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2 Settembre 2015

La corte Ue boccia l’Italia: “Il costo del permesso di soggiorno è troppo alto, può creare un ostacolo”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

La legislazione italiana per il permesso di soggiorno è contraria alla direttiva europea sullo status dei cittadini di paesi terzi per soggiorni di lungo periodo, perchè il costo del permesso è troppo alto. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, che “boccia” la richiesta agli extra-comunitari di pagare un contributo variabile tra gli 80 e i 200 Euro per il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno, definendola “sproporzionata rispetto alla finalità dalla direttiva”: in questo modo, si legge nella sentenza, “può creare un ostacolo all’esercizio dei diritti” riconosciuti a livello comunitario.

(iltirreno.gelocal.it)

(iltirreno.gelocal.it)

Il costo del permesso di soggiorno è “sproporzionato rispetto alla finalità dalla normativa Ue, e può creare ostacoli all’esercizio dei diritti”. La Cgil e l’Inca (il patronato della Cgil) hanno chiesto al Tar del Lazio l’annullamento del decreto sul contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno per cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, facendo valere la natura sproporzionata del contributo. Il costo per il rilascio della carta d’identità in Italia ammonta a circa 10 euro. Poiché per il permesso di soggiorno l’importo più basso fissato è di 80 euro, l’onere economico imposto al cittadino dello Stato terzo per ottenere il rilascio del titolo è circa otto volte più alto. Il Tar del Lazio ha ritenuto che fosse necessario esaminare la compatibilità delle norme italiane con le disposizioni del diritto dell’Unione. La Corte di giustizia Ue, oltre a dichiarare che la legge Ue sullo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo “non ammette la normativa italiana” poiché “richiede un contributo sproporzionato”, ricorda che “l’obiettivo principale della direttiva è l’integrazione”. Inoltre, sebbene gli Stati membri abbiano un “margine discrezionale” per fissare l’importo dei contributi, “tale potere discrezionale non è illimitato”. D’altra parte, si aggiunge, l’incidenza economica del contributo italiano può essere considerevole, dato che il rinnovo dei permessi deve essere pagato di frequente.

Quanto costa in Italia il permesso di soggiorno? Il contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, “bocciato” dalla Corte di giustizia europea, fu introdotto – tra le polemiche di chi già allora parlò di una “tassa” ingiustificata e, comunque, troppo alta – all’inizio del 2012, in applicazione del decreto 6 ottobre 2011 dei ministeri delle Finanze e dell’Interno. Si tratta di una somma che varia da un minimo di 80 euro a un massimo di 200, in base alla durata del titolo: nel dettaglio, si pagano 80 euro per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari ad un anno; 100 per i permessi di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni; 200 per il rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo.

Non è mai richiesto il versamento del contributo quando: il permesso di soggiorno è rilasciato o rinnovato per asilo, per richiesta asilo, per protezione umanitaria, per protezione sussidiaria; lo straniero o l’apolide sono minori; l’ingresso è per ricevere cure mediche (la stessa esenzione si applica anche agli eventuali accompagnatori). Il contributo in questione non è, peraltro, l’unica spesa da sostenere per il rilascio o il rinnovo del permesso. I costi della procedura comprendono anche 16 euro per la marca da bollo in contrassegno telematico da applicare sul modulo; 30 euro per le spese postali da pagare al momento della spedizione dell’assicurata, contenente l’istanza; 27,50 euro per il permesso elettronico – adottato dal dicembre 2006 – se si richiede un permesso di soggiorno per più di 90 giorni. Sono tenuti a chiedere il permesso di soggiorno gli stranieri di Paesi terzi che intendono restare in Italia per più di tre mesi. Chi arriva nel nostro Paese per la prima volta, dal suo ingresso ha 8 giorni lavorativi di tempo per chiedere il permesso al questore della provincia in cui intende soggiornare, in determinati casi anche tramite gli uffici postali abilitati (compilando il modulo dell’apposito kit).

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