7 Maggio 2015

Vita in diretta su Periscope? “Si rischia il disorientamento”, il parere del sociologo De Masi

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“And the winner is… Periscope”. Così ha cinguettato Dick Costolo, ceo di Twitter, nel giorno del “match del secolo” tra Floyd Mayweather e Manny Pacquiao. Alla Grand Arena di Las Vegas, capienza poco meno di 20mila persone, ce n’erano molte di più, magari 20 milioni. Collegate via Periscope. Venti milioni di dirette di un evento live, non solo nell’Arena dove si teneva l’incontro, in Nevada, ma anche dai salotti di chi, attraverso l’App che consente lo streaming con lo smartphone, aveva deciso di offrire la diretta ai propri follower.

(mashable.com)

(mashable.com)

L’uso di Periscope durante il “match del secolo” tra Mayweather e Pacquiao. “L’esperimento” di seguire il match dal cellulare, guardando la televisione nel salotto di uno sconosciuto, è stato compiuto ad esempio anche da Christina Warren che, su “Mashable”, ha raccontato la sua esperienza: “Come milioni di altre persone al mondo, ho guardato l’incontro Pacquiao-Mayweather in un soggiorno, circondata da altri fan della boxe. Solo che – ha scritto – il soggiorno non era il mio e quei fan erano virtuali”. Dove erano? Su Periscope.

Il parere del sociologo De Masi sull’uso di Periscope: “verso il disorientamento”. L’uso massiccio dei social network e la tendenza – ormai già fenomeno consolidato – di raccontare la (propria) “vita in diretta” attraverso tweet e collegamenti via Periscope è, da una parte, dimostrazione del fatto che “oggi non ci sono più muri, le città sono senza muri”, ma dall’altra anche il motivo che ci sta spingendo “verso il disorientamento”. Lo afferma all’Adnkronos Domenico De Masi, autore di “Tag. Le parole del tempo” con cui il sociologo vuole offrire un nuovo alfabeto per orientarsi in questo mondo iperconnesso. “Sarà sempre meno facile capire la differenza tra bello e brutto, vero e falso, destra e sinistra – aggiunge – e tra ciò che è pubblico e ciò che è privato”. Individuale e collettivo, parole che rischiano di perdere il senso in una società fatta di rappresentazione della realtà e vita in diretta 24 ore su 24.

Una realtà raccontata con milioni di immagini e filmati ogni giorno: foto e video postati, filtrati, instagrammati, chattati, twittati. Una realtà in cui si rischia di perdere “l’essenzialità”, dice il sociologo, secondo il quale la vita, in questo modo, “manca di sfumature che ne rappresentano la ricchezza”, sottolinea De Masi. Perché “si finisce per diventare più feroci e più taglienti per ottenere visibilità” o si cerca di osare sempre un po’ di più, con riprese in diretta del proprio privato, per una manciata di follower. Una specie di buco della serratura sempre aperto, da cui far sbirciare sapendo di essere osservati. Come si vince il senso di disorientamento? “Con la cultura seria”. E su questo punto il sociologo ripone la sua fiducia nelle nuove generazioni: “I giovani si salveranno – afferma – il problema è di quelli che restano inchiodati a casa davanti alla tv”. O davanti a Periscope, che riprende la tv. (ADNKRONOS)

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