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10 Ottobre 2014

Il Vicepresidente Minetti racconta la Pallacanestro Verbano Luino tra passione, settore giovanile e speranze future

Tempo medio di lettura: 13 minuti

Una grande passione per il basket, tanta determinazione e voglia di puntare sul settore giovanile. E’ questo il nuovo corso della Pallacanestro Verbano Luino e soprattutto la visione del Vice-Presidente Matteo Minetti che siamo andati ad intervistare. In una lunga chiacchierata, Minetti ha raccontato a 360° la società di basket luinese che, per la prima volta nella sua storia, ha raggiunto la promozione in Serie C2 lo scorso campionato. Domani sera alle ore 21 la Pallacanestro Verbano Luino ospiterà al PalaBetulle, per la terza giornata di campionato, l’Olimpia Cadorago e cercherà la prima vittoria di questa stagione.

La rosa 2014/2015 della Pallacanestro Verbano Luino, che partecipa al campionato di C2

La rosa 2014/2015 della Pallacanestro Verbano Luino, che partecipa al campionato di C2

Come sono andate le prime due partite nonostante le sconfitte? 

“Nonostante le due sconfitte significa” già lasciare indietro molto. Come l’anno scorso, e maggior ragione quest’anno, il risultato sul campo ci interessa fino ad un certo punto. Sappiamo che sulla carta siamo meno esperti degli altri, con nomi meno altisonanti e costiamo anche meno degli altri. Il nostro risultato verrà valutato sulla base del lavoro che riusciremo a fare con i ragazzi. Quindi, questo gap di esperienza, di talento e di bravura dovrà essere coperto dal nostro lavoro e dal miglioramento di tutti i nostri giovani. Il risultato non è tanto vincere o perdere… quando abbiamo vinto lo abbiamo fatto perché Ciccullo è migliorato, perché Monteggia è migliorato, perché Palazzi ha fatto cose che prima non faceva. Le prime due sconfitte non sono state un buon esordio. Dobbiamo iniziare a giocare con organizzazione, facendo vedere quel lavoro che abbiamo cominciato dal 18 agosto. La prima partita l’abbiamo giocata contro una squadra che, nei pronostici della vigilia, viene data come fra le prime sei. Una di quelle che lotterà per i playoff.

Cosa ti aspetti dalla prossima partita del PalaBetulle sabato sera contro l’Olimpia Cadorago?

Mi aspetto una reazione dal punto di vista di approccio e del linguaggio del corpo. Per noi tutte le partite quest’anno saranno un’incognita, siamo nuovi del campionato, in più il girone è nuovo perché fino allo scorso anno c’erano delle composizioni diverse: quest’anno ci sono le comasche che negli scorsi anni erano in altri gironi. Quindi le avversarie le conosciamo veramente poco, comunque ci aspettiamo di fare meglio. Se poi questo meglio vorrà dire togliere subito quello zero in classifica è di buon auspicio.

Come avete costruito la rosa per affrontare al meglio questo campionato di C2?

Abbiamo avuto tre perdite importanti che sono state quelle di Turconi che, dopo un’estate di tentennamenti ha scelto di smettere per questioni personali e fisiche. Abbiamo perso Amedeo Scuccato che sotto canestro era uno dei nostri leader, sia in difesa che in attacco: era una figura importante nel gruppo. Infine, abbiamo perso Stefano Paladini Molgora, che ci ha dato molto come duttilità nel ruolo di tre e quattro sia in attacco che in difesa.

Con quali giocatori avete deciso di sostituirli?

