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21 Agosto 2015

Lavena Ponte Tresa, in arrivo una cinquantina di migranti. Saranno ospitati presso l’ex caserma della Guardia di Finanza

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Ad annunciarlo ieri, durante la seduta del consiglio comunale, è stato il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni. La comunicazione all’amministrazione tresiana, da parte del prefetto di Varese, il dottor Giorgio Zanzi, è arrivata lo scorso quattro agosto. I migranti, stanziati in un centro di Milano, saranno una quarantina, al massimo cinquanta, verranno ospitati presso l’ex caserma “Luigi Moi” della Guardia di Finanza e saranno affidati alla Caritas diocesana di Como. In una lettera al prefetto il primo cittadino ha espresso le sue perplessità sulla sicurezza per la comunità e per la vicinanza con il confine di stato.

L'esterno della caserma della Guardia di Finanza "Luigi Moi" di Lavena Ponte Tresa (bluewin.ch)

L’esterno della caserma della Guardia di Finanza “Luigi Moi” di Lavena Ponte Tresa (Foto Copyright ® RSI)

La comunicazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Roncoroni ieri sera in consiglio comunale. “Da qualche giorno noi amministratori eravamo a conoscenza della situazione, dopo la comunicazione telefonica del prefetto che risale allo scorso 4 agosto. Ero stato informato dell’asservimento della caserma ‘Luigi Moi’, già della Guardia di Finanza, dismessa dal dicembre 2012, ad accogliere migranti e profughi. La notizia naturalmente è stata subita messa a conoscenza, ma senza alcun dettaglio: il prefetto, infatti, mi aveva solo avvertito che la caserma sarebbe stata oggetto di un sopralluogo e di messa a norma. Successivamente ci sarebbero stati approfondimenti. Così nella mia lettera di perplessità, inviata al prefetto e condivisa con la giunta comunale, su questa scelta che ha inserito sul nostro territorio i migranti, ho voluto mettere a conoscenza i consiglieri comunali e i capo-gruppi”.

La lettera del primo cittadino al prefetto Zanzi, “Caserma Luigi Moi – accoglienza migranti”. Roncoroni, nei giorni successivi alla comunicazione del prefetto, insieme alla giunta, ha inviato una lettera al prefetto Zanzi, esprimendo le proprie perplessità e preoccupazione in merito alla decisione. Eccone il contenuto.
“Gentilissimo signor Prefetto,
in riferimento alla sua comunicazione che nel prossimo futuro, dopo opportuni lavori di ristrutturazione, la caserma ‘Luigi Moi’ di Lavena Ponte Tresa verrà adibita quale sede di prima accoglienza per l’emergenza migranti, significo alcune criticità delle quali le sarei grato tenesse a debito conto, senza entrare nel merito delle valutazioni sulla politica del governo in tema di immigrazione, che credo molti dei miei concittadini non condividono. La nostra comunità è formata da migranti italiani ed è quindi per sua stessa natura da sempre accogliente. Pertanto non credo che l’arrivo di migranti stranieri rappresenti un problema né di stampo razziale né pregiudiziale.
Devo però rilevare l’inopportunità della scelta del luogo e del grande contingente numerico, dalle 30 alle 40 unità, che sua eccellenza ritiene collocare nella detta sede. La caserma “Moi” è adiacente al polo scolastico che ospita oltre 400 alunni di primaria e secondaria di primo grado, alla palestra comunale, al lago Ceresio. Poche centinaia di metri dal confine di stato che potrebbero rappresentare per molti una grande tentazione ed un grave pericolo.
La nostra cittadina ha una grande attrazione turistica e commerciale con uno dei mercati più grandi della provincia che porta settimanalmente migliaia di clienti d’oltre frontiera. I rapporti già purtroppo spesso difficili con le autorità ticinesi potrebbero subire ulteriori peggioramenti, soprattutto per i tanti frontalieri che quotidianamente si recano in Svizzera per lavoro. Credo che alla notizia della presenza di un così nutrito gruppo di migranti nei pressi della frontiera assisteremo ad un repentino inasprimento dei controlli doganali elvetici, oggi pressoché assenti negli orari serali e notturni, con pesanti ricadute per la popolazione residente. La caserma ‘Luigi Moi’ ha dato per anni garanzia di sicurezza e questo suo nuovo utilizzo rappresenterà di fatto all’esatto contrario. Negli ultimi anni è peggiorata numericamente la presenza delle forze dell’ordine presenti sul territorio e la chiusura della caserma motivata dalla necessità di razionalizzare i costi pubblici appare ora discutibile, in quanto oggetto di ingenti spese di ristrutturazione destinate ad aggravarsi in vista dei mesi invernali. Comprendo la difficile situazione che la costringe in questa gravosa azione, ma la prego di considerare i rilievi trasmessi al fine di una serena ed oggettiva valutazione finale ed in ogni caso le confermo la mia totale disponibilità”.

