28 Luglio 2015

Olimpiadi 2024, Boston ritira la candidatura. Sarà solo il degrado l’unico avversario di Roma?

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Boston fuori dalla corsa per la candidatura dell’Olimpiade del 2024. Il sindaco: “Senza garanzie non posso impegnarmi a mettere a rischio i soldi dei contribuenti”. Roma adesso ha più possibilità di vittoria, ma possiamo davvero farcela? Il presidente del Coni Malagò esprime incertezza, dopo che il degrado della Capitale viene denunciato in questa settimane anche dai media internazionali.

(it.eurosport.com)

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La rinuncia di Boston. Nella serata di ieri è giunta la notizia: Boston ritira la propria candidatura ad ospitare i Giochi Olimpici 2024. Ad annunciarlo è stato l’Usoc (Comitato olimpico americano) in seguito alle dichiarazioni del sindaco della città, Martin Walsh, sotto pressione per firmare in tempi brevi il programma che impegnava a portare avanti la candidatura della città. Ma la risposta è stata chiara: “non firmerò un accordo per ospitare i Giochi se non avrò garanzie che i miei cittadini non dovranno firmare il conto finale, mi rifiuto di ipotecare il futuro della città”. Dunque il motivo del ritiro è la mancata conoscenza dei dettagli finanziari che porterebbero i Giochi a Boston. “Questo è un impegno che non posso assumere senza assicurarmi che la città e i suoi cittadini siano tutelati” le parole di Walsh nella conferenza stampa indetta a sorpresa ieri.

Le altre città candidate. Adesso l’Usoc sarà costretta a dirottare la sua scelta su un’altra città entro il 15 settembre, termine ultimo per presentare la candidatura. Si pensa a Los Angeles, che ha già ospitato i Giochi in due occasioni (ndr, 1932 e 1984) e che a gennaio era stata scartata proprio a favore di Boston, insieme a Washington e San Francisco. Considerando l’ultima apparizione degli Usa ad Atlanta 1996, i partner internazionali sembrano far ricadere la scelta proprio sul Paese a stelle e strisce, a discapito delle altre pretendenti (Roma, Amburgo, Parigi e Budapest, con la candidatura di Toronto non ancora ufficiale).

Roma dopo 60 anni. Ciò nonostante le indecisioni e i malumori che si respirano all’interno dell’Usoc potrebbero aumentare le possibilità dell’assegnazione a un Paese europeo, in primis Roma che riporterebbe le Olimpiadi estive in Italia dopo l’unico e lontano ricordo del 1960. Un’Italia certamente diversa da quella di allora, immersa negli anni del boom economico e con un bilancio finanziario decisamente differente da quello dei giorni nostri. Il degrado della città purtroppo è noto non solo nel nostro paese ma anche all’estero, con la stampa britannica e statunitense che denunciano proprio in questi giorni in prima pagina lo stato di abbandono della Città Eterna e questo potrebbe incidere, e non poco, sull’assegnazione della manifestazione.

Marcia indietro? Lo stesso Presidente del Coni Giovanni Malagò si dice preoccupato per la candidatura di Roma poiché “il degrado della città è diventato un caso internazionale. Quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti, sarei poco serio a negarlo”. Il numero uno del Comitato olimpico italiano però rimane fiducioso, sperando che “magari tra un anno le cose saranno cambiate”. Domani mattina è previsto un incontro tra Malagò e Renzi per discutere dell’argomento e non è da escludere l’ipotesi di un dietrofront da parte del Presidente del Consiglio a sostenere la candidatura della Capitale.

Italia giusta candidata? A questo punto c’è da domandarsi se non siano da prendere in considerazioni le dichiarazioni del sindaco di Boston anche per quanto riguarda Roma. Lo stato in cui si trova la città e la condizioni finanziarie dell’Italia potrebbero non riuscire a sostenere un progetto così grande come quello dell’Olimpiade. Il rischio di fare brutta figura è elevato e considerando di avere puntati addosso gli occhi di tutto il mondo non sembra proprio il caso, poiché sono ancora vivi nella memoria le polemiche scoppiate dopo l’organizzazione dei Mondiali di calcio nel 1990 e, solo ultime in ordine di tempo, di Expo Milano 2015. Forse sarebbe seriamente da prendere in considerazione l’idea di rinviare la nostra candidatura almeno al 2028 nella speranza di un miglioramento economico, politico e sociale.

Nel frattempo conviene lasciare vivo il ricordo di quel lontano settembre del ’60, quando uno straordinario Abebe Bikila tagliava il traguardo della maratona sotto l’Arco di Costantino, dopo aver corso 50 km scalzo. Con la speranza di rivivere un’emozione simile molto presto, magari sventolando con orgoglio una bandiera italiana.

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