5 Dicembre 2014

Dal 1990 perse 3 milioni di copie cartacee di quotidiani. In aumento l’online e le testate locali

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Nel 1990 erano poco meno di 7 milioni le copie di quotidiani vendute ogni giorno in Italia, ed era il record storico; oggi siamo sotto i 4 quattro milioni. Una discesa continua, quasi inarrestabile, senza possibilità non di fermarla ma almeno rallentarla. E l’occupazione dei giornalisti ne ha risentito. Non a caso la quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria “dieta mediatica” è salita a quasi la metà della popolazione (precisamente il 47%).

(fanpage.it)

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Il 20,8% della popolazione legge i quotidiani online e il 34,3% i siti d’informazione. I lettori di quotidiani online più forti appartengono alla fascia d’età adulta (tra i 30-44enni il dato raggiunge il 31,8%). E i siti web di informazione non legati direttamente ai quotidiani sono preferiti anche dai più giovani (il 43% tra 14 e 29 anni, il 52,4% tra 30 e 44 anni). Dati che sono nel 48ˆ Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del Paese.

I dati sulla vendita delle copie cartacee di quotidiani tra il 2013 ed il 2014. A voler fare un confronto tra i dati relativi alle vendite di copie cartacee dei quotidiani e agli abbonamenti dei loro corrispondenti digitali prendendo a riferimento luglio 2013 e il corrispondente mese del 2014, ecco subito evidente come le prime abbiano continuato il loro trend in discesa, con un calo del 9,8%, mentre i secondi hanno fatto registrare un incremento del 57% (+186.000 unità). E questo ha determinato un cambio di paradigma anche all’interno delle redazioni giornalistiche: si registrano flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è registrato nei periodici (-7,7%), seguiti dai quotidiani (-5,6%) e dalle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%, in valore assoluto pari a 602 unità lavorative nei confronti dell’anno precedente.

In quattro anni (2009-2013) i giornalisti “fuoriusciti” sono 1662. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti “fuoriusciti”, non appare casuale la scelta di questo termine da parte del Censis, dal settore dell’editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell’area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%). Il fatto che il numero di iscritti all’Ordine dei giornalisti resti sostanzialmente invariato (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell’1% circa), non significa che non siano cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 6 su 10.

“L’informazione policentrica di prossimità” ed il suo successo. In questo quadro ecco affermarsi nelle realtà locali la cosiddetta “informazione policentrica di prossimità”, ovvero una marcata presenza degli strumenti mediatici a disposizione dei cittadini in un sistema. Presenza che va dal recupero delle testate locali alla sperimentazione delle tante forme di web community, in cui dare valorizzazione alle vicende delle singole realtà territoriali e alle diverse componenti sociali che animano la periferia territoriale, anche al di là dei soli avvenimenti di cronaca e delle ricorrenti congiunture politico-elettorali. Ed ecco che a livello locale si contano più di 500 televisioni attive, oltre 1.000 emittenti radio, più di un centinaio di quotidiani, una miriade di testate web e blog.

Gli italiani sempre più attenti alle testate locali. L’apprezzamento del pubblico verso questo tipo di informazione emerge con evidenza dai dati: l’82,4% degli italiani dichiara di aver fatto ricorso a un mezzo di informazione locale negli ultimi sette giorni. E anche qui, a livello locale, resta comunque la televisione il dominus della scena mediatica: con il 68,9% di utenti, il tg regionale della Rai è il mezzo più usato. Seguono le tv locali private, con il 51,6% di utenza, e i quotidiani locali (40,2%), che si confermano il terzo mezzo piu’ seguito. Le radio locali sono seguite da poco più di un terzo della popolazione (37,4%).

L’utenza delle testate locali online si attesta all’11,8%. E sono significativi i giudizi espressi dagli italiani in merito alle qualità dei media locali. I soggetti più istruiti, diplomati e laureati li apprezzano perchè li sentono più vicini alla loro realtà quotidiana (69%), perchè forniscono notizie utili (39,8%) e perchè è più facile entrare in contatto con le loro redazioni (23,1%), a testimonianza di un interesse verso i mutamenti in corso nel territorio in cui inserirsi attivamente, nonché della necessità di avere un rapporto diretto con i soggetti territoriali (associazionismo sociale, rappresentanze imprenditoriali e categoriali, amministrazioni pubbliche come Regioni, enti locali, ecc.). Le persone meno istruite li considerano più credibili (23,7%) e più professionali (14,6%): in questi media cercano soprattutto un’informazione più semplice e vicina. (AGI)

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