L’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola sono stati condannati dalla prima sezione penale del tribunale di Napoli a una pena di tre anni per concorso in corruzione. Per i due anche una pena accessoria di 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. I pm avevano chiesto il massimo della pena, 5 anni, per Berlusconi, e 4 anni e 4 mesi per Lavitola. La sentenza dopo oltre 6 ore di camera di consiglio. “E’ una sentenza clamorosamente ingiusta e ingiustificata”, ha commentato a caldo uno dei legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini.

(tribunaitalia.it)
Compravendita di senatori per far cadere il Governo Prodi nel 2008: Berlusconi condannato. L’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore de l’Avanti Valter Lavitola sono stati condannati alla pena di 3 anni di reclusione dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Napoli. Si chiude così il processo sulla presunta compravendita di senatori che sarebbe stata messa in atto da Berlusconi per far cadere il Governo Prodi nel 2008. Per entrambi gli imputati l’accusa era di corruzione. I pm della Procura di Napoli avevano chiesto la pena di 5 anni di reclusione per Berlusconi e di 4 anni e 4 mesi per Lavitola.
“C’erano dei rumors, delle voci di cui non sapevo nulla, come ho detto al giudice, se l’avessi saputo sarei ancora presidente del Consiglio”. E’ quanto ribadisce l’ex premier Romano Prodi commentando la sentenza. A chi gli domandava per quale motivo non si sia costituito parte civile nel processo, il Professore ha risposto: “Il danno non è stato alla mia persona ma alla democrazia”.
Berlusconi: “Sentenza assurda, processo politico”. Silvio Berlusconi commenta così la sentenza: “Prendo atto di una assurda sentenza politica al termine di un processo solo politico costruito su un teorema accusatorio risibile. Resto sereno, certo di aver sempre agito nell’interesse del mio Paese e nel pieno rispetto delle regole e delle leggi, così come continuerò a fare. Ho piena fiducia negli italiani e nella loro capacità di comprendere quale persecuzione giudiziaria sia stata scatenata contro di me per cercare di ledere la mia immagine di protagonista della politica”. Non passa dunque la tesi difensiva che la vicenda del “cambio di casacca” dell’ex senatore Sergio De Gregorio (che ha patteggiato già una pena di un anno e 8 mesi) e il suo voto contro provvedimenti del governo Prodi rientrassero nel principio di insindacabilità dell’azione del parlamentare tutelata dalla Costituzione. Il collegio giudicante composto dal presidente Corleto, giudici a latere Nicola Russo e Alessandro Baldassarre, ha invece accolto quella dell’accusa.
In aula, la 117 del nuovo palazzo di giustizia, affollata di cronisti anche stranieri, c’erano i quattro pm titolri dell’indagine, l’aggiunto Vincenzo Piscitelli e i sostituti Alessandro Milita, Fabrizio Vanorio e Henry John Wodcoock. Ma anche l’intero collegio di difesa di Berlusconi, Fausto Coppi, che si rinfrescava con un ventaglio rosso come la cravatta in un locale torrido e senza condizionatore d’aria, Niccolò Ghedini e Michele Cerabona. Il Senato è parte civile nel procedimento ed era rappresentato dall’avvocatura dello Stato. Anche Forza Italia era tutelata da Bruno Larosa.
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