Per sostituirli è tornato Andrea Franzini, che era con noi già due anni fa ed era il nostro miglior marcatore dandoci una grande mano a rimbalzo. Lo scorso anno aveva giocato in C2. Poi abbiamo fatto due scommesse: una è Paolo Cecco, ragazzo di Luino, che ha giocato prima qui, poi a Varese, arrivando anche fino alla B2 con il Campus Varese. Una volta tornato a Luino, aveva smesso tre quattro anni fa anche lui per problemi fisici. Quest’estate ha voluto di nuovo mettersi in gioco ed ha iniziato a lavorare già da giugno per rimettersi un po’ a posto fisicamente, per cercare di evitare quei guai fisici che lo avevano indotto a smettere di giocare. E’ un lungo, è di Luino e speriamo che ci possa dare una grande mano. Non subito perché ha un po’ di ruggine da togliere, ma comunque è un’ottima scommessa per quest’anno. Un’altra scommessa è un ragazzo del 1994, di Gavirate, si chiama Andrea Gardini, che abbiamo portato a Luino e abbiamo deciso di puntare sulla sua voglia di affermarsi. Come ha detto lui questo è il suo ultimo anno da under-21 e quello che vuole fare quest’anno è lavorare e giocare, per fare in modo che il prossimo anno, quando per tesserarlo bisognerà spendere altri soldi, valga questi costi di tesseramento. Abbiamo scommesso sulla sua voglia. Tra quelli che non ci sono più rispetto allo scorso anno, ci sono quelli che erano l’ottavo, il nono, il decimo giocatore, dato che anche loro sono diventati seniors seniors e dopo un anno di tanto lavoro in palestra e poco spazio in campo, giustamente hanno scelto di andare a giocare tanto in categorie inferiori. Salendo di categoria, c’era uno spazio sempre minore e così al loro posto abbiamo tesserato Alessio Manfrè, altro prodotto del vivaio luinese degli ultimi 10 anni, che si sta ricavando un ottimo spazio come cambio playmaker, e due ex under-19 Oscar Colombo e Alessandro Peruzzi. Questi ultimi sono due ragazzi appena usciti dal nostro settore giovanile e vogliamo, principalmente, che si allenino tanto con la prima squadra e come già successo nella prima giornata che “si mangino il campo” quando saranno chiamati in partita per  guadagnarsi ulteriore fiducia e spazio.

Il Vicepresidente della Pallacanestro Verbano Luino, Matteo Minetti

Il Vicepresidente della Pallacanestro Verbano Luino, Matteo Minetti

Quindi avete una squadra giovane, fatta da un mix di giovani promesse e giocatori affermati. Come funzionerà questa sincronia?

Non credo sia tanto una questione di età, ma una questione di mentalità. Abbiamo bisogno che ci siano ragazzi giovani che abbiano l’umiltà di imparare quindi di dire: “esco dal settore giovanile, dopo aver fatto finali e quanto altro, ma il basket giovanile è una cosa ed il gradino con il basket senior è un’altra”. Questo è già valido se il campionato della prima squadra è una prima divisione, o una promozione, si tratta di un basket molto più fisico. Con una seria D e con una Serie C2 oltre a essere fisico è anche molto più tecnico.

In Italia, però, specialmente nel calcio, nel nostro panorama sportivo, continua ad esserci una difficoltà oggettiva nell’agevolare il cammino dei ragazzi…

E’ molto semplice, per come la penso io e per come abbiamo impostato le cose qui. La squadra viene fatta puntando sui ragazzi. Ci sono quei tre, quattro, cinque senior che devono dare l’esempio agli altri giovani. La squadra è fatta in modo tale che per forza di cose i giovani devono giocare. Quello che è stato il risultato dello scorso anno è proprio questo: sapevamo che la squadra era da medio-alta classifica così com’era. Se il risultato fosse stato di alta classifica o da medio-bassa, sarebbe dipeso da quanto sarebbero cresciuti i giovani durante il corso dell’anno. Ciccullo è cresciuto tanto, Palazzi tantissimo, Monteggia purtroppo ha avuto alcuni problemi fisici e non è riuscito a darci quello che ci aspettavamo, per ora. Però, con la crescita dei primi due nella struttura di squadra che c’era, Ciccullo e Palazzi sono quelli che ci hanno fatto fare il salto di qualità: da buona squadra, a squadra che ha potuto lottare per i play-off e per la promozione.

La promozione in C2 è stato un risultato storico per la Pallacanestro Verbano Luino. Arriva dopo 18 anni dall’ultima promozione in questa categoria da parte di una squadra luinese ed è una prima volta per voi. Come avete vissuto questa “vittoria”?

