Al via i primi raid della coalizione contro le postazioni del cosiddetto Stato Islamico (Is) nel nord della Siria. Lo ha annunciato il Pentagono, precisando che agli attacchi hanno partecipato gli Stati Uniti e cinque Paesi arabi, ovvero Arabia Saudita, Emirati, Giordania, Bahrain e Qatar. Gli Stati Uniti, nella notte, sono passati dunque all’azione: aerei da combattimento, bombardieri e missili Tomahawk lanciati dalle navi che incrociano nella regione hanno colpito nel corso della notte obiettivi nel nord del Paese.

Barack Obama ha dato l’autorizzazione all’esercito statunitense di compiere i raid contro l’Is in Siria (nbcnews.com)
I primi raid statunitensi contro lo Stato Islamico nel nord della Siria. Almeno 120 jihadisti sono morti negli attacchi, hanno riferito su Facebook gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’ong vicina all’opposizione con sede a Londra, citando fonti mediche. Secondo l’Osservatorio, tra le vittime si contano 50 miliziani del Fronte al-Nusra, gruppo affiliato ad al-Qaeda, e 70 jihadisti dello Stato Islamico (Is), ma il bilancio potrebbe essere anche più alto. Altri 300 estremisti risultano feriti. Tra i civili si contano otto morti, tre dei quali erano bambini. Tra le vittime ci sarebbe anche Abu Suleiman al-Naser, cittadino siriano di origini magherbine, considerato il “ministro della Guerra” del califfato proclamato dallo Stato islamico (Is) in Siria e in Iraq. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera citando “messaggi di cordoglio” apparsi su account di Twitter riconducibili ai jihadisti dell’Is.
I raid sono scattati per sventare “un imminente attacco” contro gli interessi degli Stati Uniti e dell’Occidente preparato da un gruppo di reduci di al Qaeda, ha reso noto, in una dichiarazione, il Comando Centrale (Centcom) dell’esercito americano, responsabile delle operazioni in Medio Oriente, spiegando che i raid sono stati diretti anche a colpire il gruppo Khorasan, guidato da “esperti veterani di al Qaeda” che ha trovato rifugio in Siria. In tutto sono stati colpiti otto obiettivi collegati a questo gruppo. Secondo l’Osservatorio, i raid sono stati “non meno di 20” e hanno colpito sedi e checkpoint dell’Is a Raqqa e nelle aree periferiche.
Ecco gli obiettivi colpiti dai raid degli Stati Uniti. Nel comunicato diffuso dal quartier generale del Centcom di Tampa si specifica che sono stati 14 gli obiettivi dello Stato Islamico colpiti dai raid, nei pressi di Ar Raqqah, Dayr az Zawr, Al Hasakah, e Abu Kamal. Tra i target colpiti “edifici per l’addestramento, quartieri generali e comandi di controllo, centri finanziari, depositi di camion e mezzi corazzati”. Dalle portaerei americane sono partiti 47 missili Tomahawk, mentre caccia e droni dell’Us Air Force, della Marina e del corpo dei Marines hanno partecipato al bombardamento aereo. Sono state colpite anche postazioni di Jabhat al-Nusra, gruppo affiliato ad al-Qaeda. Missili sono caduti anche nei dintorni di Tal Abyad, al-Tabaqa ed Ein Essa.
Sostegno logistico anche da parte di Bahrain, Giordania, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi. Il Centocom precisa che anche il “Bahrain, la Giordania, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato o fornito sostegno logistico ai raid contro i target dell’Is”. Precisando che gli “Stati Uniti hanno condotto questi raid nell’ambito della strategia complessiva del presidente per colpire e sconfiggere l’Is”. Il comunicato annuncia che l’operazione continuerà contro obiettivi in Siria e in Iraq “mentre le forze locali continuano l’offensiva contro questo gruppo terroristico”. Se ai raid contro gli obiettivi dell’Is hanno partecipato gli alleati arabi, quelli contro Khorasan – tutti concentrati nella zona di Aleppo – sono “stati condotti solo da mezzi americani”.
La decisione di lanciare i raid anche in Siria, oltre all’Iraq, è stata presa ieri dal Comando centrale Usa, dietro autorizzazione del presidente Barack Obama. Il governo siriano è stato informato dell’inizio dei raid degli Stati Uniti nel suo territorio contro le postazioni del cosiddetto Stato Islamico, ha reso noto il ministero degli Esteri di Damasco, stando a quanto riportato dall’agenzia ufficiale Sana. “Gli Usa hanno informato il rappresentante permanente alle Nazioni Unite a New York che ci sarebbero stati attacchi contro lo Stato Islamico a Raqqa (nel nord della Siria, ndr)”, ha precisato Damasco. La Coalizione nazionale siriana (Cns), che raccoglie le forze non jihadiste di opposizione al regime di Damasco, ha accolto favorevolmente la notizia dell’inizio dei raid. “La comunità internazionale si è unita alla nostra lotta in Siria contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, ha affermato in una nota il presidente del Cns, Hadi al-Bahra.
Le minacce dell’Isis. “Attaccate i civili” e “uccidete i miscredenti in qualunque modo possibile e immaginabile”. E’ l’ultima agghiacciante minaccia che l’Isis invia all’Occidente. Un delirante messaggio audio di 42 minuti del portavoce dello stato islamico, Abu Muhammed al Adnani, che fa seguito ai video diffusi nei giorni scorsi dalla propaganda jihadista nel quale si indicano tutti gli obiettivi del Califfato. A cominciare da Roma, non come luogo fisico, ma ‘cuore’ del ‘nemico crociato’, capitale dell’Occidente cristiano: nel messaggio infatti non viene mai citata direttamente l’Italia. “Conquisteremo la vostra Roma, spezzeremo le croci e faremo schiave le vostre donne, con il permesso di Allah”: minaccia al Adnani che pronuncia parole particolarmente violente anche contro il presidente Usa Barack Obama, definito “il ciuco degli ebrei” e chiamato tre volte “vile”. L’incubo Isis ha già provocato l’esodo di almeno 130.000 curdi in fuga dalla Siria alla Turchia, per quella che si preannuncia come una nuova crisi umanitaria. Mentre alcuni deputati di Baghdad denunciano un attacco con armi chimiche a nord di Falluja, in cui sarebbero rimasti uccisi, asfissiati, almeno 300 soldati.
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