Dopo cinque settimane di stop Atene ha riaperto la Borsa con una caduta del -23%. Questa discesa in picchiata è condizionata soprattutto dai disastrosi titoli bancari della National Bank of Greece. La tensione sui mercati greci condiziona anche gli altri europei che oscillano intorno alla parità, tra crolli e rialzi repentini. Dopo ormai parecchi mesi di incertezza l’obiettivo rimane lo stesso: Atene deve riallinearsi. Le preoccupazioni incombono anche dall’Estremo Oriente: borse asiatiche in rosso per timore di una frenata dell’economia cinese. La situazione è allarmante, c’è bisogno di una soluzione.

(newsingreece.com)
Grecia: situazione economica disastrosa, i principali effetti. La Grecia sta attraversando un periodo particolarmente complesso. La crisi in Grecia parte nel 2009, quando il neo primo ministro George Papandreou rivela che i bilanci economici precedentemente inviati dai governi greci all’Unione Europea erano stati falsificati con l’obiettivo di far entrare la Grecia nella zona Euro. Alla base della crisi vi sono diversi effetti: in Grecia il rapporto debito/Pil raggiunge addirittura il 172%, e ciò ha portato la nazione a non essere più un Paese solvente; attualmente nessun Paese europeo è disposto a prestare altri fondi alla Grecia. La crisi non è però solo economica, ma sicuramente anche sociale: in Grecia più di un uomo su quattro è disoccupato. A confronto dell’Italia, dove il tasso di disoccupazione è del 13%, in Grecia esso supera il 25% e il Governo tuttora sembra fatichi ad avere un piano adeguato per risolvere questo problema. A causa della crisi si è registrata, in questi ultimi anni, una forte ondata di immigrazione poiché le persone che hanno la possibilità di stabilirsi all’estero, con un’alta formazione, hanno deciso di abbandonare il proprio Paese natale per mancanza di sbocchi lavorativi. Inoltre il debito causato dalle tasse non riscosse in Grecia si aggira intorno al 90%, più del doppio degli altri Paesi. Il rapporto tra Grecia ed Unione Europea e le decisioni di luglio. Negli scorsi mesi la Grecia e l’Unione Europea sono state ai ferri corti. Dopo il rifiuto da parte di Alexis Tsipras a trovare un accordo con i creditori, infatti, si è tenuto il referendum dove ha vinto l'”OXI”, che ha portato la Grecia a firmare l’accordo con la Ue per un nuovo piano d’aiuti. Il tanto clamore suscitato dalla decisione di indire il referendum, però, non ha portato nessun vantaggio economico alla Grecia, che ha accettato le nuove misure di austerity, approvando il “nuovo” piano europeo lo scorso 15 luglio. In questo sono previsti tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, riforma delle pensioni e del lavoro. Oggi a quasi un mese dal referendum è stato riaperto il mercato finanziario ad Atene. Borsa di Atene riaperta, crollo immediato del 23%. La situazione attuale continua ad essere disastrosa: nell’ultimo periodo, sia dalla parte greca che da quella europea, l’obiettivo era quella di arrivare ad una soluzione ma ancora nessun risultato. A tesimoniarlo l’imminente caduta della borsa ateniese di oggi, appena riaperta dopo 5 settimane di stop. A pochi minuti dall’avvio degli scambi l’indice Ase segna un calo record del 22,87%. Sono preoccupanti i dati dei titoli bancari con Piraeus Bank e National Bank of Greece che perdono il 30%. Vi sono pessime notizie per la Grecia anche dall’indice Pmi: a luglio si è registrato un crollo record anche per l’attività manifatturiera. L’indicatore dei direttori d’acquisto è sceso a luglio a 30,2, un forte ribasso rispetto al 46,9 di giugno. La causa è un collasso della domanda legato alle misure di controllo dei capitali. Anche la Cina vede un crollo nel settore manifattutiero, i valori riprendono quelli del novembre 2011. Per quanto riguarda gli altri mercati europei, dopo il riscontro del referendum del 5 luglio scorso, hanno oscillato tra crolli e rialzi ed Atene deve in qualche modo riallinearsi. Futuro ignoto per la Grecia. Le possibilità di un futuro sereno per la Grecia sono ancora lontane. Non è un paese particolarmente ricco e non ha grandi risorse di materie prime. La vittoria del “No” al referendum vede la Grecia ancora formalmente nella zona euro e nella Ue ma, di fatto, fuori dal sistema di regole che l’integrazione europea ha prodotto, così da portarla alle pesanti restrizioni sul piano economico. A fronte di ciò si calcola una ricaduta, nel prossimo anno, sul Pil di almeno il 10%: le previsioni non possono però che essere approssimative. Non ci sono precedenti di questo tipo in Europa e l’unico riferimento possibile, seppure con un contesto socio-economico profondamente diverso, è l’Argentina del 2001. Tutto ciò va a gravare sui cittadini ed i loro capitali, o quello che ne è rimasto, visto la corsa al prelievo nei mesi scorsi. Essi sono stati sottoposti, infatti, a strette misure di controllo sul denaro ritirato al bancomat. A fronte di quanto detto è possibile notare la gravità della situazione in Grecia, non vi sono molte vie d’uscita; una delle tante potrebbe essere quella di stampare una moneta alternativa all’Euro e costituire una sorta di doppio binario, per le transazioni interne e per quelle estere, che resterebbero in euro. L’opzione è però stata smentita dal governo di Atene ed anche dall’Ue. Quindi la domanda rimane sempre la stessa: cosa ci si aspetta per il futuro della Grecia?
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