Per la Pallacanestro Verbano Luino, sì. E’ la prima volta in assoluto. Diciotto anni fa c’era in Serie C2 quello che era il Basket Lago Maggiore, che era l’altra società di Luino, all’epoca era arrivata fino a questo livello. E’ stato un evento storico, assolutamente inaspettato perché all’inizio della passata stagione si discuteva come gestire alcuni ragazzi su cui stavamo lavorando da qualche stagione, ma i cui cartellini non erano nostri, ed alla fine abbiamo scelto di investire su di loro e acquistarne il cartellino, scommettendo di fatto sulla loro affermazione ad alti livelli nel lungo periodo. Oggi se possiamo permetterci di fare un campionato costoso come la C2 a costi ragionevoli è grazie a quelle scelte. Durante la scorsa stagione siamo partiti subito molto forte, grazie alla preparazione atletica. Il primo mese, in tutti questi anni, siamo sempre andati il doppio rispetto agli avversari. Dopo, con un mese di dicembre in piena crisi (ndr lo scorso campionato), dove abbiamo perso quattro partite su quattro, con la barca che ha un po’ vacillato, anche per infortuni ed altri problemi, siamo riusciti a rimetterci in linea di galleggiamento, rimanendo sempre lì in zona playoff. Alla fine siamo riusciti ad arrivare quarti. Ad aprile, quando abbiamo vinto la partita in casa con Malnate e abbiamo staccato di fatto il biglietto per i playoff, mancavano ancora due partite di regular season. Arrivati a quel punto il commento che personalmente ho fatto, anche con coach Manfré, è stato: “Benissimo, abbiamo fatto l’impossibile. Adesso godiamoci la serie con Daverio, come un’esperienza da affrontare in due/tre partite, da parte dei ai nostri giovani. Sarà tutta esperienza per loro”. Questo non perché fosse un discorso scaramantico, ma pensavamo realmente questo. La differenza nei playoff l’ha fatta il salto di qualità che hanno fatto i ragazzi, il livello di affiatamento, di esecuzioni dei giochi e dello stare in campo che avevamo raggiunto, e in definitiva grazie al lavoro di Manfré. Nei Playoff è venuta fuori, in tutta la sua evidenza, la differenza tra Piergiorgio Manfré ed altri allenatori che abbiamo incontrato. Sia dal punto di vista tecnico che di carattere.

In che modo coach Manfré ha motivato i ragazzi per raggiungere la promozione?

Prima di gara 1 contro Daverio io ho assistito ad un allenamento che, per quanto mi riguarda, è la cosa più incredibile che abbia visto in quasi trentacinque anni. Ha preso il secondo quintetto, gli ha messo le pettorine e gli ha detto: “Ora voi fate i giochi di Daverio, quando chiamano mano fanno questo questo questo…” Una volta spiegato loro ha detto “adesso voi attaccate con i loro giochi (ndr quelli di Daverio) ed il primo quintetto deve difendere”. Morale della favola? In gara 1 abbiamo vinto perché anticipavamo tutti i loro giochi, rompevamo tutti i giochi e gli avversari non sapevano proprio cosa fare. Questo è stato fatto sia con Daverio, sia con Vigevano, nonostante fosse di due categorie sopra, fatta di giocatori che hanno vissuto di pallacanestro ed in alcuni casi ancora ci vivono. Abbiamo perso in due partite, ma sempre di pochi punti, andando a giocare là in un ambiente che, se non da Serie A, è appena sotto. Siamo andati con metà squadra composta da ragazzi di diciannove, vent’anni, in un palazzetto dove c’erano mille persone urlanti, spuntanti, insultanti, che hanno acceso fumogeni, che buttavano oggetti in campo. Insomma, un ambiente “caldo”.

Che emozioni hai provato personalmente per questa promozione? Mi dicevi totalmente inaspettata…

Neanche inaspettata, di più, direi impensabile. Dal mio punto di vista, è stata una cosa talmente inaspettata che non ricordo neanche quando mi sono reso conto della portata di quello che avevano fatto. La cosa che mi ha veramente fatto un enorme piacere è capitato nei giorni successivi, ed ho anche dovuto rispondere in modo secco dicendo “basta perché mi fate commuovere”: sono arrivati messaggi di complimenti e di auguri da parte di allenatori avversari, di giocatori avversari, di addetti ai lavori. Non ritengo che l’abbiano fatto per ruffianeria, ma la leggo come persone che hanno capito il lavoro che c’è stato dietro al nostro risultato incredibile. C’è una promozione raggiunta con metà squadra composta da ragazzi del 1992 in giù, e vuol dire che hai fatto un certo tipo di lavoro che ha un certo tipo di eccezionalità.

