Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma saranno licenziati. E’ l’epilogo-choc di una vicenda esplosa pochi giorni fa con l’addio del direttore Riccardo Muti. Il cda del teatro “oggi ha approvato l’esternalizzazione dell’orchestra e del coro e l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di orchestra e coro”. Lo ha detto il sindaco della capitale, Ignazio Marino, al termine del cda.

L’ingresso del Teatro dell’Opera di Roma (lavocesociale.it)
La decisione presa dal Comune di Roma, la spiegazione del sindaco Marino. “Un percorso mai intrapreso prima nel nostro paese, ma l’unico che può, in un momento drammatico per il nostro Teatro dell’Opera, portare a una sua vera rinascita” ha affermato Marino per spiegare la decisione. “In una decisione così drammatica, questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, mentre non riguarda gli altri 278”, ha aggiunto Marino: “a questo punto ci troviamo in una situazione di risanamento avviato ma con una differenza di entrate previste che può essere calcolata in 4,2 milioni”, derivanti dalla frenata degli abbonamenti e dalla fuga degli sponsor.
Oggi iniziata la procedura di licenziamento collettivo. Il sovrintendente dell’Opera, Carlo Fuortes, ha precisato che “dall’outsourcing di orchestra e coro si stima un risparmio di circa 3,4 milioni”, e ha spiegato: “da domani si avvia la procedura di licenziamento collettivo, poi ci sono 75 giorni per individuare un percorso successivo coi sindacati; se si organizza tutto nel migliore dei modi, dal 1 gennaio il Teatro potrebbe avere una nuova orchestra e un nuovo coro. E’ una decisione dura e sofferta, ma è una strada che pensiamo possa sventare la chiusura” ha detto il sovrintendente, Carlo Fuortes. D’accordo il ministro della Cultura, Dario Franceschini: “L’esternalizzazione di coro e orchestra decisa dal cda è un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire”.
A questo punto, il debutto della stagione con l'”Aida” è appeso a un filo: “Al momento non abbiamo deciso di procedere alla cancellazione dell’Aida del 27 novembre”, ha spiegato Marino. “Se ci saranno le condizioni, ci attiveremo per individuare un direttore (per sostituire il maestro Riccardo Muti, ndr) entro la prima settimana di novembre – ha aggiunto Marino – altrimenti non ci sarà l’Aida”. Un epilogo traumatico, insomma, per una delle più importanti istituzioni culturali del Paese. “Potevamo tentare un rattoppo temporaneo senza ambizioni di rinascita”, ha insistito il sindaco, “procedere alla chiusura o, infine, adottare una strategia che puntava a una vera rinascita su un modello già sperimentato in altre Capitali, pur dovendo percorrere la dolorosa strada del licenziamento collettivo”. (AGI)
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