10 Marzo 2014

Napoli, voto di scambio per 50 euro. Nonostante questo non riuscì a farsi eleggere

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Candidato con il Mir, Gennaro Castiello è accusato di voto di scambio. La corruzione, però, si è rivelata inutile: infatti, nonostante l’illecito procacciamento di voti Castiello non riuscì a farsi eleggere nel collegio Campania 1. Sono finiti così agli arresti Gennaro Castiello, consigliere comunale di Napoli (Pdl), Mario Maggio, consigliere della IV Municipalità, con Domenico De Santis e Ciro Manna.

Il consigliere comunale Castiello (ilmattino.it)

Il consigliere comunale Castiello (ilmattino.it)

Costava 50 euro a voto essere eletto alla Camera dei Deputati, nel collegio Campania 1, a Gennaro Castiello. Già in consiglio comunale a Napoli nel Pdl, Castiello aveva un sogno nel cassetto: entrare a Montecitorio per il Mir di Paolo Samorì. I guadagni del voto di scambio erano così suddivisi: 30 all’elettore che faceva commercio della propria scelta e 20 al ‘comitato’ che organizzava quello che il gip Tommaso Miranda definisce “mercimonio politico”. C’era, inoltre, anche la “signora che vota per il porto” che ci guadagnava una “bella spesa” e chi ci guadagnava due biglietti per la partita del Napoli con la Sampdoria.

Lo spaccato che emerge dall’inchiesta dei carabinieri documenta voci che abitualmente si diffondono ad ogni appuntamento elettorale napoletano. Un’inchiesta in cui sono indagate almeno altre tre persone, anche se il gip ha respinto le misure cautelari a loro carico, tra cui un consigliere comunale di Mugnano, Ciro Terribile, e il padre di questi, Vincenzo.

L’indagine è nata dalla denuncia di Armando Coppola, presidente della IV Municipalità, che il 27 gennaio 2013 si è presentato ai militari dell’Arma e ha raccontato come Mario Maggio avesse avvicinato diversi consiglieri del suo ‘parlamentino’, in particolare Rosario Piscopo e Gaetano Candelma, offrendo soldi e favori in cambio di un loro impegno a spendersi per Castiello.

Poco più di un mese di intercettazioni ambientali e telefoniche, con microspie nelle auto di Maggio, hanno portato a raccogliere elementi di prova per il gip, non solo per il patto denaro-voto che legava gli arrestati, ma anche per l’esperienza e la spregiudicatezza con cui gestivano il sistema di procacciamento di preferenze a pagamento. E se Castiello era “ben consapevole del fatto che per raggiungere il suo fine doveva promettere denaro o altre utilità ai suoi elettori, e non esita a farlo”, Maggio e gli altri tre “fanno parte di una squadra collaudata che ha dimostrato di mettere a frutto tutta l’esperienza maturata in precedenti campagne elettorali”. In un dialogo tra Castiello, Maggio e un altro arrestato, Domenico De Santis, del 20 febbraio di un anno fa, Maggio sottolinea: “Perché noi siamo andati a rompere il c…. alla gente, non é stata la gente che é venuta vicino a noi… noi siamo andati a dire ‘guaglio’ venti, trenta euro per voto, erano cinquanta euro per voto, trenta glieli davamo a loro e venti a noi, siamo andati noi vicino alle persone.”

Secondo gli inquirenti, il consigliere comunale aveva così messo a disposizione “denaro e altre utilità” che Maggio, De Santis e Manna “avevano facoltà di promettere e poi corrispondere a quei soggetti che, per effetto della loro attività di procacciamento illecito di voti, si rendevano disponibili a promettere il proprio consenso elettorale in cambio di benefici di natura economica”.

“Giova rimarcare – scrive nell’ordinanza il gip Tommaso Miranda – come tutti i soggetti contattati per la ricerca dei voti operino nei quartieri più degradati della città, connotati da elevata povertà, ove la ricerca del consenso dietro corresponsione di denaro è evidentemente più agevole”.

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