29 Luglio 2015

Frontalieri discriminati, la Farnesina: “Preoccupazione per casellario giudiziario”, convocato ambasciatore svizzero

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Il motivo della convocazione dell’ambasciatore svizzero, Giancarlo Kessler, da parte del segretario generale della Farnesina, è riconducibile alla “viva preoccupazione” per le misure ticinese introdotte ai frontalieri italiani che li discriminerebbero. Sul banco degli imputati c’è l’introduzione dell’obbligo di presentare, da parte dei frontalieri italiani, il certificato dei carichi pendenti a chi intende rinnovare o ottenere un permesso di lavoro o di dimora. Per oltre 80 anni, però, il segreto bancario e le decisioni svizzere di rifiutarsi di dar seguito a rogatorie internazionali per evasione fiscale avevano un peso diverso a livello giudiziario, tutelando, ad esempio, clienti italiani che non pagavano le tasse al fisco: l’evasione in Svizzera non è considerata un reato, ma è solo soggetta a sanzioni amministrative. In altri paesi, come in Italia appunto, è la soglia quantitativa a dire se si tratta di reato penale o amministrativo.

(cdt.ch)

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Farnesina: “Preoccupazione per i frontalieri, misure ticinesi in violazione dell’accordo europeo sulla libera circolazione delle persone”. Il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato l’ambasciatore della Confederazione svizzera, Giancarlo Kessler, per esprimergli la viva preoccupazione italiana per le misure introdotte dalle autorità cantonali ticinesi a carico dei lavoratori frontalieri italiani. Si tratta di misure in violazione dell’accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l’eccellente stato delle relazioni bilaterali.

Richiesta italiana per porre fine ad un’insoddisfazione sulle misure ticinesi. Il segretario generale ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia. L’ambasciatore Kessler, fa sapere la Farnesina, ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall’accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l’Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione.

Coinvolti oltre 60mila lavoratori frontalieri italiani. L’iniziativa della Farnesina è legata alle recenti misure adottate dal governo del Canton Ticino nei confronti degli oltre 60mila lavoratori frontalieri italiani: ha imposto loro l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziario se vogliono continuare a lavorare.

“I frontalieri italiani non sono soli”. “La giornata di oggi è molto importante per i lavoratori italiani impiegati in Svizzera, perchè a loro giunge la conferma che non sono soli e che le istituzioni italiane sono presenti”, ha commentato Il deputato piemontese Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione Ambiente. “La convocazione dell’ambasciatore – continua il capogruppo Pd in Commissione Ambiente – è già un importante fatto in se’ e conferma come il Canton Ticino abbia messo in campo azioni a danno dei cittadini italiani che devono essere rimosse se si vuole reimpostare il necessario confronto tra Italia e Svizzera sui giusti binari. Le assicurazioni giunte dall’ambasciatore Kessler, da un lato, confermano la giustezza delle nostre posizioni, e dall’altro impongono che a questo punto Berna compia un passo formale decisivo per eliminare l’odiosa pratica dell’obbligo del casellario giudiziale solo per gli italiani, elemento che insieme con l’aumento discriminatorio del moltiplicatore fiscale comunale solo per i lavoratori italiani conferma e giustifica la reazione effettuata”.

La tassazione futura ai frontalieri. Per quanto riguarda la tassazione, i punti cardine su cui si è costruito l’accordo sono il principio costituzionale di equità di trattamento e il principio sancito a livello europeo di libertà di movimento delle persone. Questo significa che il frontaliere che lavora in Svizzera dovrà avere lo stesso trattamento fiscale del lavoratore frontaliere che opera in un qualsiasi altro Paese con cui ci sono accordi bilaterali in corso. L’equiparazione arriverà attraverso un percorso graduale: inizialmente, e comunque non prima del 2018, la tassazione svizzera calerà dal 100% al 70%, il salario percepito in Svizzera sarà quindi tassato in Italia, in modo da ristabilire la tassazione al 100%.

In un contesto nel quale Italia e Svizzera, Roma e Berna, si accordano senza tener conto (ndr, in modo adeguato) delle istanze e delle problematicità legate agli enti e alle strutture locali nelle zone di confine, i ticinesi continuano ad introdurre misure nei confronti dei frontalieri italiani. La richiesta del casellario giudiziario ai lavoratori che quotidianamente varcano le dogane, infatti, è una delle tante novità che li riguardano. Peccato, però, ad esempio, che il segreto bancario svizzero, introdotto nel 1934, ha trasformato le “piccole banche elvetiche”, in fabbriche di soldi. Agli italiani “frontalieri” che allora varcavano il confine, raggiungendo Lugano, non veniva chiesto “ufficialmente” da dove prevenivano i soldi che portavano nelle loro cassaforti e quando le autorità elvetiche si rifiutavano di dar seguito a rogatorie internazionali per evasione fiscale (ndr, l’evasione in Svizzera non è penale, ma amministrativa), si tutelavano gli interessi dei clienti italiani che probabilmente in patria non pagavano le tasse. Solo nel 2015, con l’accordo, è decaduto il segreto bancario. Evoluzione ed apertura alla collaborazione o continua tutela ai propri interessi economici con un celebre “do ut des” tra paesi?

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