19 Marzo 2015

In Italia non solo corruzione nei grandi appalti. Il 35% delle piccole-medie imprese paga “tangenti”

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Non solo bustarelle, ma anche posti di lavoro per figli e nipoti, agevolazioni, ristrutturazioni gratuite di appartamenti privati. Lo schema che emerge per i grandi appalti, da Mafia Capitale all’inchiesta che mette oggi sotto i riflettori il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, è ormai ampiamente diffuso anche nel tessuto delle piccole e medie imprese. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos: il 35% delle pmi interpellatetramite diverse associazioni d’impresa, circa mille distribuite su tutto il territorio nazionale, ammette di aver pagato una tangente, sotto una qualsiasi forma.

(newzgeeks.com)

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Tangenti, posti di lavoro per parenti, agevolazioni e tanto altro: ecco lo schema dei grandi appalti italiani. La situazione economica italiana non è fiorente ed in più si aggiunge una gestione dei grandi appalti che è ampiamente discutibile. Da un’indagine di Adnkronos, infatti, risulta che, come nell’inchiesta che ha visto in questi giorni coinvolto il ministro delle Infrastrutture Lupi, l’Italia non è vittima solo di tangenti, ma anche di raccomandazioni e nomine ad hoc, in comune accordo tra enti pubblici e privato. Oltre un’azienda su tre, inoltre, ha dichiarato di aver pagato una tangente, sotto qualsiasi forma, mentre tra le imprese che ammettono di aver praticato la corruzione 3 su 4 indicano forme “alternative” al tradizionale pagamento in denaro. L’amministrazione pubblica che deve concedere permessi o semplicemente aggiudicare una gara può essere “comprata” anche con favori personali: posti di lavoro per figli e nipoti, agevolazioni, ristrutturazioni gratuite di appartamenti privati. Le piccole imprese si sentono costrette dal “sistema” a mettere in conto un’attività parallela a quella ufficiale, indispensabile per ottenere il timbro giusto o anche, semplicemente, per accedere a una commessa.

A descrivere la portata del fenomeno c’è un altro dato particolarmente eloquente. Più della metà delle imprese interpellate (51%) sostiene di aver rifiutato almeno una richiesta di denaro per concludere un affare nel corso dell’ultimo anno. Altrettanto allarmante il dato che riguarda le mancate denunce: delle imprese che hanno ricevuto richieste di denaro, meno del 10% si è rivolta alle forze dell’ordine. Chiara, dunque, la rassegnazione degli imprenditori di fronte a quello che viene percepito come un “sistema consolidato”: il 55% delle imprese interpellate pensano che le proprie possibilità di chiudere affari sia influenzata da tangenti pagate da altri. (ADNKRONOS)

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