28 Agosto 2014

Italia, la luce pubblica costa troppo. Oltre 2 miliardi di euro per l’illuminazione stradale

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L’Italia spende troppo per l’illuminazione pubblica con differenze rispetto all’Europa molto alte visto che l’illuminazione comunale costa circa 1 miliardo di euro l’anno, 18,7 euro a cittadino, il doppio del conto pagato dai cittadini tedeschi. L’illuminazione stradale, la principale fonte del consumo, costa circa 2 miliardi di euro e grava prevalentemente proprio sulle finanze dei comuni. Ma non solo. Negli ultimi 15 anni il flusso totale di luce dell’illuminazione pubblica nel nostro Paese è raddoppiato. E’ l’analisi di wikispesa.costodellostato.it e Ibl, che cita anche osservazioni del Commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, che sul suo blog sottolinea come si possano raggiungere risparmi immediati non trascurabili, dell’ordine di 100-200 milioni l’anno, ottenuti nel breve periodo attraverso “lo spegnimento di luci non necessarie”.

Corso Garibaldi, a Reggio Calabria (it.wikipedia.org)

Corso Garibaldi, a Reggio Calabria (it.wikipedia.org)

In Italia la gran parte dell’illuminazione notturna è pubblica. L’Italia, riferisce l’analisi, appare evidentemente più luminosa del resto dell’Europa nelle immagini del satellite Suomi Npp che sorvola la penisola nella notte, e gran parte delle fonti luminose notturne visibili da satellite sono di illuminazione pubblica. Sempre analizzando immagini arrivate dai satelliti in orbiti, anche l’astronauta italiano Paolo Nespoli ha evidenziato il problema dell’inquinamento luminoso e dello spreco energetico in Italia, come viene visto dallo spazio.

L’illuminazione del Nord Italia come Belgio, Londra e Parigi. Soprattutto al Nord nel nostro Paese, fasci di luce incandescente illuminano litorali costieri e città, strade e borghi, con un risultato visivo pari solo a Belgio, alle città di Londra e Parigi. Un’anomalia che trova conferma nei dati dell’Istil, l’Istituto di scienza e tecnologia dell’inquinamento luminoso che ha prodotto analisi anche con il patrocinio dell’International Dark-sky Association di Tucson. Il consumo annuo pro capite per illuminazione pubblica in Italia risulta di 107 kWh, più del doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in più della Francia. A Berlino, per esempio, gli abitanti per punti luce sono 15,6, mentre a Milano sono 9,4 .

La Spagna supera l’Italia per consumo di energia elettrica. Solo la Spagna, segnala l’analisi, con un consumo pro capite di 116 kWh supera l’Italia nel consumo di energia elettrica per l’illuminazione pubblica. I Paesi più virtuosi sono invece la Germania e la Gran Bretagna con un consumo pro capite che si attesta rispettivamente sui 50 e i 42 kWh. Negli ultimi 15 anni, in Italia, il flusso totale di luce dell’illuminazione pubblica è invece raddoppiato: a contribuire complessivamente al consumo i lampioni stradali, l’illuminazione per i monumenti, quella per i giardini pubblici, i punti luce all’esterno dei condomini e le insegne luminose. La conseguenza di tanto elevati consumi sono un crescente inquinamento luminoso, lo spreco di energia elettrica, quindi di fondi pubblici, soprattutto comunali, finanziati con la tassazione locali, già in costante aumento.

L’illuminazione grava sulle casse dei comuni. L’illuminazione stradale, la principale fonte del consumo, costa circa 2 miliardi di euro e grava prevalentemente proprio sulle finanze dei comuni. La spesa annuale dei comuni italiani per l’illuminazione pubblica supera il miliardo di euro, senza calcolare le spese di manutenzione. E’ quanto calcolato dall’associazione “Cielo buio”, votata “all’illuminotecnica sostenibile”, menzionata per ringraziamenti dal “super-revisore” della spesa pubblica Enrico Bondi nel 2012 in occasione della conferenza di presentazione del piano di spending review, che però non prevedeva tagli di spreco relativo all’illuminazione pubblica.

La responsabilità amministrativa in questo ambito spetta effettivamente agli stessi Comuni. Il primo fattore di spreco dei lampioni delle strade comunali è riconducibile ad una potenza installata troppo alta. “Secondo gli studi europei raccolti – spiega l’esperto Diego Bonata, progettista e autore di piani per l’illuminazione in comuni medio-piccoli e consulente dell’associazione Cielo Buio – se confrontiamo il consumo pro capite per l’illuminazione pubblica con quello della Germania, ci accorgiamo che il nostro è doppio: 105 chilowattora contro 42 (la media Ue è 51). Abbiamo una potenza installata per superficie urbanizzata più che doppia rispetto a quella tedesca, doppia rispetto alla Francia e quasi quadrupla rispetto al Regno Unito. Contrariamente a Germania, Francia e Regno Unito, in Italia la sorgente più impiegata per illuminare – continua Bonata – è la lampada da 150 Watt, mentre oltre il 50% delle strade potrebbe essere illuminato con sorgenti da soli 70Watt (nel rispetto di norme e leggi di settore) come negli altri Paesi”. Eppure il contenimento della spesa pubblica non ha interessato la spesa per l’illuminazione, che nel 2012 è risultata persino in aumento a causa del rincaro dei Kilowattora.

