvere, hanno alcune problematiche economiche complicate. Fare un disegno sopra le teste di chi poi deve realizzare questi progetti, secondo me, rischia di essere una bella esercitazione di architettura che l’unica cosa che porterà saranno i premi. Ricordo ancora negli anni ’80 la proposta di un teatro galleggiante davanti al Palazzo Verbania, nella zona del Parco a Lago. E’ bello scrivere e fare i plastici, ma io dico che sarà un rischio. Farei un ulteriore domanda: tutti quegli stabili che stanno marcendo, che magari hanno anche problemi di inquinamento come l’eternit, come saranno tra dieci anni? A Luino, inoltre, ci sono quattro situazioni diverse: l’area Svit che è pubblica, l’ex Visnova che è privata, la stazione che è pubblica con alcune particolarità e l’area Ratti che è privata. Se si immagina, in base agli obiettivi del PGT, di fare un progetto unico, che mette insieme tutte queste esigenze diverse, si sogna. Pensare di mettere insieme tutte queste cose con le tante prospettive della ferrovia, ad esempio, o con investimenti privati passati, come l’idea del signor Caprotti (ndr, patron di Esselunga), o con l’area ex Ratti che ha grossi problemi di bonifica, avendo una posizione particolare e affacciandosi su un’area pubblica sulla quale dovrà per forza interloquire a livello urbanistico, non si tiene conto di un grande problema anche più complesso, quello economico.

Sulle aree private, però, anche in passato come ora, sono stati fatti dei progetti, solo in parte realizzati. Il pubblico avrebbe potuto incidere maggiormente ad esempio sull’ex area Borri, che doveva essere pronta per i Mondiali di Ciclismo del 2008, con la costruzione di un hotel, ma ancor oggi è un cantiere a cielo aperto. Come si spiega questa situazione oltre sette anni dopo?

Lì credo ci sia stato un errore in buona fede. L’amministrazione Tosi che fece il piano regolatore, lo strumento urbanistico precedente al PGT, fece una scelta di questo tipo: io ho tante aree dismesse, l’area Borri, l’area Ratti, l’area ex Hussy a Creva… e si è chiesta: “come incentivare il recupero di queste aree?” La risposta è stata quella di aumentare di molto la cubatura di costruzione, con l’obbligo di apertura di alberghi. Così facendo è stata concessa la possibilità di costruire tanti appartamenti, con il privato obbligato a fare quanto pattuito. L’obiettivo era quello di creare un bene comune a Luino costruendo un hotel, generandolo da queste scelte urbanistiche. Dal punto di vista teorico non è sbagliato, ma il problema è ricaduto, in seguito, sotto quello pratico. Il problema è “qual è il motivo per cui un operatore alberghiero non investe a Luino”? Non c’è nessuna ragione affinchè si crei un turismo alberghiero qui e se ciò non accade avviene questo: sono iniziati gli insediamenti, grandi metri cubi, si prevede un albergo, ma poi il progetto non parte mai non perchè il privato è cattivo… se si trovasse un albergatore che arriva e compra la struttura…

Però, qui, il discorso è legato al privato, che deve necessariamente adempiere a quanto firmato in fase contrattuale.

Certo, però io mi pongo questa domanda: nel momento in cui il privato non riesce a trovare un albergatore il Comune ha una possibilità, cioè quella di bloccare tutta l’opera. A questo punto, chi è quel sindaco che lascia un cadavere urbano volutamente lì incompleto? Quando ci metteremo realmente a discutere per incentivare un turismo alberghiero a Luino? Nel mio programma del 2010 era prevista la realizzazione del centro congressi o qualcosa che portasse turisti. Io credo che non ci sarà mai turismo a Luino fino a quando non troveremo un sistema per fare arrivare quelli che vogliono un albergo. A Riva del Garda hanno una struttura di 1200 posti che sfrutta molto il turismo congressuale. Sull’urbanistica credo bisogna avere il coraggio delle scelte e la fortuna di avere chi investe. L’area Ratti, ad esempio, dove insistono una montagna di metri cubi di capannoni, anche se si pensasse ad un possibile sviluppo residenziale, ha dei costi di bonifica altissimo. Per cui la soluzione è molto complicata. Il grosso limite, però, è che diventeremo vecchi vedendo quella struttura marcire. Come disegnare la parte davanti pubblica con dietro un cadavere?

Eh si, sarà molto difficile. Cambiando discorso, invece, sempre in riferimento alle opere pubbliche… durante la campagna elettorale si è parlato di una possibile pista ciclabile tra Luino e Maccagno. Pensa si possa realizzare?

Mi auguro si costruisca e mi auguro che tutto quello che dice l’amministrazione comunale di Luino sia detto non perchè sono cose che piace sentirsele dire, ma che siano dette e realizzate. Anche a me piacerebbe che venga costruito il Palazzetto dello Sport a Luino, ma devo dire che ci credo poco perchè se non c’è un assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica competente sarà molto difficile. E’ fondamentale.

