Il Parlamento ha approvato l’invio di armi i curdi che combattono contro gli jahdisti sunniti dello Stato Islamico in Iraq, in raccordo con il governo di Baghdad, perché “il Mediterraneo e il Medio Oriente sono scossi da una minaccia che riguarda l’Europa e riguarda anche l’Italia”. Così il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha spiegato le ragioni dell’impegno – umanitario ed ora anche militare, seppur indiretto – dell’Italia al fianco del governo iracheno al termine del voto delle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Dalle pagine de “L’Espresso”, invece, la presidente di Emergency, Cecilia Strada, boccia e accusa la scelta del governo italiano.

(mpbonline.org)
L’approvazione dell’invio di armi ai curdi da parte del Parlamento italiano. L’approvazione dell’invio di armi ai curdi da parte del Parlamento italiano arriva mentre il presidente del Consiglio Matteo Renzi è in visita lampo a Baghdad e ad Erbil. “Questa battaglia noi la vinceremo, voi la vincerete”, ha detto il premier al Presidente della regione autonoma del Kurdistan, Massoud Barzani. “E’ una battaglia, quella contro il terrorismo, che sta nel cuore stesso dell’Europa, non ai suoi confini. L’Europa sa bene da che parte stare, come ha dimostrato nel recente Consiglio Affari Esteri a Bruxelles”.
“In Iraq crisi umanitaria e sicurezza regionale”. Da Roma il ministro della Difesa Roberta Pinotti, al fianco di Mogherini, ha ricordato che in Iraq “è in corso una gravissima crisi umanitaria e una compromissione della sicurezza regionale” e l’Italia “non è sola nella difesa di popolazione inermi perché già altri Paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Germania si sono attivati”. Mogherini ha puntualizzato che gli aiuti ai curdi sono “indispensabili ma non risolutivi”, aggiungendo che il governo italiano, non si sta limitando a fornire aiuti militari, ma punta ad aiutare l’Iraq con un forte azione diplomatica per la stabilita’ dell’intera ragione. Per questo l’Italia “e’ impegnata nella definizione di una cornice internazionale a partire da quella europea”, per fare fronte alla crisi irachena.
Tra gli interlocutori della Farnesina anche l’Iran: “In questi giorni”, ha affermato, “abbiamo lavorato in contatto costante con attori della regione, e con paesi che hanno una chiara e diretta influenza sull’Iraq” dal “ministro degli Esteri iraniano a quello turco, emiratino, giordano”. Renzi ha incontrato a Baghdad il premier incaricato Haider al-Abadi. Serve una strategia chiara per uscire dalla situazione di violenza in Iraq, ha spiegato il premier, confermando che “l’Europa deve essere nei posti come in Iraq dove la democrazia e’ messa in pericolo”. Renzi ha sottolineato l’importanza della opportunita’ costituita dal nuovo governo guidato da al-Abadi (che, nelle parole del primo ministro incaricato sara’ di grande coalizione). Tra Renzi e al-Abadi si e’ svolta una conversazione molto concentrata sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, con riferimento anche al video diffuso dagli jihadisti dello Stato Islamico (Is) in cui si mostra la decapitazione del giornalista americano James Foley, giudicato autentico dall’Fbi. Renzi, che ha ribadito che la l’integrita’ del Paese e’ fondamentale per la stabilita’ di tutta la regione, ha incontrato anche il presidente iracheno Fouad Masoum, di etnia curda.
La bocciatura della scelta del Parlamento italiano da parte del presidente di Emergency, Cecilia Strada. “L’alternativa è non inviare armi in Iraq – spiega da “L’Espresso”, la presidente Emergency Cecilia Strada -. Punto. Trovo sconcertante che l’unica risposta che i governi del mondo sanno dare ai conflitti è la stessa, da anni e anni. È sconcertante perché quelli che si candidano e dicono di voler portare la pace sono i responsabili del macello, perché è proprio la presenza di armi che permette ai diversi gruppi di fare la guerra. In Iraq non ci sono poche armi. Ce ne sono troppe. Ed è la strategia “armiamo il meno peggio”, o l’avversario del nemico di turno, quella che ha creato i talebani.”
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