La spesa stimata nella città italiane. La spesa stimata per l’illuminazione pubblica (consumi elettrici e manutenzione ) è di 15 milioni di euro a Torino, 32 milioni e 750.000 euro a Milano e 52.800.000 euro a Roma. Si sono comunque verificate delle riduzioni a livello locale, del 25% a Torino – tramite un netto delle spese sulle manutenzioni, ridotte a poco più di un terzo – un calo del 14% a Roma, è stato registrato invece un aumento del 9% a Milano (dati relativi al 2012). A Torino i punti luce installati sono 96.000; a Milano 138.364 mentre a Roma 181.991. La classifica dei costi presenta nell’ordine, la spesa più cara sostenuta dal Comune di Roma (290,12 euro a punto luce), seguita da Milano (236,9 euro) e Torino (156,25 euro). Se si considera invece la spesa per abitante, la città che paga di più è di gran lunga Milano con 24,40 euro, poi Roma (18,97 euro) e per ultima ancora Torino (16,56 euro). In questi di casi di città importanti italiane sono state registrate quantità tutte superiori alle medie europee.

Bollette in aumento, nonostante la diffusione di lampade più efficienti. Dai dati raccolti emerge che le bollette energetiche comunali sono tendenzialmente in aumento anche se aumenta la diffusione di lampade più efficienti: l’efficienza non è stata utilizzata per risparmiare, bensì per illuminare di più con la stessa potenza. La stessa potenza, ovvero lo stesso consumo, costa sempre di più. A tale spesa si aggiungono i costi elevati di manutenzione, sopra i 50, talvolta sopra gli 80 euro a punto luce all’anno. Secondo Diego Bonata, “questi costi di manutenzione sono una follìa. Pur tenendo conto di tutti i fattori, non si capisce perché andar oltre i 40 euro per punto luce all’anno”. In generale, segnala Bonata, “le spese sono così alte perché in Italia i Comuni non dimostrano l’interesse a controllare le varie società municipalizzate, come Iren, A2A e Acea, giustificando gli alti consumi con la garanzia di politiche di sicurezza”. In Italia però le differenze rispetto all’Europa sono molto alte: l’illuminazione comunale costa circa 1 miliardo di euro l’anno, 18,7 euro a cittadino: il doppio del conto pagato dai cittadini tedeschi.

L’inefficienza e l’irresponsabilità nella gestione e nel controllo dei consumi. Una situazione per tanto non riconducibile, si sottolinea l’analisi, a una più efficiente politica di sicurezza nei comuni Italiani, bensì a una maggiore inefficienza e irresponsabilità nella gestione e nel controllo dei consumi (presso scuole, struttura sanitaria e uffici pubblici, è frequente un’illuminazione a pieno regime giorno e notte) e alla mancata innovazione diretta al risparmio energetico. Tra le novità urbanistiche presentate per esempio a Londra in occasione delle Olimpiadi 2012 vi erano proprio i lampioni urbani, sui quali l’amministrazione della capitale inglese ha varato un piano anti-spreco e volti alla modernizzazione dell’arredo urbano. A Londra sono stati così già stati sostituiti 2mila punti-luce pubblici ed entro il 2020 il risparmio di spesa pubblica complessivo sarà pari a quasi 9 milioni di sterline.

Agli alti consumi-costi per l’illuminazione pubblica sostenuti dai Comuni italiani, corrisponde un altrettanto elevato costo-opportunità, stimato per un risparmio immediato fino a 200 milioni annui e superiore nel medio-lungo periodo. A sottolinearlo, riferisce l’analisi di wikispesa.costodellostato.it e Ibl, nel suo blog è stato il commissario alla Revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, che ha spiegato come gli analisti economici delle grandi banche internazionali per illustrare il “persistente spreco di denaro pubblico nel nostro Paese” utilizzino le foto dell’Europa prese di notte da satelliti, dove l’Italia appare nettamente più illuminata di altri Paesi. “Risparmi immediati non trascurabili, dell’ordine di 100-200 milioni l’anno, possono essere ottenuti nel breve periodo attraverso lo spegnimento di luci non necessarie. Ma il grosso dei risparmi richiede investimenti”, riferendosi al passaggio a forniture per l’illuminazione pubblica che permettano un rilevante risparmio energetico grazie alle tecnologie di ultima generazione. (ADNKRONOS)

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