20 Febbraio 2014

Dl “Destinazione Italia”, ok per la centrale a carbone in Sulcis

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La nuova Giunta della regione Sardegna si dovrà confrontare con la realizzazione di una nuova centrale a carbone nel Sulcis, dotata di un impianto di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Aspre le accuse del WWF: “Cattedrale nel deserto, contro le direttive europee.”

L'impianto a carbone del Sulcis (giuseppefraugallery.blogspot.com)

L’impianto a carbone del Sulcis (giuseppefraugallery.blogspot.com)

Definita dal WWF “l’ennesima cattedrale nel deserto”, la realizzazione della centrale è inclusa nel Decreto ‘Destinazione Italia’ approvato ieri dal Senato dove si prevede un incentivo per convertire la centrale a carbone che verrà dotata di tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Secondo il WWF la nuova centrale verrà realizzata “in contrasto con le valutazioni dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il gas della Commissione Europea”, l’impianto, continua l’associazione, “non è giustificato dalle esigenze energetiche del Paese, e peserà nei prossimi 20 anni sulle bollette energetiche 60 milioni di euro l’anno, per un totale di 1,2 miliardi di euro, costituendo un vero e proprio aiuto di Stato a vantaggio di un’iniziativa produttiva fallimentare”.

Il WWF osserva che a fronte dell’enorme surplus di capacità produttiva delle centrali termoelettriche italiane, per realizzare il nuovo impianto a carbone del Sulcis si prevede un onere aggiuntivo ingente a carico dei consumatori per quello che appare non un progetto industriale, ma “una classica cattedrale nel deserto per la quale si possono prevedere già oggi scarsi risultati, anche dal punto di vista occupazionale, a fronte di enormi investimenti a carico dei cittadini. Infatti, l’impianto verrebbe premiato con 30 euro (rivalutati annualmente) per ogni MWh che produrrà, per 20 anni e fino a un massimo di 2100 GWh annui: quindi 60 milioni annui di incentivi, per un totale di 1,2 miliardi nell’intero periodo”.

Il WWF inoltre, a conferma delle sue valutazioni, richiama il parere espresso dal presidente dell’Autorità per l’Energia elettrica e del Gas, Guido Bortoni che, in un’audizione alla Camera, aveva spiegato che tale previsione non risponde ad esigenze del sistema elettrico. Secondo l’Autorità, nella Regione Sardegna non si prefigura la necessità di sostegni specifici allo sviluppo di capacità produttiva. Non si può anzi escludere che lo sviluppo di nuova capacità produttiva poco flessibile, e utilizzata a pieno regime poiché incentivata, possa rappresentare un problema per la gestione in sicurezza del sistema.

Negativa anche la Commissione Europea, sottolinea il WWF, che aveva dichiarato al momento dell’apertura della procedura di infrazione il 20.11.2012, che “il progetto CCS Sulcis sembra conferire selettivamente sul Concessionario un vantaggio economico che non poteva essere ottenuto in condizioni normali di mercato” e come tale suscettibile di incidere sulla concorrenza e commercio intra-UE sul mercato elettrico.

Il WWF Italia ricorda, peraltro, che la cattura e lo stoccaggio del carbonio si stanno dimostrando estremamente costosi e i risultati sono deludenti. Il totale dei progetti di impianti con cattura di CO2 è sceso dai 72 del 2012 ai 65 del 2013 per la rinuncia a diversi progetti, come segnalato nel Report 2013 dell’associazione mondiale per la CCS. Il WWF non si è dichiarato pregiudizialmente contrario alla cattura e stoccaggio del carbonio, a patto che la CCS sia a carico delle aziende elettriche che gestiscono le centrali inquinati e che lo Stato svolga il ruolo di controllo sulle modalità di attuazione e sulla tutela della sicurezza, della salute umana e dell’ambiente.

Per quanto riguarda gli aspetti economico-finanziarie ed occupazionali, il WWF ricorda, infine, che stando alle parole dell’ingegner Giuseppe Girardi, coordinatore delle attività di impiego sostenibile dei combustibili fossili all’Enea e vicepresidente della società Sotacarbo, il progetto “non è nato specificamente per salvare l’ultima miniera di carbone sarda e i 500 minatori che vi lavorano, ma dimostrare su scala industriale la fattibilità del CCS. E, naturalmente, essendo un impianto dimostrativo, non sarà in grado, di per sé, di produrre elettricità a prezzi competitivi”.

Il carbone estratto dalle miniere del Sulcis, che conobbe un momento di gloria nel 1935 nella fase autarchica del regime fascista, contiene una elevata quantità di zolfo e ceneri, caratteristiche che hanno contribuito a limitarne lo sfruttamento ed il suo utilizzo energetico richiede pertanto il ricorso a tecnologie non convenzionali che ne minimizzino l’impatto ambientale.

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