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30 Luglio 2015

Quali sono i contenuti della “Carta dei Diritti di Internet”? Ecco il documento integrale

Tempo medio di lettura: 2 minuti

La Carta dei Diritti di Internet, presentata ieri alla Camera dal presidente Laura Boldrini e da Stefano Rodotà, dopo il lavoro di un anno della commissione creata ad hoc, mette al centro il rispetto della persona in rete. Per leggere integralmente la “Carta dei Diritti di Internet” cliccare qui

(left.it)

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L’accesso a Internet è un “diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”, e le istituzioni pubbliche devono assicurare “la creazione, l’uso e la diffusione della conoscenza in rete intesa come un bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto”. Questo il contenuto degli articoli 2 e 3 della ‘Carta dei diritti di Internet’, presentata ieri a Montecitorio dalla presidente della Camera Laura Boldrini e da Stefano Rodotà.

Dopo un anno di lavori, la Carta dei diritti di internet è stata presentata a Roma: un documento, quello elaborato dalla Commissione di studio sui diritti e i doveri relativi ad Internet, che vuole, nei suoi 14 articoli, proporsi come una sintesi avanzata delle diverse posizioni e sensibilità emerse sul tema ma anche come “strumento indispensabile per dare fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale”. La rete non solo come mezzo tecnologico e luogo di offerta di servizi, ma anche come dimensione di libertà e crescita per i cittadini. Quali sono i punti cruciali della Carta? Eccoli secondo “wired.it“.

Nessuna eccezione sui diritti fondamentali. Lo chiarisce il primo articolo: nella rete i diritti fondamentali della persona, che sono riconosciuti a livello universale dalla Dichiarazione Onu, e a livello europeo dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e dalle costituzioni nazionali, sono effettivamente riconosciuti e come tali devono essere interpretati. Il rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità non può venire meno in rete.

L’uso consapevole. Per usare la rete al meglio ci vogliono competenze, da aggiornare e da acquisire; le istituzioni pubbliche devono impegnarsi affinché nessuno resti a metà del percorso. I ritardi culturali vanno rimossi, perché dall’uso consapevole di internet passa anche più merito e possibilità di crescita individuale e collettiva.

Il consenso sui dati non va strumentalizzato. Il modo in cui vengono trattati i dati è decisivo per il rispetto dei diritti della persona. Come chiarisce la carta, finalità, pertinenza, proporzionalità sono alla base del trattamento. Il consenso, in via di principio, deve poter essere revocabile. In casi specifici, la legge può anche prevedere specifiche autorizzazioni aggiuntive al consenso stesso. Inoltre, il consenso non è base legale per il trattamento, laddove c’è una sproporzione di poteri tra persona e titolare del trattamento. Ogni persona ha anche il diritto di conoscere le modalità tecniche di trattamento dei dati che la riguardano.

L’anonimato come diritto. Certamente il cittadino ha diritto a usare quegli strumenti, anche tecnici, che proteggono l’anonimato, soprattutto per evitare censure, discriminazioni ed esercitare le libertà civili e politiche ma quando subentra la violazione della dignità e dei diritti fondamentali, e in tutti i casi previsti dalla legge, l’autorità giudiziaria può disporre l’identificazione dell’autore della comunicazione.

Il ruolo delle piattaforme. Le piattaforme digitali devono essere corrette verso l’utente. Le informazioni devono essere chiare e semplici, le condizioni contrattuali non possono essere modificate in caso arbitrario. Non devono presentarsi difficoltà o discriminazioni nell’accesso: il diritto a un accesso neutrale alla rete, nell’insieme, è condizione necessaria per l’effettività dei diritti fondamentali della persona, come stabilisce anche l’articolo quattro della carta.

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