12 Febbraio 2015

Ucraina, il summit di Minsk decreta il “cessate il fuoco” dalla mezzanotte di sabato. Il vertice è durato 17 ore

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Si è concluso a Minsk il summit che ha visto protagonisti Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. Oggetto del negoziato il conflitto ucraino, nel quale si è arrivati all’accordo del cessate il fuoco dalla mezzanotte di sabato prossimo. A questo seguirà il ritiro delle armi pesanti, nonostante rimanga controversa la situazione nella zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi.

(usa.news.net)

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Il cessate il fuoco nel conflitto ucraino. Al termine di una storica maratona negoziale notturna di 17 ore, forse la più lunga della loro carriera, Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande hanno concluso a Minsk il vertice in “formato Normandia” sul conflitto nell’est ucraino con una dichiarazione comune che sostiene gli accordi di Minsk dello scorso settembre, a partire da un cessate il fuoco che entrerà in vigore dalla mezzanotte di sabato prossimo. Seguirà il ritiro delle armi pesanti anche se resta controversa la zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli. Ribadito l’impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina. A sua volta, il gruppo di contatto (Mosca, Kiev, Osce, ribelli) ha approvato un documento con una roadmap per attuare gli accordi di Minsk.

Le posizioni di Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. “Nonostante tutte le difficoltà, siamo riusciti a concordare sulle questioni principali”, ha commentato Putin, invitando tutte le parti ad evitare “spargimenti di sangue inutili'” fino al raggiungimento della tregua. Il leader del Cremlino si è tuttavia lamentato che Kiev si rifiuta ancora di impegnarsi in un dialogo diretto con i rappresentanti dei miliziani. Per Poroshenko “la principale cosa concordata è il cessate il fuoco senza condizioni”. Hollande e Merkel hanno evocato una “speranza seria”. Il premier russo, però, ha sottolineato che “c’è ancora molto lavoro da fare”, fotografando forse meglio di tutti l’esito relativamente modesto di un summit difficile, contrassegnato dalla tensione (ndr, Putin ha spezzato una matita), da un balletto di riunioni in formati mutevoli e da colpi di scena, come l’iniziale rifiuto dei ribelli a firmare il documento. Sul tappeto restano nodi ancora insoluti, come lo status delle regioni ribelli e il controllo del confine russo-ucraino. Poroshenko ha detto che l’accordo non prevede nè il federalismo, nè l’autonomia.

Tutti però possono tirare un sospiro di sollievo e portare a casa un risultato. Merkel e Hollande non hanno visto fallire la loro mediazione. Putin non cede di un centimetro congelando il rischio di ulteriori sanzioni europee e forse anche della fornitura di armi Usa a Kiev, mentre Poroshenko oggi ha incassato anche dal Fondo monetario internazionale l’estensione del programma di assistenza finanziaria da 17,5 miliardi di euro a circa 40 miliardi di dollari per quattro anni. Il risultato dei colloqui di Minsk “sono una buona notizia perché dà speranza, ma la speranza non è abbastanza”. Così il presidente Ue Donald Tusk. “Il vero test sarà il rispetto del cessate il fuoco sul terreno” ha detto, “la mia sensazione è che dobbiamo essere cauti”. “È un passo avanti importante, un ottimo risultato”, ha commentato Matteo Renzi, alla riunione del Pse a Bruxelles. Per il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, è “meglio un piccolo accordo, che un fallimento” del negoziato di Minsk. Lo riferiscono fonti europee precisando che il lussemburghese ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese, Francois Hollande.

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