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Alto Varesotto | 14 Febbraio 2021

“Uno sguardo nel bosco”, tutti i segreti dei cinghiali presenti nell’alto Varesotto

Dopo la prima uscita che ha riscosso grande successo, torna la rubrica che periodicamente andrà a raccontare le tante specie presenti nel nostro territorio

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Il cinghiale è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi, universalmente conosciuto come progenitore del suino domestico, da cui si differenzia per alcune e particolari caratteristiche morfologiche.

Originario dell’Eurasia e del Nordafrica, è stato a più riprese reintrodotto in nuovi ambienti, dove si è peraltro radicato molto bene, grazie alle sue straordinarie doti di resistenza e adattabilità, tanto da essere considerato una delle specie di mammiferi a più ampia diffusione a livello mondiale.

Nella provincia di Varese la specie è presente con numeri importanti e in continua crescita, i principali motivi di questo incremento sono imputabili alle trasformazioni ambientali e alle modificazioni climatiche, in particolare all’abbandono da parte dell’uomo del pascolo con conseguente invasione di questi ultimi ad opera di arbusti e varie specie arboree.

Altri importanti fattori che hanno contribuito alla crescita della specie sono l’assenza di predatori come ad esempio il lupo, infatti, solo occasionalmente i piccoli vengono predati dalle volpi e dall’aquila reale (ove è presente), inoltre l’espansione è da attribuirsi anche alle immissioni a scopo venatorio attuate negli anni ‘80.

Essendo un animale onnivoro e in parte opportunista può cibarsi di qualsiasi alimento, frutta, bacche, tuberi, radici, insetti, erbe, carcasse, piccoli mammiferi, uova, nidiacei, rettili, anfibi, cuccioli di altri mammiferi come, ad esempio, di capriolo e capita sovente che vada a reperire cibo dalla spazzatura lasciata fuori dalle abitazioni.

Le dimensioni di questa specie variano in base all’età, al sesso e alle condizioni ambientali, in Italia gli esemplari con il peso corporeo maggiore si aggirano intorno ai 160kg, generalmente i maschi hanno dimensioni e peso maggiori rispetto alle femmine.

Il cinghiale ha una costituzione massiccia, con corpo squadrato e arti piuttosto corti dotati di quattro unghie (unghioni e unghielli), nonostante ciò, si muove piuttosto velocemente anche nel fitto del bosco, districandosi molto bene tra rovi e arbusti.

La testa, grande e massiccia, è dotata di un lungo muso conico che termina in un grugno (o grifo) cartilagineo, questa struttura è particolarmente adatta allo scavo e alla ricerca di cibo.

Le scavature, grufolature o rugate sono segni di presenza facilmente osservabili soprattutto nei campi coltivati e nei pascoli.

La vista del cinghiale è piuttosto debole, a vantaggio di altri sensi, come olfatto e udito, che insieme a vocalizzi e secrezioni di feromoni permettono all’animale di orientarsi e comunicare con gli altri individui.

La dentatura si compone di 44 denti, molari, premolari, canini e incisivi, che rivelano abitudini alimentari da onnivoro in quanto ogni tipologia di dente ha una funzione predefinita.

I canini, spesso chiamati anche zanne, sono la caratteristica principale del cinghiale, si tratta di denti a crescita continua, presenti in ambedue i sessi, ma solo nel maschio hanno dimensioni tali da fuoriuscire dalla bocca, i canini inferiori, sono detti difese, sono più grandi di quelli superiori, chiamati coti.

La pelle è molto spessa e poco vascolarizzata, è una vera e propria corazza, che rende l’animale immune alle punture d’insetto e alle piante spinose del sottobosco, inoltre lo preserva dal veleno di eventuali morsi di vipera.

Il mantello invernale, folto e di colore scuro, nei mesi primaverili lascia il posto al mantello estivo, con perdita della maggior parte del sottopelo e setole dalla punta di colore chiaro, nel maschio è spesso visibile una criniera più folta d’inverno.

Si tratta di animali dalle abitudini crepuscolari e notturne: durante il giorno, i cinghiali riposano distesi in buche nel terreno che essi stessi scavano col muso e gli zoccoli fra i cespugli, durante l’inverno, queste buche vengono spesso imbottite con frasche e foglie secche, infatti i cinghiali sarebbero fra i pochissimi ungulati (assieme ad altri suidi) a costruirsi una “tana”.

Data la sua grande adattabilità è in grado di utilizzare ambienti anche molto diversificati, purché provvisti d’acqua, alimento e buona copertura vegetazionale, che offre rifugio e tranquillità.

Sono animali sociali, il nucleo fondamentale è costituito dall’unità familiare, formata dalla madre e dai propri cuccioli fino all’età di nove mesi circa, più unità familiari costituiscono gruppi che rappresentano la struttura complessa più stabile.

Gruppi meno frequenti e temporanei si formano tra giovani maschi mentre i maschi adulti solitamente conducono una vita solitaria per la maggior parte dell’anno riunendosi con i gruppi di femmine solo nel periodo degli amori.

All’interno dei gruppi familiari esiste una struttura gerarchica: il rango di ciascun individuo è determinato da età, sesso, taglia e peso, in genere la femmina dominante di un gruppo è anche la più anziana.