Un canestro del PalaBetulle di Luino

Un canestro del PalaBetulle di Luino

Beh il fatto che metà squadra era composta da ragazzi denota una particolare attenzione che avete verso il settore giovanile. I ragazzini, alle scuole elementari e medie, però, è molto più probabile vadano a giocare a calcio, invece che giocare a basket, sia per una questione numerica ma anche per una questione mediatica. Voi in che modo state cercando di attrarre i piccoli giocatori nel settore giovanile?

E’ un tema molto caldo perché per portare avanti la politica che stiamo adottando è necessario che ci siano i numeri per far in modo di avere più ragazzi possibili in palestra per avere squadre complete, competitive ed un bacino più ampio possibile dal quale attingere. Più andiamo su e più è difficile trovare ragazzi che possano stare al livello della prima squadra, in C2. Non si parla neanche, in un futuro, di andare in C1: oggi l’obiettivo è quello di cercare di rimanere in C2, restando fedeli ai nostri principi, al nostro progetto. Gli investimenti cerchiamo di farli tutti nel settore giovanile, perché riteniamo che farli sulla prima squadra (sotto forma di rimborsi spese “stellari” per portare qualche “nome” a Luino) sia inutile. Quest’anno abbiamo inserito nella nostra organizzazione la figura del Direttore Sportivo (Marcello Parola) per avere una persona dedicata principalmente a coordinare il lavoro degli allenatori del settore giovanile, coinvolgere tutti i ragazzi e le famiglie. Quindi tutto parte dal basso ed uno degli obiettivi che ci siamo dati quando, tre anni fa con Alessandro Turconi e Mattia Gubitta, ci siamo affiancati al Presidente (Danilo Gubitta) e siamo entrati nel consiglio della Pallacanestro Verbano Luino, era quella di far crescere i numeri anche del minibasket. Siamo convinti che Luino, come “area metropolitana”, cioè Luino, Maccagno, Porto Valtravaglia, Grantola, insomma tutta questa zona intorno, non possa non avere un mini-basket di almeno cento bambini. E’ un discorso che stiamo facendo fatica a mettere in pratica. Quello che stiamo cercando di fare, però, è fare basket nelle scuole attraverso la “Luino Summer League”, un’associazione che organizza anche la “24 ore di Basket” di Luino, e poi c’è il minibasket Verbano che è il primo approccio alla Pallacanestro qui a Luino.

Un’altra cosa che mi ha colpito è la passione che provate per questo sport che vi ha portato ad organizzare, sin da ragazzini, la “24 ore di Basket”. Il passo più grande, però, lo avete fatto quando avete deciso di trasformare questa passione in un impegno quotidiano, nel diventare dirigenti della società Pallacanestro Verbano Luino. Da cosa deriva tutto questo? E’ nato tutto spontaneamente o ci avete pensato a lungo?

L’unica motivazione è che siamo dei pirla. Perché se uno si siede a mente fredda e ci pensa, si chiede: “ma chi me lo fa fare di avere problemi burocratici come avere a che fare con il Comune, i Centri Sportivi, gli allenatori, la Federazione, ricercare gli sponsor… e tanto altro?”. I costi sono sempre più alti. Io purtroppo ho smesso di giocare da qualche anno, mio figlio ha poco meno di un mese,ed  ora che comincia con il minibasket passeranno alcuni anni. Cosa ti devo dire? Si, lo facciamo perché siamo dei pirla. Purtroppo o per fortuna abbiamo questa passione smodata per la Pallacanestro e ci siamo trovati ad un certo punto nella situazione in cui o ci mettevamo in gioco e diventavamo attori-protagonisti di questa cosa oppure il basket qui a Luino rischiava di scomparire. Comunque era questa la situazione quando io, Mattia ed Ale, siamo entrati nel consiglio della Pallacanestro Verbano Luino.

Mi stavi facendo accenno alla situazione economica della vostra società per la ricerca degli sponsor. In una zona come quella di Luino, in cui si fatica, anche a causa della crisi, a dare contributi rilevanti alle associazioni sportive, voi siete riusciti a trovare investitori pubblici o privati?