La situazione attuale: l’arrivo dei migranti a Lavena Ponte Tresa previsto entro fine settembre. Ieri mattina, però, a poche ore dal consiglio comunale il prefetto di Varese, ha contattato telefonicamente il sindaco di Lavena Ponte Tresa, dando lui ulteriori dettagli sull’accoglienza dei migranti all’interno dell’ex caserma della Guardia di Finanza “Luigi Moi”. La gestione del gruppo di migranti, da parte della prefettura, è stata affidata alla Carias Diocesana di Como (ndr, che ha già esperienze di questo tipo in altre città), che sarà aiutata da altre cooperative. La capienza autorizzata per l’accoglienza è di cinquanta migranti (ndr, verrà utilizzato solo il primo piano per questioni di sicurezza) ed i profughi arrivano direttamente da Milano, ma sono destinati ad essere ripartiti in piccoli gruppo sul territorio provinciale. Le cooperative che gestiranno la caserma, invece, si sono impegnate a redigere un regolamento che prevede un orario di ingresso ed un orario di uscita, tenendo conto delle esigenze del territorio. “Per chi non si adegua è prevista l’immediata espulsione e chi non si comporterà correttamente verrà allontanato a Milano presso lo stabile di prima accoglienza regionale. Altre rassicurazioni derivano dal fatto che ci sarà un custode notturno, residente all’interno della struttura, e la presenza di continui membri della cooperativa in orari diurni per la formazione. Inoltre verrà insegnata loro la lingua italiana ed ci saranno una serie di corsi per l’inserimento dei migranti”, aggiunge il sindaco Pietro Roncoroni.

Il ruolo del Comune di Lavena Ponte Tresa. A detta del prefetto l’ex Caserma “Luigi Moi” non dovrebbe essere occupata per oltre un anno, ma è il sindaco a precisare il compito ed il ruolo del Comune di Lavena Ponte Tresa in questa vicenda. “Il Comune – continua Roncoroni -, non ha avuto coinvolgimento nella parte decisionale, anzi l’ha subita. E’ lo Stato ad aver deciso, attraverso la Prefettura di Varese, di occupare uno stabile di sua proprietà. Non è stato chiesto nulla al Comune. Noi abbiamo solo voluto esprimere tutte le difficoltà che ci potrebbero essere. Ho richiesto, inoltre, che questa presenza sia oggetto della massima integrazione: il progetto dovrebbe consentire ai migranti un’attività di volontariato e sarà la cooperativa ad occuparsene. Sarebbe importante che ci sia la possibilità, infine, che i migranti siano riconosciuti dalla popolazione, tramite incontri informativi, anche nelle scuole. Non che non siano ‘signori nessuno’. Un ruolo, fortunatamente, l’avranno anche le parrocchie della zona perchè la Caritas Diocesana di Como è referente della nostra diocesi”.

Le parole del presidente della Comunità Montana del Piambello, Maria Sole De Medio. “Non è giusto che il territorio del Piambello, con l’8% degli abitanti dell’intera provincia di Varese, ospiti una cinquantina di migranti nell’ex Caserma. Non credo sia equo rispetto alle proporzioni di tutti i comuni visto che ne ospitiamo già 48. Con i nuovi arrivi la percentuale salirebbe. Speravamo ci fosse questa equità, ma evidentemente le scelte non ne hanno tenuto conto. Noi non possiamo in nessun modo condizionare queste scelte, però possiamo mettere a conoscenza tutti i cittadini dell’attuale situazione. Così sorge spontaneo chiedersi perchè ora Lavena Ponte Tresa e prima Bisuschio?”

Gli stabili dell’ex Caserma, però, non saranno pronti prima di metà settembre. La decisione della prefettura non sarà contrastata da parte dell’amministrazione e si penserà di gestire la situazione al meglio, ma da sottolineare, dopo le prime polemiche nate su Facebook, è che il Comune di Lavena Ponte Tresa e i propri contribuenti non spenderanno un euro per la sistemazione dei migranti e, allo stesso modo, non ne incasseranno uno. La gestione della Caserma, di proprietà statale, non dipende dall’amministrazione comunale.

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