Ciascun gruppo occupa un proprio spazio vitale (Home range), che si estende su un’ampia area delimitata tramite secrezioni odorose, di norma le aree utilizzate cambiano con la stagione e la loro estensione varia in funzione delle disponibilità alimentari.

I vari esemplari comunicano fra loro attraverso una vasta gamma di suoni, che comprendono una serie di grugniti a varie frequenze, come anche grida e ruggiti che possono avere la funzione di comunicare la propria appartenenza a un gruppo o la disponibilità all’accoppiamento e al combattimento: l’emissione di suoni si accompagna anche alla comunicazione olfattiva tramite gli odori corporei o le secrezioni ghiandolari.

A seconda dei fattori ambientali di tipo fisico (fotoperiodo e temperatura), chimico (alimentazione disponibile) e da fenomeni sociali (feromoni, effetto di gruppo), la femmina può andare in estro una o due volte l’anno, dando alla luce un numero variabile da due a sei cuccioli.

Il periodo delle nascite nelle altre specie di ungulati avviene in un preciso periodo dell’anno, nel cinghiale può potenzialmente avvenire in tutti i mesi, da studi condotti su esemplari abbattuti in periodo venatorio si è potuto ricostruire che essi avvengono più frequentemente nel periodo febbraio-luglio, con una particolare concentrazione nel quadrimestre aprile-luglio.

Infatti, gli accoppiamenti avvengono nel periodo novembre-febbraio.

Il pelo del cucciolo è striato, brunastro e rossiccio, con le punte dei peli giallastre, che contribuiscono a farlo mimetizzare, intorno ai tre mesi diventa rossiccio.

Per la prima settimana dopo il parto, la femmina di cinghiale abbandona molto raramente la tana, quando si allontana ha cura di nascondere la cucciolata coprendola con frasche e foglie durante la sua assenza.

I segni di presenza del cinghiale sono fondamentali per valutarne la presenza in quanto essendo animali notturni risulta difficile l’osservazione diretta.

L’impronta che lascia sul terreno è distinguibile rispetto a quella di altri ungulati in quanto sono visibili gli speroni ai lati degli zoccoli centrali, questo è uno degli indici di presenza più riconoscibili insieme ai caratteristici scavi citati precedentemente che avvengono sia all’interno del bosco ma soprattutto in aree coltivate.

In queste aree è possibile rinvenire i boli alimentari, costituiti da materiale vegetale masticato ma non ingerito.

Altro segno della presenza è rappresentato dall’insoglio, una pozza d’acqua nella quale il cinghiale si libera dai parassiti attraverso bagni di fango, spesso la vegetazione posta nelle immediate vicinanze appare ricoperta da uno strato fangoso, questi sono definiti grattatoi e le stesse piante sono anche utilizzate come fregoni con asportazione della corteccia da parte di questi animali.

Nelle zone più tranquille del bosco è possibile rinvenire i covi di riposo diurno, costituiti da depressioni del terreno in cui viene accumulata la lettiera, a volte queste zone corrispondono ai luoghi di parto, le cosiddette lestre, dove la femmina accumula una notevole quantità di materiale vegetale.

Le fatte infine sono utilizzate come ulteriore indice di presenza e si presentano di forma allungata o come masse rotondeggianti, in cui è possibile identificare buona parte delle componenti alimentari.

La speranza di vita dei cinghiali in natura si aggira attorno ai dieci anni mentre in cattività può arrivare fino a trenta anni.

Le problematiche che questa specie arreca a livello antropico sono molteplici, in primis i danni a colture, campi coltivati (grufolando in cerca di cibo) e pascoli.

Un problema molto attuale è l’aumentata frequenza di incidenti stradali per collisione con questi animali, dovuta all’incremento della popolazione di cinghiali, anche se questo discorso è attuabile a tutte le specie di ungulati presenti sul nostro territorio.

In particolar modo le problematiche evidenziate sono dovute all’incremento annuo della specie, poiché quest’ultimo è molto elevato rispetto alle altre specie di ungulati, tanto che viene stimato intorno al 100% in anni di normale disponibilità trofica e raggiunge il 150-200% in periodi di elevata offerta alimentare, ciò si traduce semplicemente dicendo che, ad esempio, censendo un gruppo di 100 cinghiali, l’anno successivo lo stesso gruppo, sottraendo i decessi e aggiungendo le nascite, potenzialmente potrebbe arrivare a contare 200 individui.

Tenendo presente che nella provincia di Varese questa specie è presente con qualche migliaia di unità, è facile intuire come il problema possa aggravarsi facilmente.

È stato inoltre dimostrato l’effetto negativo anche a livello dell’ecosistema, andando a diminuire il numero di Cervidi presenti nell’area, oltre alle varie specie di Galliformi, come il gallo forcello (in ambiente alpino), la pernice rossa e la starna, infine è tra le cause di declino di molte specie di rettili, anfibi e uccelli terricoli, in quanto si nutre attivamente sia degli animali che delle loro uova.

Per concludere, il delicato argomento cinghiale deve essere trattato prendendo in considerazione tutte le sue sfaccettature, ascoltando le voci dei vari settori coinvolti, in modo da collaborare per il bene della comunità.

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