E’ un disastro. E’ la cosa più complicata. Il problema è duplice. Anzitutto è un problema legato alle strutture: noi siamo sostanzialmente vincolati al Palazzetto del Centro Sportivo “Le Betulle”. Dallo scorso anno c’è il centro è gestito dallo Sport Management. Loro sono super, collaborativi, disponibili. Insomma un partner di alto livello con il quale possiamo confrontarci. Quando chiediamo qualcosa ci danno retta e cercano di sistemare. Dall’altro lato però spendiamo molte migliaia di euro all’anno di palestra solo qui, in più con il minibasket ne spendiamo altri altri al Liceo, così arriviamo a spendere annualmente di palestra, 15 mila euro. A questo c’è da sommare le tasse gara, i costi di iscrizione alla FIP, il rimborso spese per gli allenatori, che portano in giro i ragazzi per tutta la provincia e dedicano il loro tempo libero a questa cosa. Si tratta solo di rimborsi spese, non di stipendi. Per non parlare del costo dei materiali, dei palloni. Di tutto questo.

Ed il Comune?

Eh, il Comune… Il Comune, che ti devo dire? Il Comune, cioè Andrea Pellicini. Io non so come stiano le cose, ma l’interfaccia che abbiamo è Andrea Pellicini. C’è, o meglio, ci dovrebbe essere un assessore, o consigliere con la delega allo Sport, ma non c’è mai stato presentato (ndr  Mario Contini). Ne ho parlato anche con Andrea recentemente: trovo incredibile che in un Comune come Luino, di 15 mila abitanti, io, responsabile di un’associazione sportiva, debba andare a rompere le scatole al Sindaco per problemi con la palestra, per i contributi, per qualsiasi tipo di cosa. Al sindaco di un paese di 15 mila abitanti devo chiedere queste cose? Io penso che il sindaco debba potersi occupare di altro. A parte, però, questo aspetto legato alle persone, il fatto è che noi di supporto ne abbiamo avuto ben poco. Grande disponibilità a parole, ma poi dopo nei fatti i contributi sono sempre meno, sempre limitati.

Il Comune, in pratica, ha agevolato le vostre spese nel garantirvi un contributo?

A fronte di 15 mila euro che spendiamo in palestre, i contribuiti istituzionali non superano i 4 mila euro. Noi prendiamo 150 ragazzi, tre volte a settimana, li teniamo in palestra, invece di lasciarli in “strada” o a casa davanti al computer o alla Play-Station. Io credo che il ruolo sociale delle associazioni sportive vada riconosciuto meno a parole e più nei fatti. Noi siamo volontari, come ho detto prima, siamo dei coglioni che ci mettiamo tempo ed in alcuni casi anche soldi, nostri, per far giocare a pallacanestro dei ragazzi, andando così a svolgere un ruolo sociale. Da questo punto di vista il supporto è più a parole, meno nei fatti. Purtroppo è una gara a chi urla di più tra le associazioni sportive: se io ti tiro per la giacca, allora mi dai retta per un paio di settimane o per alcuni mesi, poi arriva Manzo (ndr presidente Canottieri Luino) che urla di più e dai retta a lui, dopo arriva Cagliani (ndr presidente Pallavolo Luino), che ha gli stessi miei problemi e quindi si dà retta al volley. Manca una programmazione e questo io al sindaco l’ho fatto ben presente, in più di un’occasione e lui è ben d’accordo. Dopo tanto clamore, però, senza entrare nel merito della questione, i fatti hanno dimostrato che costruiranno la sede nuova della Canottieri, in parte con il contributo della Provincia, in parte con il contributo del Comune,  mentre io qui spendo 15.000 € all’anno di palestra e la pallavolo altrettanto. Non mi fraintendere, non ce l’ho con la Canottieri ed anzi sono contento che potrà avere una sede all’altezza del magnifico lavoro che fanno, ma adesso credo sia il caso pensare ad una nuova palestra, un palazzetto, e magari di trovare un modo di abbassare i costi di gestione del “PalaBetulle”.

E’ un argomento molto delicato questo delle decisioni politiche e dei contributi istituzionali verso le associazioni sportive, Ora, andando a concludere questa interessante chiacchierata, vorrei chiederti le ultime cose, cambiando discorso. Com’è andata la campagna abbonamento dei vostri tifosi e gli ingressi nella prima partita in casa?

