26 Marzo 2014

Lavoro, chi fa sport rende maggiormente in ufficio?

Ecco l’indagine “Randstad Workmonitor”, sul mondo dei lavoratori dipendenti, di età compresa tra 18 e 65 anni ed impegnati per un minimo di 24 ore alla settimana, realizzato attraverso un sondaggio in 33 Paesi. Dalla ricerca emerge una particolare attenzione dei lavoratori italiani al benessere psico-fisico e al mantenimento di uno stile di vita sano.

(forumwellnessclub.it)

(forumwellnessclub.it)

Per otto lavoratori su dieci, compiere attività fisica regolare permette di ottenere migliori risultati anche in ufficio. Eppure, solo un terzo dei datori di lavoro permette di praticare sport durante l’orario lavorativo e appena il 37% mette a disposizione una palestra o attrezzature sportive in azienda. Una mancanza che per i dipendenti non sembra costituire un problema, perché la forma fisica è considerata prima di tutto una responsabilità personale. E l’87% dei lavoratori pensa di avere abbastanza energia per andare ogni giorno in ufficio. L’indagine è stata effettuata nel primo trimestre 2014 da Randstad, seconda azienda al mondo nel mercato delle risorse umane.

“I lavoratori italiani – afferma Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia – sembrano fedeli al motto ‘mens sana in corpore sano’. La convinzione che l’attività fisica sia di aiuto anche nelle performance di lavoro è ampiamente diffusa tra i dipendenti di tutto il mondo, ma in Italia si nota una particolare attenzione al benessere psico-fisico, percepito come il frutto di una combinazione di worklife balance e attività fisica regolare. Di certo, un lavoratore in forma fisicamente e mentalmente sta meglio e approccia con maggiore ottimismo la giornata lavorativa; in questo modo contribuisce meglio agli obiettivi di business. L’impresa non può che trarre beneficio da questo atteggiamento positivo che si riflette sulla quantità e qualità produttiva. Deve, anzi, incentivarlo con un supporto concreto ad uno stile di vita sano.”

Dai risultati del Randstad Workmonitor emerge l’opinione quasi unanime dei lavoratori italiani sul fatto che uno stile di vita salutare sia il risultato di un corretto equilibrio tra vita personale e professionale (secondo il 94% dei rispondenti) e della pratica costante di sport ed esercizio fisico (per il 91%). Ma stare in forma incide anche nelle performance sul posto di lavoro: il 78% dei dipendenti italiani rende meglio in ufficio quando compie esercizio fisico o pratica sport regolarmente. Una percentuale superiore alla media globale – pari al 70% – da cui si distinguono i Paesi asiatici e latino-americani, i più convinti sugli effetti benefici dello sport anche sul lavoro, e quelli di Nord europa, Nord America e Australia, che si mostrano invece più tiepidi. Tra i lavoratori italiani, la convinzione accomuna sia uomini che donne, anche se appare più diffusa nella componente maschile (84% degli uomini e 73% delle donne).

L’attenzione allo stile di vita salutare si ritrova anche nelle piccole azioni quotidiane: il 74% dei lavoratori italiani ogni giorno sceglie di usare le scale invece dell’ascensore, per restare in forma. Inoltre, la pratica sportiva è un’ulteriore opportunità per ritrovarsi con i colleghi, come evidenzia il 56% dei dipendenti a cui piace fare esercizi con i compagni di lavoro: un’abitudine per cui gli italiani si distinguono rispetto alla media globale (48%) ed europea (40%). L’attività sportiva collettiva è una preferenza soprattutto maschile, con una netta predominanza degli uomini (69%) rispetto alle donne (45%) e dei lavoratori più giovani (62%) rispetto quelli più maturi, oltre i 45 anni (50%).

Ma come si comportano i datori di lavoro? Più della metà – il 63% – supporta attivamente uno stile di vita salutare dei propri dipendenti. Il 51% propone cibo salutare nella mensa aziendale. Il 44% aiuta il dipendente a restare “mentalmente” in forma, assicurando un job coach o un consulente dedicato. Ma solo il 37% mette a disposizione attrezzature da palestra in ufficio o sconti per acquistare attrezzature sportive. E appena un terzo (33%) permette di fare esercizio fisico o praticare sport durante le ore di ufficio. Analizzando gli atteggiamenti nei diversi Paesi del mondo, sembra che gli imprenditori nord-europei sostengano in misura superiore alla media uno stile di vita salutare grazie a palestre aziendali, convenzioni con palestre esterne e attenzione all’alimentazione in mensa, mentre quelli dei Paesi emergenti siano i più attenti a 360 gradi (dal cibo sano, all’attività fisica, al coaching per il benessere mentale). Nel confronto globale, però, il profilo dei datori di lavoro italiani è tendenzialmente positivo: le valutazioni con le quali i lavoratori li giudicano sull’attenzione del benessere e alla salute sono superiori alla media globale e alla media europea.

Ad ogni modo, l’86% dei lavoratori italiani pensa che restare in forma sia una sua responsabilità e non del datore di lavoro (una percentuale alta, seppure inferiore alla media globale). E l’87% dichiara di avere abbastanza energia per andare a lavoro ogni giorno, contro l’81% a livello globale.

Il Randstad Workmonitor ha analizzato un altro aspetto importante, oltre all’attività fisica e ai suoi risvolti sulla resa lavorativa, nella sfera del benessere personale e del “work life balance”: l’esigenza della cura dei familiari e la disponibilità dei datori di lavoro a rilasciare dei permessi a questo scopo. L’80% dei lavoratori viene aiutato dal datore di lavoro quando, a causa di motivi personali, è costretto ad assentarsi (nella media globale, il 77%). E nel 61% dei casi accetta assenze dovute alla necessità di doversi prendere cura di un familiare.

Del resto, il 57% dei dipendenti italiani si direbbe pronto a lasciare il posto di lavoro, se l’azienda non lo permettesse.

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127