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4 Giugno 2014

Italia, la crisi colpisce anche i corsi ed i campi estivi dei bambini

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Campi avventura o spazi immersi nella natura per imparare l’inglese, fino ai corsi di vela, equitazione e cucina per piccoli chef, o settimane a contatto con gli animali del Bioparco, fino alla scoperta dei segreti per relazionarsi con i cani di casa. Nonostante la crisi, però, ed il calo delle iscrizioni si è generato un business da 300 milioni di euro.

(padrefilippo.blogspot.com)

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“Ormai è tutto esaurito in molti centri: le scuole sono agli sgoccioli e, soprattutto per i genitori con figli all’asilo o alle elementari, è corsa al campo estivo, un modo per impiegare il tempo dei piccoli di casa tra la fine della scuola e l’inizio delle vacanze in famiglia. I tempi e gli impegni dei corsi variano molto, ma dopo aver contattato diversi centri, possiamo stimare un costo medio di 100 euro a settimana. A conti fatti le famiglie con bambini da 3 a 11 anni spendano almeno 300 mln di euro per questa voce”. Lo spiega all’Adnkronos Salute il pediatra di Milano Italo Farnetani.

La richiesta resta alta, tanto che in molti centri hanno il tutto esaurito per le prime settimane di giugno, ma nelle strutture che propongono le soluzioni più costose quest’anno si è sentito l’effetto della crisi. Ma come si arriva alla cifra stimata dall’esperto? “I bambini di 3-11 anni, quelli che più frequentano questi centri, sono 5 milioni – spiega Farnetani -. Un terzo dopo la fine delle scuole viene seguito dai nonni, mentre gli altri hanno genitori che lavorano e per i quali occorre trovare una soluzione ponte fra la fine delle lezioni e la partenza per le vacanze. Ebbene, ogni anno sono almeno 3 milioni le settimane di centro estivo accumulate dai bambini in questa fascia d’età, per una spesa di almeno 300 mln di euro”.

L’offerta è variegata e basta navigare un po’ sul web per trovare miriadi di possibilità: dai centri sotto casa con apertura la mattina o il pomeriggio, a quelli residenziali in campagna, montagna, mare e lago. “Per molte famiglie il campo estivo è una soluzione quasi obbligata, come sanno bene molti pediatri che si trovano, già da qualche settimana, a fare visite di controllo per rilasciare tutta la documentazione richiesta”, testimonia il pediatra autore del volume ‘Da 0 a 3 anni’.

In ogni caso, nonostante ci sia domanda, quest’anno il vento della crisi colpisce i campi estivi. “Non era mai successo prima, ma quest’estate abbiamo avuto un calo di richieste del 20% – afferma Cristiana Gullini, una dei titolari di Kid’s World, che organizza dal 2004 campi estivi settimanali in lingua per bambini – così abbiamo dovuto rivedere il numero di sessioni dei nostri campi. E abbiamo proposto anche super offerte agevolate e personalizzate a seconda del numero di figli”. I prezzi? “Variano – risponde Gullini – dai 180 euro per una settimana nel campo a Roma ai circa 1.000 per le due settimane nelle strutture più lontane”.

Ma come scegliere le attività, e soprattutto come riempire le lunghe giornate estive dei bambini? “La mia raccomandazione è quella di evitare il più possibile di far dormire fuori il bimbo, a meno che non sia dai nonni o dagli amichetti. L’ideale è optare per centri che offrono attività diurne e consentono al bambino di tornare a casa e dormire nel suo letto, almeno fino ai 14-16 anni”, assicura Farnetani. “E’ fondamentale evitare di lasciare da solo il bambino o ragazzo in casa ad annoiarsi: dunque meglio i centri estivi, che consentono ai giovanissimi di imparare cose nuove e soprattutto di stare con i coetanei”. C’è però il problema dei costi e dei conti da far quadrare. “Ecco perché sarebbe bene creare, dove non ci sono, dei centri estivi direttamente nelle scuole: un aiuto per le famiglie con costi più accessibili”, propone. “Con la crisi le vacanze in famiglia si fanno sempre più brevi, ma è importante – raccomanda – mantenere questo momento di svago e conoscenza tra grandi e piccoli di casa. E consentire al bambino di raccontare le esperienze fatte durante il giorno. Inoltre dopo la fine della scuola, le interrogazioni e le verifiche, i bambini sono mentalmente stanchi, dunque via libera ad attività fisica ma vietato l’impegno mentale. Sì ai corsi di vela, equitazione, canoa, ginnastica artistica, e anche a sport ‘estivi’ come nuoto, pallanuoto e tiro con l’arco. No invece ai corsi full immersion che propongono un impegno di tipo agonistico, troppo stancanti e stressanti per il bambino: ha il diritto di riposarsi e ricaricarsi anche lui”, conclude Farnetani.

(adnkronos.it)

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