19 Agosto 2014

Papa Francesco è preoccupato per il continuo diffondersi del male: “Stiamo vivendo la terza guerra mondiale”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

“Oggi siamo in guerra dappertutto. Qualcuno mi ha detto: viviamo la terza guerra mondiale ma a pezzi”. Papa Francesco è preoccupato per la perdita della coscienza del male che sembra emergere dall’indifferenza con la quale si assiste agli abominii che sempre accompagnano i conflitti.

Papa Francesco in visita a Seul (blitzquotidiano.it)

Papa Francesco in visita a Seul (blitzquotidiano.it)

Papa Francesco: “Il mondo è in guerra, i bambini non contano nulla”. “Il mondo – rileva con tristezza – è in guerra e si fanno queste crudeltà. Oggi i bambini non contano. Una volta si parlava di una guerra convenzionale. Ma oggi una bomba ammazza l’innocente col colpevole, colpisce il bambino con la mamma invece degli obiettivi militari”. Ai giornalisti che viaggiano con lui da Seul a Roma, il Papa suggerisce di “fermarsi e pensare al livello di crudeltà al quale siamo arrivati”.

“Si può fare uno studio empirico e il risultato è da spaventare un po’”. “Pensiamo – esorta Papa Franesco – alla tortura: oggi è uno dei mezzi quasi ordinari nei conflitti, utilizzata anche dai servizi di intelligence e nei processi giudiziari. Eppure è un peccato contro umanità, oltre che un delitto. Per i cattolici è un peccato grave, mortale. Ma è di più: un atto contro l’umanità. Nei vostri media – conclude Franceesco rivolto ai vaticanisti – mi piacerebbe che faceste riflettere su questi temi: come vedete il livello di crudeltà e come vedete la tortura. Ci farebbe bene a tutti”.

La guerra in Iraq e la difesa della minoranza cattolica. Il Papa spiega che “Quando c’è una ingiusta aggressione, è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Fermare solo, però: non dico bombardare, fare guerra. I mezzi debbono essere valutati”. Francesco risponde così alla domanda di un giornalista statunitense che gli chiede dei bombardamenti in atto sull’Iraq a difesa di minoranze, compresi quelle cristiane, che vengono massacrate. “Una sola nazione – mette subito in chiaro Francesco – non può giudicare come si ferma l’aggressione. Dopo la seconda guerra mondiale questo compito è delle Nazioni Unite”.

“Fermare l’aggressore ingiusto, senza guerra”. “Dobbiamo avere memoria – scandisce il Papa – di quante volte con questa scusa di fermare l’aggressione ingiusta le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto vere guerre di conquista”. Secondo Francesco, comunque, “fermare l’aggressore ingiusto è un diritto che ha l’umanità, e quello di essere fermato è un diritto che ha l’aggressore”. “Io – conclude infine – posso dire soltanto questo: sono d’accordo sul fatto che quando c’è un aggressore ingiusto venga fermato”.

Medio Oriente, Papa Francesco: “Non è fallito il vertice-preghiera con Abu Mazen e Peres. “Quella preghiera assolutamente non è stata un fallimento”. Papa Francesco replica sicuro alla giornalista del quotidiano cattolico “La Croix” che parla di “fallimento” perchè subito dopo il vertice di preghiera per il Medio Oriente, che si è tenuto in Vaticano, è esplosa la crisi di Gaza. “L’iniziativa – ricorda il Papa – non è uscita da me, ma dai due presidenti, l’israeliano Shimon Peres e il palestinese Abu Mazen: loro mi hanno fatto arrivare questa inquietudine. Questi due uomini sono credenti, sono convinti”.

I retroscena dell’incontro-preghiera tra Peres e Abu Mazen. “Volevamo – rivela Francesco – che l’incontro per pregare si realizzasse già durante la mia visita in Terra Santa ma non si trovava il posto giusto: il costo politico di andare dall’altro sarebbe stato troppo alto per ciascuno dei leader, e anche in nunziatura non era facile: il presidente palestinese avrebbe dovuto attraversare Israele”. “Così – continua il Papa – abbiamo deciso di incontrarci tutti in Vaticano, invitando anche Bartolomeo, il patriarca ecumenico, non dico il capo dell’ortodossia perchè sarebbe usare termini che forse non piacciono a tutti. Ma è stato bene ci fosse. Si deve pregare perchè si segua la strada del negoziato”. “Certo – conclude Francesco accennando all’invasione di Gaza seguita all’uccisione dei tre ragazzi ebrei – poi è arrivato quel che è arrivato. Ma è qualcosa di congiunturale. L’incontro di preghiera non lo era: è stato un passo fondamentale perchè si è aperta una porta. Il fumo delle bombe ora non lascia vedere la porta aperta. Ma io credo in Dio e credo che quella porta e’ stata aperta”. (AGI)

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127