3 Ottobre 2014

Ad Hong Kong continuano gli scontri: i filo-cinesi attaccano i manifestanti e gli studenti dell’anti-Occupy Central

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Al sesto giorno di proteste, a Hong Kong emergono i primi segnali di stanchezza per le manifestazioni contro le ingerenze di Pechino, almeno nei numeri dei presenti in piazza, mentre cresce l’insofferenza per la paralisi della città. In attesa dell’avvio del dialogo sulle riforme anticipato ieri sera dal contestato governatore Leung Chun-yin, le proteste sono degenerate in scontri nei quartieri di Mong Kok e Causeway Bay.

(nymag.com)

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Gli scontri di piazza contro i sostenitori di anti-Occupy Central. Gli oppositori hanno accusato “diverse centinaia di anti-Occupy Central (la principale sigla anti-Pechino, ndr) di aver forzato i cordoni di polizia per abbattere le tende dei manifestanti e aggredire gli studenti. A impartire le direttive agli aggressori, principalmente maschi, sarebbe stata una donna di mezza età che indossava una maschera. I manifestanti hanno quindi intimato a Leung: “Se il governo non previene immediatamente gli attacchi organizzazioni contro i sostenitori del movimento Occupy, gli studenti annulleranno il dialogo sulle riforme politiche con il governo”, si legge in una dichiarazione delle tre principali sigle della protesta.

Sullo sfondo della crisi nell’ex colonia britannica resta decisiva ed ingombrante la presenza della Cina. Pechino ha nuovamente ribadito il forte sostegno a Leung – di cui l’opposizione come un mantra chiede le dimissioni – e alla polizia contro “gli atti illegali” dei manifestanti. Da ultimo oggi in un’editoriale del il Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista, conferma l’irremovibile posizione cinese sulle elezioni del 2017: “La decisione (del 31 agosto) dell’attuale comitato del Congresso Nazionale del Popolo, e’ una decisione necessaria e la sola decisione”, aggiungendo che i dimostranti stanno agendo “contro i principi legali e sono destinati a fallire”.

La mano di Pechino su Hong Kong. A innescare la tensione proprio l’annuncio dato il 31 agosto dalla Cina che ad Hong Kong (formalmente una “Regione Amministrativa Separata” le cui relazioni con Pechino sono regolate in base al principio “uno stato, due sistemi”) nel 2017 il successore di Leung, definito “chief executive”, una sorta di governatore, sarà scelto dai residenti ma tra una rosa di candidati indicati da Pechino. L’opposizione vuole invece elezioni autenticamente libere.

Per approfondire:A Hong Kong manifestazioni per la democrazia, scontri con la polizia. Pechino: “Le dimostrazioni sono illegali”

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