13 Maggio 2015

Si riuniscono a Firenze i gotha del web: dal 18 maggio la 24esima edizione dell’International World Wide Web Conference

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Big data, protezione dei dati, economia della conoscenza, salute digitale e impatto sulla vita quotidiana delle persone. Sono alcuni dei temi, illustrati all’Adnkronos da Aldo Gangemi, dell’Istc-Cnr, che verranno affrontati nel corso della 24esima edizione dell’International World Wide Web Conference, la principale conferenza mondiale nell’ambito della ricerca avanzata sul Web, che arriva per la prima volta in Italia.

(www2015.it)

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L’International World Wide Web Conference di Firenze. L’evento, in programma a Firenze dal 18 al 22 maggio, vedrà oltre 2mila professionisti e accademici da tutto il mondo, tra sviluppatori, ricercatori e delegati di aziende e associazioni, confrontarsi sulle nuove frontiere del Web. Il calendario prevede una lunga serie di workshop, presentazioni, dimostrazioni, tavole rotonde e sessioni interamente dedicate alle imprese e agli sviluppatori. “In questa conferenza verranno discusse le tecnologie d’avanguardia. Ci sono risultati scientifici e tecnologici che vengono valutati dal gotha degli scienziati che si occupano di queste cose – spiega Gangemi, membro del comitato organizzatore -. La ricerca oggi si svolge prevalentemente sulla capacità di analizzare grandissime quantità di dati, i big data, per indicare la disponibilità di enormi quantità di dati tra loro molto diversi. E’ quello che sta cambiando sia il web che l’informazione, da un punto di vista tecnologico e scientifico perché richiede delle conoscenze e soluzioni che non sono affatto banali”.

“Quando si è davanti a un terabyte di dati strutturati in maniera eterogenea come si fa a tirare fuori qualcosa di utile? E’ come andare a scavare in una miniera – sottolinea Gangemi – Per fare questo si cominciano a usare dei metodi che un tempo erano considerati fantascienza, come algoritmi e ricerche di strutture che compaiono solo a certe scale di grandezza”. “Ad esempio – spiega – quelli che avevano immaginato, a posteriori devo dire, l’evoluzione tunisina della primavera araba, hanno provato a vedere semplicemente analizzando il traffico su Twitter se c’era la possibilità di prevederla e hanno verificato che era possibile. Questa tecnica di anticipazione guardando ai grandi trend generali è una delle cose che sta avendo più risultati”. Dunque, attraverso l’utilizzo dei big data, è possibile fare previsioni. Ma, sottolinea, “se scendiamo di grandezza questo non è più possibile”.

Altra questione che verrà affrontata è la protezione dei dati e l’uso dei dati per la sicurezza pubblica. “Quando si parla di politiche della sicurezza, quanto siamo disposti a sacrificare la nostra privacy? Questo è uno degli aspetti più rilevanti da considerare – osserva – Noi abbiamo cominciato a lasciare tracce ovunque, tracce che costituiscono la nostra identità elettronica che ci fa diventare vulnerabili”.

Previsti dei panel anche su questioni mediche. “Una è la scoperta digitale delle malattie – rileva Gangemi – Google è stato capace di prevedere in anticipo rispetto agli epidemiologi l’arrivo di un’epidemia di influenza semplicemente leggendo gli scambi sulle reti sociali di persone che parlavano di sintomi. Un altro evento riguarderà la ‘digital health’, come utilizzare le tecnologie web per migliorare la possibilità di passare dati da un’organizzazione medica all’altra pur mantenendo la privacy”.

“Il marketing digitale e le start up”. Gangemi sottolinea anche la centralità dell’economia della conoscenza, “la necessità di avere più dati e meno stringhe, meno parole. Fino a un paio di anni fa se su Google si cercava Barack Obama si trovavano solo pagine che parlavano di lui. Oggi se cerchiamo Obama, sulla destra compaiono dati, foto e informazioni. E’ quello che sta cominciando a emergere del cosiddetto ‘knowledge graph’, questo enorme grafone della conoscenza che accumula dati su tutto e tutti”.

“Tutte le grandi aziende stanno accumulando miliardi di dati cercando di costruirsi la loro mappa del mondo, alcuni lo fanno a scopi commerciali – conclude Gangemi – I ricercatori lo fanno per scoprire ad esempio alcune dinamiche umane e sociali. Una sorta di enciclopedia del futuro”. (ADNKRONOS)

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