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29 Aprile 2014

Usa, “clonata” la prima malattia: è il diabete giovanile. Aperta via per le cure su misura

Tempo medio di lettura: 2 minuti

E’ stata “clonata” la prima malattia: le prime cellule staminali derivate da una donna con diabete giovanile sono state ottenute con una tecnica molto simile a quella che nel 1996 aveva fatto nascere la pecora Dolly.

(moderndiabetes.com)

(moderndiabetes.com)

Pubblicato sulla rivista Nature, il risultato segna il primo passo concreto verso la medicina personalizzata. Apre infatti la strada per poter riprogrammare le cellule di un paziente per sostituirle a quelle malate, senza alcun rischio di rigetto. L’esperimento è stato condotto in collaborazione da New York Stem Research Foundation e Columbia University, con il coordinamento da Dieter Egli. I ricercatori hanno prelevato cellule della pelle della donna con il diabete di tipo 1 (o diabete giovanile), ne ha prelevato il nucleo e lo ha introdotto all’interno di un ovulo che in precedenza era stato privato del suo nucleo, in modo simile a quanto era accaduto quando era stata ottenuta la pecora Dolly. La nuova cellula così ottenuta ha cominciato a regredire e ha dato origine a un embrione, dal quale sono state prelevate cellule staminali.

Queste ultime sono a tutti gli effetti cellule della paziente con il diabete: potranno aiutare a studiare meglio la malattia, ma soprattutto potranno essere trasformate nelle cellule produttrici di insulina che nella paziente non funzionano più. Le nuove cellule sane potranno essere trapiantate senza problemi, sia perchè hanno un numero normale di cromosomi sia perchè sono perfettamente compatibili con la paziente. “Siamo più vicini a poter trattare i pazienti diabetici con le loro cellule produttrici di insulina”, osserva Egli.

Per i ricercatori il risultato è una prova di principio di come la stessa tecnica possa essere utilizzata per molte altre malattie, come Parkinson, sclerosi multipla, degenerazione maculare. Tuttavia la strada per trasformare le terapie su misura in realtà è ancora molto lunga, osservano i ricercatori, e dovrà superare anche ostacoli legislativi. Sono infatti numerosi i Paesi che attualmente vietano di produrre embrioni a scopo di ricerca.

(ansa.it)

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