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25 Luglio 2015

Malasanità, quanto costa intraprendere le vie legali? E quanto durano i procedimenti legali?

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Dai ferri chirurgici “dimenticati” nel ventre di un paziente, al rene destro asportato al posto di quello sinistro. Sono alcuni dei tristemente noti casi di malasanità che si sono verificati nel nostro Paese.

(cecchinilaw.it)

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Malasanità, quanto costa intraprendere le vie legali? E quanto durano i procedimenti legali? “Una causa con giudizio ordinario può durare fino a 5 anni e richiedere un esborso di circa 30.000 euro nei casi più gravi, ma esistono anche studi che lavorano senza acconti, con la formula del compenso percentuale sul valore della causa”. A illustrare opzioni, costi, tempi e rischi all’Adnkronos Salute è l’avvocato Bruno Sgromo, specializzato in consulenza legale alle vittime di casi di malasanità.

I costi ed i rischi per intraprendere un’azione per responsabilità medica. “Avviare un’azione per responsabilità medica – dice l’esperto – è una scelta che pone al cittadino e all’avvocato a cui egli si rivolge una serie di alternative diverse in termini di tempo, di costi e di rischi. In particolare, una “causa” per responsabilità medica si articola in varie fasi, alcune delle quali eventuali. Il primo step è l’invio di una diffida stragiudiziale dove si espongono i profili di responsabilità rinvenuti nella condotta della struttura sanitaria e si assegna alla struttura stessa un termine breve (da 7 a 15 giorni) per mettersi in contatto con l’avvocato del paziente. Il secondo step avviene in caso di mancato riscontro della struttura nel termine indicato e dal punto di vista procedurale il cliente ha a disposizione due alternative: il deposito di un ricorso per Accertamento tecnico preventivo (Atp) ex art. 696 bis C.p.c. o l’instaurazione di un giudizio di merito”. “Quest’ultimo – prosegue Sgromo – è uno strumento al quale si ricorre spesso in materia di responsabilità medica, per la natura prettamente tecnica della materia del contendere: la parte che ne ha interesse deposita un ricorso, a seguito del quale il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti per conferire l’incarico a un consulente tecnico d’ufficio (un medico legale o uno specialista). Il consulente fissa uno o più incontri per esaminare la documentazione prodotta e procedere alla valutazione delle condizioni di salute del periziando, dei danni riportati e del collegamento causale tra la condotta della struttura sanitaria e i danni riportati dal paziente”.

“Prima di depositare la relazione tecnica – aggiunge Sgromo – il consulente tenta la conciliazione fra le parti. Se la conciliazione non riesce, la relazione assumerà valore di prova documentale e ciascuna parte potrà chiederne l’acquisizione nel successivo giudizio di merito. Il procedimento per Atp si conclude con la redazione della consulenza e non con un provvedimento di natura decisionale (sentenza o ordinanza). La durata media di un procedimento del genere è di circa un anno”. “Il giudizio ordinario – continua il legale – può essere intrapreso a seguito dell’instaurazione del procedimento per Atp o direttamente. La materia della responsabilità medica rientra fra quelle per le quali è obbligatorio l’espletamento della mediazione, condizione di procedibilità del giudizio civile ordinario. Se la conciliazione non riesce, il giudizio prende avvio mediante la notifica di un atto di citazione e la successiva iscrizione a ruolo e si svolge come un normale giudizio civile e, pertanto, si conclude con un provvedimento di natura decisionale, con condanna alle spese della parte soccombente. La durata media del giudizio ordinario è di 3/5 anni”.

Ora il capitolo costi: “Per quanto riguarda la prima tipologia di procedimento e a seconda del valore economico della controversia – sottolinea l’avvocato – in media uno studio di avvocati può richiedere una cifra che si aggira attorno agli 8.000 euro. Per il giudizio ordinario si può arrivare anche a 30.000, nei casi di eventi molto gravi. Poi ci sono le spese vive (marche da bollo, tasse del tribunale che variano seconda dell’importo risarcitorio), chenon superano i 3.000 euro. Rispetto a cause anche milionarie – conclude – il nostro studio lavora senza acconti, con la formula del compenso percentuale sul valore della causa, nel rispetto della normativa deontologica”. (ADNKRONOS)

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