Siamo molto contenti. Non ci interessa che l’attività della Prima Squadra sia una cosa a sé stante, ma deve essere legata a tutta la società e al settore giovanile. Il fatto che nei playoff scorsi ci fosse la palestra piena di bambini del minibasket, di ragazzini delle giovanili, di famiglie, è stato il segno che forse ci stiamo avvicinando agli obiettivi che ci siamo dati all’inizio, quelli di partecipazione e coinvolgimento. Il fatto che, dopo tre mesi, abbiamo avuto la palestra piena di bambini, ragazzi, famiglie ed appassionati che sono venuti a vedere la prima partita in casa è una grande soddisfazione per noi. Che la Prima Squadra sia un’opzione nel sabato sera luinese, beh è una cosa che ci gratifica molto. Lo scorso anno, nel periodo del playoff, mi è rimasta in mente una cosa che mi ha raccontato un giocatore, Marco Biason. Un giorno era da Cagliani a prendere il gelato e ha visto un ragazzino che era in giro con la maglia che abbiamo fatto per i playoff dello scorso anno. Il ragazzo lo ha fermato dicendogli: “Ma tu sei uno della Prima Squadra?” E Marco “Si”. Ed il ragazzo: “Grande, mi fai un autografo sulla maglia?” Questo è un esempio, perché è capitato anche di andare in giro la sera, il weekend, all’aperitivo, nei vari locali di Luino, e si parlava di Pallacanestro. Insomma nel nostro piccolo, nel piccolo di questa realtà, siamo riusciti a fare notizia ed è una cosa importante.

Dove pensi arriverete quest’anno? Obiettivi? Sogni?

Gli obiettivi ce li siamo dati tre anni fa quando abbiamo cominciato quest’avventura. Fare in modo di far crescere i numeri di questa società ed il livello della Pallacanestro qui a Luino. Un minibasket da cento ed oltre bambini, almeno una squadra per annata del settore giovanile ed una prima squadra al livello più alto possibile che sia composta tutta da ragazzi del settore giovanile della Pallacanestro Verbano Luino. Questo è l’obiettivo, oltre al coinvolgimento, ma sono tutte cose che vengono da sé. Quando hai una squadra da dodici dodicesimi fatta da ragazzi di Luino è normale che ci sia la palestra piena, gioca l’amico, il fratello, il nipote, così si crea questa situazione. Per farlo è fondamentale il lavoro che facciamo noi, la pianificazione, cercare di crearci gli allenatori in casa… far crescere gli allenatori che abbiamo e che formeremo per creare dei nuovi Piergiorgio Manfré, quindi delle eccellenze dal punto di vista tecnico e organizzativo. Dall’altro lato abbiamo bisogno di strutture e di controparti che siano all’altezza dei nostri sogni: abbiamo bisogno di un Palazzetto che sia un Palazzetto perché lo scorso anno quando abbiamo giocato contro il Vigevano io per tre notti non ho dormito al pensiero che 150 esagitati arrivassero qui chiedendomi dove li avremmo messi. In questo posto non ci sono neanche i bagni per il pubblico, ed è stato fatto dieci anni fa. Se il centro sportivo sabato sera è chiuso la gente in bagno dove andava? C’era gente che dal pubblico entrava negli spogliatoi degli avversari per i propri bisogni fisiologici. Questo per le strutture esistenti, abbiamo bisogno di nuove strutture. Il giorno che arriviamo ad avere 100 bambini del minibasket dove li mettiamo? Il giorno che arriviamo a raddoppiare le squadre di settore giovanile dove li mettiamo? Se poi avessimo questi numeri non avremmo più solo una prima squadra, ma anche una minore. Dove potremmo mai giocare? Avremmo bisogno, solo per noi, di un altro impianto, se vogliamo crescere. Ci servono degli interlocutori non da prendere dalla giacchetta o che ci diano il contentino, questo mai. Abbiamo solo bisogno di interlocutori con i quali metterci ad un tavolo e dire queste sono le esigenze da qui a cinque anni, facciamo un discorso da qui a dieci anni. Questo, però, non è solo un problema di Luino è un problema di lungimiranza del nostro Paese.

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