16 Gennaio 2015

Fisco, a metà febbraio firma dell’accordo Italia-Svizzera per il segreto bancario. Nuova intesa sui frontalieri

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I governi di Italia e Svizzera hanno raggiunto un accordo sulla “voluntary disclosure”, ovvero lo scambio di informazioni che consentirà al fisco di ottenere dati sui cittadini italiani che detengono capitali o altri beni nella confederazione elvetica. Lo ha spiegato il consigliere del ministro dell’Economia per gli Affari fiscali, Vieri Ceriani, durante un incontro con la stampa. L’accordo dovrebbe essere firmato dai governi dei due Paesi a metà del prossimo mese per poi andare alla ratifica dei Parlamenti che richiederà tempi più lunghi, da uno a due anni.

Il valico italo-svizzero di Fornasette (VA)

Il valico italo-svizzero di Fornasette (VA)

L’accordo che modificherà il trattato tra Italia e Svizzera sulle doppie imposizioni. Così dopo lo “sgancio” del franco dall’euro, che ieri ha causato non poca confusione in campo economico, ieri sera è arrivata anche la notizia dell’accordo tra i governi di Italia e Svizzera per la “voluntary disclosure”. L’intesa nel dettaglio prevede un “testo legale” sullo scambio di informazioni a richiesta e una road map su lavoratori transfrontalieri, liste nere e sull’exclave Campione d’Italia. Sul fronte dello scambio di informazioni si modifica l’attuale Trattato sulle doppie imposizioni e si inserisce nel contesto generale dell’adesione della Svizzera allo scambio automatico di informazioni sulla base degli standard Ocse sostenuto dal G20. Si tratta quindi dell’ultima occasione per il cittadino che voglia mettersi in regola di regolarizzare la propria posizione con il fisco italiano senza incorrere in sanzioni penali per reati fiscali. Ad ogni modo, il cittadino dovrà comunque dichiarare e pagare tutto quanto dovuto al fisco. Va sottolineato che, a differenza di quanto avvenuto con lo scudo fiscale, non sarà previsto l’anonimato e il contribuente dovrà versare l’intero ammontare dovuto al fisco. La firma da parte dei governi è attesa intorno a metà febbraio, per la ratifica dei rispettivi Parlamenti ci vorranno un anno e mezzo o due.

A partire dal 2017 la Svizzera aderirà agli standard Ocse, eliminato il segreto bancario. La Svizzera si è già impegnata a un’adesione di carattere generale allo scambio di informazioni automatico secondo gli standard Ocse a partire dal 2017. Tramite lo scambio di informazioni su richiesta, sul quale verte l’accordo bilaterale, l’Agenzia delle Entrate potrà però chiedere informazioni non limitate ai redditi di natura finanziaria ma a tutti i tipi di reddito, quindi non solo quelli che verranno coperti dallo scambio automatico. Sebbene i tempi per la ratifica da parte del Parlamento svizzero siano particolarmente lunghi, il contribuente italiano potrà avviare le procedure per la regolarizzazione già da marzo.

Lo “splitting” fiscale per i frontalieri: parte di reddito tassato in Svizzera e parte in Italia. Giunta ormai al traguardo la firma sullo scambio di informazioni, bisognerà invece attendere per quella sui lavoratori frontalieri, probabilmente a metà del 2015, per la ratifica nel 2017. Due gli elementi che, spiegano fonti del Mef, caratterizzano la road map: lo splitting fiscale e di conseguenza il decadimento del ristorno che oggi la Svizzera versa all’Italia visto che i transfrontalieri pagano le tasse solo in territorio elvetico. In base allo splitting, il reddito dei lavoratori in questione viene diviso in due parti, una verrà tassata in Svizzera e l’altra in Italia. La tassazione in Svizzera dovrebbe ammontare intorno al 60-70%. All’inizio di questo percorso la tassazione dei transfrontalieri resterà invariata, poi vi sarà un aggiustamento entro un arco di tempo molto lungo, tra i 10 e i 15 anni. Di conseguenza salta il ristorno che Berna ad oggi destina a Roma. Ovviamente anche per i transfrontalieri, una volta che l’accordo sarà ratificato e quindi operativo, la dichiarazione dei redditi potrà essere fatta con il modulo precompilato.

Un altro punto dell’accordo riguarda Campione d’Italia, exclave del Belpaese in territorio elvetico. Su questo fronte restano delle questioni aperte e la firma di un’intesa potrebbe richiedere tempi più lunghi. Fari infine sulle black list. Anche su questo fronte è stata fissata una road map che consentirà gradualmente a Berna di essere depennata dalle liste nere dei paradisi fiscali, man mano che vengono siglate le intese.

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