1 Agosto 2014

Palermo, mafia: “Nessun inchino della Madonna, è colpa dei giornalisti. Sono incantati dal diavolo e dallo scoop”

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E’ braccio di ferro tra il priore dell’Ordine dei Carmelitani, padre Pietro Leta, e il segretario provinciale Assostampa Palermo, Roberto Ginex. Al priore vengono contestate le parole rivolte ai giornalisti (ndr “il diavolo fa breccia nei cronisti che cercano solo lo scoop”), dopo le polemiche per un “presunto” inchino che la statua della Madonna del Carmine, nel quartiere Ballarò di Palermo, davanti ai familiari di Alessandro D’Ambrogio, boss di Cosa Nostra ed oggi detenuto in regime di 41bis nel carcere di Novara.

Il Priore dell'Ordine dei Carmelitani, Pietro Leta (agoramagazine.it)

Il Priore dell’Ordine dei Carmelitani, Pietro Leta (agoramagazine.it)

La nota del priore dell’Ordine dei Carmelitani, padre Pietro Leta. “Nessun ‘inchino’ della statua della Madonna del Carmine dinanzi l’agenzia di pompe funebri dei familiari del boss di Cosa Nostra Alessandro D’Ambrogio, oggi al 41bis nel carcere di Novara. Solo una sosta, come tante altre effettuate durante la processione lungo le vie del quartiere Ballarò, dovuta solamente e precisamente su richiesta formale di una coppia di genitori che ha presentato il proprio bambino da issare al viso della Madonna”. Così, in una nota, il priore dell’Ordine dei Carmelitani padre Pietro Leta fornisce la sua diretta esperienza dei fatti, vissuta in prima persona della processione svoltasi domenica scorsa a Ballarò e finita sotto i riflettori della stampa locale e nazionale. Il priore ha voluto “escludere categoricamente che con la statua della Madonna sia stato operato alcun genere di inchino o altri gesti o segni similari” e ancora, ha precisato che “il boss in questione, infiltrato in mezzo ai Confrati due anni fa all’uscita della statua della Madonna non ha mai fatto parte della Confraternita”. “Attorno alla vara della statua – si legge nella nota – oltre ai membri della Confraternita che indossano l’abitino ufficiale loro proprio, si affiancano diversi uomini che indossano uno scapolare fatto in casa, il “fai da te” usato da diverse generazioni e passato da padre in figlio”. “Siamo certi – conclude Padre Leta – che il diavolo si annida dentro i mafiosi, ma è altrettanto vero che fa anche breccia dentro alcuni giornalisti disposti a fare scoop a qualsiasi costo. Come Carmelitani, teniamo a precisare che nella nostra azione pastorale in mezzo al popolo che siamo chiamati a servire, cerchiamo di fare delle scelte secondo il Vangelo, seguendo con grande attenzione gli insegnamenti della Chiesa, e in particolare in questo momento storico quanto Papa Francesco con naturalezza, ma con grande fermezza, stigmatizza sulla mafia e sulla zizzania dentro e fuori la Chiesa”.

La risposta del segretario provinciale Assostampa Palermo, Roberto Ginex. “Sorprendono le dichiarazioni rese da padre Pietro Leta, priore dei Carmelitani di Palermo, che intervenendo sul caso della processione di Ballarò, tira in ballo i cronisti palermitani. Lo afferma Roberto Ginex, segretario provinciale Assostampa Palermo. “Riteniamo le parole del priore semplicemente sconcertanti -prosegue Ginex – soprattutto quando ad affermarle è un sacerdote che non si può permettere di accostare i giornalisti che operano con correttezza, scrupolo e spirito di sacrificio ai mafiosi, e men che mai al diavolo. Certo – aggiunge Ginex – comprendiamo il grande imbarazzo della comunità religiosa palermitana, chiamata in causa per presunti rapporti equivoci con gli ambienti mafiosi e auspichiamo un dialogo sereno e costruttivo tra le forze sociali ed ecclesiali della città affinché possa essere raggiunto l’obiettivo che dovrebbe accomunare tutti, cioè la liberazione di Palermo dalla mafia e dalla mentalità mafiosa”.

I giornalisti palermitani, infine, nel rivendicare l’impegno professionale quotidiano nella lotta alla mafia, ricordano che proprio solo dopo la denuncia fatta dai mezzi di informazione sulla confraternita della Zisa, diretta da un boss arrestato, la Curia di Palermo ha deciso di scioglierla a tempo indeterminato.

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