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3 Marzo 2021

13 anni fa l’addio a Giuseppe Di Stefano, tenore di caratura internazionale

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(biografieonline.it) Giuseppe Di Stefano, o semplicemente Pippo, come lo chiamavano gli amici, nasce in Sicilia, a Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania, il 24 luglio del 1921. Salvatore, suo padre, deve smettere la divisa da carabiniere per sposare l’amata Angela Gentile, sarta di Siracusa. Insieme, a causa delle ristrettezze economiche, decidono di trasferirsi a Milano. Qui il piccolo Giuseppe viene educato in un seminario di Gesuiti, dove canta nel coro, ma è solo molto tempo dopo che l’amico Danilo Fois, portandolo alla Scala, gli fa scoprire l’amore per la lirica.

Come maestro, Giuseppe Di Stefano deve molto al baritono Luigi Montesanto, anche lui siciliano emigrato a Milano, nativo di Palermo e primo interprete del “Tabarro” di Puccini. Successivamente, vinto il concorso fiorentino “Voci grezze”, nel 1938, Montesanto diventa il suo agente.

Allo scoppio del conflitto mondiale Di Stefano viene arruolato, ma la sua indole irrequieta gli evita il fronte russo, a scapito di molti giorni passati in cella. Ottiene una licenza perlopiù fittizia grazie al Tenente Medico Giovanni Tartaglione, di cui conserva per sempre una fotografia sulla sua scrivania, e si dà alla musica leggera con lo pseudonimo di Nino Florio, sottraendosi definitivamente all’intruppamento forzato e passando in Svizzera gli ultimi mesi della guerra. Qui effettua alcune registrazioni alla radio di Losanna, ancora integre, in un’alternanza di lirica e musica leggera. Sono gli anni in cui si rende conto delle sue enormi doti canore.

Il debutto ufficiale, terminata la guerra, avviene il 20 aprile del 1946, a Reggio Emilia. Interpreta Des Grieux, nel Manon di Massenet. Con questa stessa opera, dopo una rapida e folgorante carriera che lo ha portato in alcuni dei migliori teatri italiani, debutta anche all’estero, a Barcellona, inaugurando la stagione del Gran Teatre del Liceu. Neanche un anno dal suo esordio sulle scene e porta Manon alla Scala, il 15 marzo del 1947. L’anno dopo, nel ruolo di Duca di Mantova nel Rigoletto, è a New York, al Metropolitan, teatro nel quale torna a grande richiesta fino al 1951. Ed è a questo punto che entra in scena nella sua vita una figura molto importante: Maria Callas.

L’influenza però, la condivisione artistica, è reciproca. Giuseppe Di Stefano riesce a trasfondere nella grande cantante tutto il suo entusiasmo e la sua vitalità. Due anni prima però, nel 1949, sposa una giovane e bella studentessa di canto, Maria Girolami, con cui inizia una vita di coppia lunga 25 anni e che gli darà tre figli.

La Callas si riprende dalle proprie delusioni affettive e avvia con Di Stefano un sodalizio artistico molto importante, che sarebbe durato fino agli anni ’70. Salgono insieme sui palchi di Germania e Francia, negli Stati Uniti e in Giappone, in Australia e in Nuova Zelanda. Ma memorabili restano alcune performance alla Scala di Milano, come la Lucia di Lammermoor del 1954, in cui Pippo Di Stefano e Maria Callas sono diretti da Herbert von Karajan,e la Carmen del 1955, sempre sotto la direzione di Karajan, al fianco di Giulietta Simionato. In quello stesso anno è diretto dal grande Luchino Visconti, nell’opera La Traviata, al fianco della Callas, e tre anni dopo, nel 1958, Giuseppe Di Stefano prende parte al rientro alla Scala di Milano della soprano Renata Tebaldi, per l’opera Tosca. È il suo periodo aureo. In cui i suoi “pianissimi” diventano celebri, quasi leggendari.

Durante gli anni ’60 e ’70 il tenore si dedica anche all’insegnamento, con seminari e stage non solo in Italia. Ottiene un buon successo in Germania nel genere dell’operetta, considerato nobile dai tedeschi, mentre nel 1973 ritorna in grande stile al fianco di Maria Callas, per l’ultima tournée mondiale della cantante: un successo di pubblico e mediatico senza precedenti, che ha consegnato agli appassionati una serie di incisioni indimenticabili.

Due anni dopo però, Giuseppe Di Stefano perde la sua secondogenita, Luisa, a causa di un male incurabile. Lo shock è forte e l’anno seguente, consensualmente, decide di separarsi dalla moglie Maria. Nel 1977 Pippo è in Germania, in tour. Qui incontra una giovane soprano di Amburgo, Monika Curth, che ben presto diventa la sua seconda moglie, ridandogli fiducia ed entusiasmo.

L’ultima volta sul palcoscenico in una rappresentazione operistica Di Stefano la fa nel 1992, alle Terme di Caracalla, nelle vesti dell’imperatore Altoum, nella Turandot. Trascorre poi gli ultimi anni della sua vita tra il Kenya e la sua Brianza, insieme con la moglie Monika e i suoi figli. Fino al dicembre del 2004 quando, nella casa di Diani, in Kenya, per difendere il suo cane dall’aggressione di alcuni rapinatori rimane gravemente ferito. Ricoverato all’ospedale di Mombasa, si aggrava di colpo ed entra in coma il 7 dicembre. Il 23 viene trasferito in un ospedale milanese, senza riprendersi mai dall’incidente e restando in stato di infermità fino alla sua morte.

Questa lo coglie il 3 marzo del 2008, nella sua casa di Santa Maria Hoè, vicino Lecco, all’età di 86 anni.

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