26 Novembre 2021

Cinque anni fa si spegneva Fidel Castro, i cubani commemorano il Líder Maximo

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(biografieonline.it) Nato a Mayarí, Cuba, il 13 agosto 1926 e figlio di un immigrato spagnolo divenuto proprietario terriero, Fidel Castro è diventato uno dei simboli della rivoluzione comunista ma anche, agli occhi dei suoi detrattori, un dittatore che non concede libertà di espressione.

La militanza studentesca. Iscrittosi all’università dell’Avana nel 1945, partecipò dapprima alla vita politica dell’ateneo, nelle file dell’ala più ortodossa del Partito del Popolo Cubano. La militanza studentesca si esprimeva spesso attraverso la lotta per bande, in scontri fra “gruppi di azione” di segno opposto che non di rado degeneravano in sparatorie. Fra il 1944 e il 1952, per esempio, si registrarono un centinaio di attentati.

Gli anni ’50. Ad ogni modo, Fidel Castro nel 1950 si laurea in legge e, dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista del 1952, si arruola in un movimento intenzionato a dare l’assalto alla caserma Moncada a Santiago de Cuba. In breve ne diventa il capo e poi, il 26 luglio 1953, organizza il piano. Fallita l’azione, a causa dello scarso coordinamento fra i vari gruppi che componevano il commando, viene imprigionato dal regime. Dei suoi compagni, alcuni caddero combattendo, ma la maggior parte fu giustiziata dopo essere stata fatta prigioniera. Solo l’intervento di personaggi di spicco, fra cui l’arcivescovo di Santiago, impedì che nei giorni successivi il massacro continuasse. Al processo, si difese autonomamente, in particolare attraverso un allegato in cui denunciava i mali che affliggevano la società cubana. La sua arringa fu un vero e proprio attacco al potere, che lo trasformò da imputato ad accusatore. Questo documento è poi diventato famoso con il titolo “La storia mi assolverà“, anche per il fatto che all’interno vi è in pratica delineato il suo programma politico, lo stesso che avrebbe poi sviluppato (se non superato), nei quarant’anni che lo videro protagonista prima della Rivoluzione poi dell’esercizio del potere. “Condannatemi. Non importa. La storia mi assolverà

Il programma politico di Fidel Castro. Ma cosa prevedeva, in concreto, questo programma? Vi si parlava, tra le altre cose, della distribuzione delle terre dei latifondisti dietro indennizzo, la confisca dei beni ottenuti illegalmente dai membri dei passati governi, la nazionalizzazione dell’energia elettrica e dei telefoni, misure per l’industrializzazione, cooperative agricole e dimezzamento dei canoni d’affitto urbani e così via. Insomma, un perfetto programma comunista. In quel momento, comunque, Castro soffrì la prigione e poi l’esilio (da cui però preparò l’insurrezione armata). Infatti, nel maggio 1955 Batista decise, anche per problemi di immagine presso il governo di Washington, di concedere l’amnistia ai rivoltosi, molti dei quali accompagnarono, meno di sei mesi dopo, Fidel Castro nel suo esilio in Messico.

Castro e Che Guevara. Il 9 luglio di quello stesso anno Fidel Castro incontra di sera Ernesto Guevara, e per tutta la notte discutono sul continente sud americano sfruttato dagli yankee. Il 2 dicembre 1956, torna a Cuba con una forza di 82 uomini, deciso a rovesciare la dittatura, cosa che avvenne dopo una sequenza interminabile di lotte intestine.

Castro al potere. L’Esercito Ribelle prese infine il potere nel 1959. Le decisioni iniziali, prese dal nuovo governo di Fidel, furono inizialmente di componente etica: chiusura delle case da gioco e di tolleranza, lotta senza quartiere al traffico di droga, liberalizzazione degli accessi agli alberghi, spiagge, locali sino ad allora riservati a circoli esclusivi. Tutto questo affascinò la maggioranza della popolazione e il nuovo governo ebbe grande consenso. Nel marzo del 1959 fu imposta una diminuzione dei canoni d’affitto del 30-50% accompagnata da una riduzione del prezzo di medicinali, libri scolastici, tariffe elettriche, telefoniche e dei trasporti urbani. Dopo aver ridotto gli affitti, si varò una riforma che mirava a trasformare gli inquilini in veri e propri proprietari attraverso il pagamento degli alloggi con rate mensili proporzionali al reddito.

La riforma agraria. Ma le proteste interne iniziarono dopo l’emanazione, nel maggio 1959, della prima riforma agraria, che fissava per le tenute agricole un limite massimo di 402 ettari. La superficie coltivabile veniva assegnata a cooperative oppure distribuita a proprietà individuali di un minimo di 27 ettari. Il governo, per impedire il minifondo, proibiva la vendita delle vendite delle terre ricevute e il loro frazionamento. Con la nuova riforma agraria fu istituito l’INRA (Istituto nazionale di riforma agraria). La riforma agraria suscitò forti reazioni nelle campagne ma anche presso le classi alte e i ceti medi urbani. Le manifestazioni più clamorose di dissenso furono rappresentate dalla fuga, negli Stati Uniti, del comandante delle Forze armate Pedro Diaz Lanz, e dall’ arresto di Huber Matos, governatore della provincia di Camarguey, accusato di cospirazione per essersi opposto alla riforma agraria. In tempi moderni Cuba, e con lei il suo simbolo supremo, cioè Castro, si è impegnata a fronteggiare gli Stati Uniti, in una lotta che l’ha opposta al blocco economico – il cosiddetto – embargo – durato diversi decenni, fino al 2015, quando il presidente Obama lo annullò, facendo inoltre visita a Cuba – primo presidente USA dopo 88 anni.

“Non abbiamo bisogno di regali dall’impero” – Fidel Castro, in occasione della visita di Obama

Gli ultimi anni. A partire dal mese di dicembre del 2006 si fanno sempre più presenti i problemi di salute. Il 19 febbraio 2008, al potere da quasi 50 anni, Fidel annuncia il suo ritiro dalle cariche presidenziali lasciando tutti i poteri al fratello Raul Castro Ruz. “Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee“, ha dichiarato il lider maximo cubano, facendo intendere la volontà di continuare ad esprimersi dalle colonne della stampa ufficiale.

Si spegne dieci anni dopo, il 25 novembre 2016 all’età di 90 anni.

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