Attualmente il ruolo è ricoperto dal sindaco…

Il sindaco non può mantenere in capo questo ruolo e dovrà trovare una persona che gestisca queste cose. Non avere una persona che lo faccia o averne una di scarsa competenza come durante la scorsa amministrazione non produce risultati.

A questo proposito, parlando di fantapolitica, se la chiamasse il sindaco Pellicini per sostituire un assessore come reagirebbe? A che condizioni accetterebbe?

E’ brutto parlare di condizioni, non posso mettere condizioni a nessuno perchè sono un semplice cittadino che faceva politica e la fa ancora. Gli risponderei sui temi dell’intervista: le condizioni devono essere politiche e ci devono essere gli ingredienti di cui parlavo. Non potrei mai fare un lavoro per un programma in cui non credo, per cui sarebbe necessario un grande confronto. Ci sarebbero gli stessi problemi rispetto a quando il sindaco mi ha chiesto se volevo partecipare alla lista. Non chiudo a prescindere, a nessuno, come non lo ho fatto durante la campagna elettorale. Ci credo molto alle cose che penso e lo so che non va molto di moda, ma ho un grosso difetto, mi confronto sempre con la mia coerenza, la mia storia è lì. Quindi le cose che ho detto e fatto non potrebbero essere in contrasto con queste cose.

Quindi mi sta dicendo che se accettasse metterebbe un po’ da parte la coerenza?

No no, attenzione. Assolutamente. Vorrebbe solo dire che, siccome a dare l’incarico sarebbe il sindaco, sarà lui che dovrebbe cambiare le sue scelte. Finora non lo ha fatto, per quello non ho accettato, però la politica si muove, le persone cambiano… Io sono aperto a qualsiasi possibilità, ma i contenuti sono quelli di sei mesi fa, dove non ho partecipato alle elezioni perchè lui e altri hanno fatto altre scelte che non condividevo. Per cui se cambiano queste scelte ci confronteremo.

Per quale ragione, invece, Luino non riesce a sfruttare il lago e le montagne vicine per sviluppare adeguatamente strutture ricettive e aumentare il turismo?

Credo Luino abbia bisogno di una rivoluzione culturale. Luino si è sviluppata, storicamente, sul commercio, sull’industria e sull’artigianato, grazie anche alla stazione internazionale. Questa sua vocazione è cambiata, purtroppo, perchè è cambiata l’economia: sono state chiuse le aziende, i servizi terziari, la stazione e la dogana… Per cui passare ad una cultura del turismo è uno sforzo oltre che amministrativo e infrastrutturale, culturale. Leggo un grande problema culturale nei luinesi, negli operatori luinesi, di passare ad una vera cultura del turismo. Siamo abituati a fare un altro mestiere, cambiarlo è molto difficile, anche se la strada del futuro di Luino può essere solo questa: commercio e turismo, sfruttando anche la frontiera. Io credo che parlando di sviluppo economico parliamo del futuro dei nostri figli. Questa città come si vede proiettata nei prossimi venti o trent’anni? Turismo vuol dire economia, disegnare uno scenario per una città.

In questi cinque anni quali saranno le sfide per l’amministrazione Pellicini?

Sull’urbanistica e sui lavori pubblici. Uno dei problemi sarà quello dell’autosilo, dei parcheggi. Per me è una priorità, ma sono tanti i pareri diversi. In una parola mi viene da dire che è necessario “cambiare una politica che preferisce l’immagine alla sostanza, in una politica che preferisce la sostanza all’immagine”.

Quali i suoi progetti politici futuri? Sta pensando ad una potenziale candidatura per il 2020?

Oggi vivo in una politica nella quale mi sento abbastanza orfano, io che sono di derivazione centrista ed ex democristiana. Non mi riconosco negli estremismi di Salvini, non mi riconosco nel conservatorismo di taluna sinistra, per cui mi manca la politica organizzata, quella dei partiti. Credo sia necessaria, ma non trovo famiglia. Mi ero iscritto al PdL perchè speravo diventasse un partito popolare di stampo europeo-riformista, il progetto è ampiamente fallito. Forza Italia oggi non si sa cosa sia. Il Pd non diventa una cosa diversa. Posso avere una simpatia personale per Renzi però non vedo nessuna formazione politica in cui possa riconoscermi. Per cui se si parla di un impegno politico, oggi posso dire che sono ancora amante della politica, ma senza squadra con cui giocare. Sono contento del mio lavoro che mi dà grande soddisfazioni sempre in ambito pubblico e sto destinando le mie energie proprio in questo. Ho la fortuna di vivere in un luogo in cui stiamo facendo questa nuova esperienza della fusione. Mi ritengo, da buon alpino, sempre facente parte della riserva di questa paese, così ovviamente mi piace la politica. E’ una malattia, non si guarisce mai. Questa mancanza di competenza da parte degli amministratori locali, infatti, è la cosa che mi dà più fastidio.

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